Al Forum Ambrosetti di Cernobbio si è tenuto il dibattito tra Roberto Vannacci e Mario Monti sull’Europa. Vannacci ha mostrato una capacità di mistificazione della realtà (europea e non solo) straordinaria. Seguito da una pacata e sarcastica demolizione da parte di Mario Monti.
Vannacci è partito stravolgendo il messaggio di Gesù Cristo “ama il prossimo tuo come te stesso”. Per Vannacci con “prossimo” si intende la propria famiglia, gli amici e gli appartenenti alla propria nazione, cioè – per lui – gli italiani, non il resto dell’umanità. Esattamente il contrario del messaggio evangelico per cui tutte le persone sono uguali di fronte a Dio. Per uno che finge di voler difendere l’identità cristiana non c’è male come contraddizione iniziale.
Poi ha sostenuto che l’integrazione europea è iniziata con il Trattato di Maastricht del 1992! Monti gli ha ricordato i decenni di pace e prosperità grazie all’integrazione, dal 1950 in poi. Infatti la Festa dell’Europa è il 9 maggio, in onore della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 che portò alla prima Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio – che mise sotto controllo europeo i bacini carbosiderurgici della Rhur e della Saar, la base dell’industria bellica dell’epoca, per il cui controllo Francia e Germania avevano combattuto 3 guerre in un secolo – per garantire la pace. I trattati di Roma sono stati firmati nel 1957. E il “miracolo economico italiano” non esisterebbe senza l’integrazione europea. La crescita italiana era infatti analoga a quella degli altri Paesi fondatori delle Comunità, ed era doppia dei Paesi occidentali fuori da esse. Motivo per cui pian piano entrarono tutti, anche l’euroscettico Regno Unito.
Vannacci ha ricordato il referendum sulla Brexit, la recente decisione islandese di non riaprire i negoziati di adesione, la scelta di Norvegia e Svizzera di non entrare; e il fatto che anche la Turchia non prema più per aderire (ma in realtà mantiene lo status di Stato candidato ed ha un’unione doganale con l’UE ndr), concludendo che dunque l’UE non funziona e non è attrattiva. Monti gli ha ricordato che da Sei Paesi fondatori siamo arrivati a 28, poi 27 con la Brexit, e che molti altri Stati chiedono di entrare. Che dunque sono molti di più gli Stati che hanno scelto o vorrebbero entrare di quelli che hanno scelto il contrario.
Poi Vannacci si è lanciato in una disamina di tutto ciò che non va sul piano economico – riduzione della quota di PIL mondiale rappresentata dall’UE, desertificazione industriale, declino dell’industria automobilista, incompletezza del mercato unico, alto costo dell’energia, via libera agli aiuti di Stato, che favorirebbe la Germania – senza fornire alcuna analisi delle cause. Ma concludendo ideologicamente che la colpa sia dell’iper-regolamentazione europea, del Green Deal – che fisserebbe obiettivi e tempi senza tener conto delle esigenze delle imprese – e in ogni caso dell’Unione. Vannacci vorrebbe abolire molta della regolamentazione europea, così come tutti gli “enti inutili” creati dall’UE. Ovviamente non ha spiegato quali siano. Le ricerche su quelli italiani invece abbondano. Ma quelli naturalmente non si toccano.
Monti gli ha ricordato che per completare il mercato unico è necessario rafforzare le competenze della Commissione. E che sono i nazionalisti che sostengono più aiuti di Stato, contro il mercato unico. Si sarebbe potuto aggiungere che i Paesi europei che hanno investito di più sulle rinnovabili sono quelli che pagano l’energia di meno; che il declino del settore automobilistico è legato al fatto che la Cina ha investito per prima sulle auto elettriche, più che alla regolamentazione europea. E soprattutto che l’iper-regolamentazione europea è un mito. Quando è crollato il ponte Morandi a Genova è stato ricostruito in tempi record sospendendo la normativa nazionale e usando quella europea! Cioè l’iper-regolamentazione è nazionale! Si tratta del cosiddetto “gold-plating”, cioè l’abitudine degli Stati di aggiungere alle regole europee, tutta una serie di ulteriori specifiche, richieste, vincoli e oneri – che l’UE non aveva previsto!
L’ambiguità è stato il filo rosso di Vannacci. Sulla moneta unica ha sostenuto che non elimina gli squilibri, ma il modo di affrontarli: non più con il cambio tra le monete, ma con le riforme interne e la competitività. Il che è vero. Ma non ha detto se lo considera positivamente o negativamente, e se vorrebbe che l’Italia uscisse dalla moneta unica. Ci ha pensato Monti a spiegargli che anche se non proponesse esplicitamente l’uscita dell’Italia dall’UE e dall’Euro, l’applicazione del programma di Futuro Nazionale sarebbe talmente incompatibile con le norme sulla moneta unica e sui diritti fondamentali dell’Unione da obbligarci a uscire.
Vannacci ha denunciato la contraddizione tra il sostegno dell’UE all’Ucraina e il fatto che alcuni Stati membri abbiano aumentato del 160% importazione gas russo, o la deroga delle regole di bilancio sulla difesa, considerando solo la Russia come minaccia. Ma senza sentire il bisogno di spiegare quale sia la sua posizione sul tema, nonostante solo pochi giorni fa il Financial Time l’abbia definito il cavallo di Troia di Putin in Italia.
Ha poi attaccato la libera circolazione – secondo lui degli immigrati – e l’identità di genere. Per poi scagliarsi contro l’aumento del bilancio pluriennale dell’Unione, leviatano insaziabile, che mira a nuove “risorse proprie”, cioè a una “patrimoniale europea”. La realtà è che il bilancio dell’UE è l’1% del PIL (circa 192 miliardi l’anno), quello degli Stati membri circa il 45%. Il costo della struttura organizzativa dell’UE è 11 miliardi. L’Italia ha un bilancio di quasi il 50% del PIL, circa 900 miliardi, di cui 201 il costo della pubblica amministrazione. L’Italia spende in stipendi più di tutto il bilancio UE. Chi sia il gigante burocratico e il leviatano insaziabile è facile da capire. Inoltre, a livello UE non c’è mai stata alcuna discussione riguardo a una patrimoniale. Semmai su come tassare chi riesce a non pagare le tasse o provoca danni alla società: come la tassa sulle emissioni inquinanti, sulle transazione finanziarie speculative, ecc. Ci sarebbe poi uno studio della Commissione del 2019 che mostra che armonizzando la tassazione sulle imprese al livello mediano (cioè senza alzare le tasse complessivamente) si avrebbero 250 miliardi di gettito aggiuntivo all’anno, essenzialmente dalle grandi multinazionali che mettono la residenza fiscali nei paradisi fiscali interni all’UE, senza un euro in più dalle piccole e medie imprese, o i lavoratori. Ma ciò richiederebbe dare competenza e poteri fiscali all’UE.
Al contrario, Vannacci chiede un ritorno alla sovranità nazionale in nome della sussidiarietà ed una restituzione di competenze e poteri dall’Unione agli Stati membri. Sulla base del fatto che i nazionalisti sono in crescita e ciò dimostrerebbe che i cittadini sono contro l’integrazione. L’Unione dovrebbe essere una mera struttura di collaborazione tra gli Stati, in cui magari fissare obiettivi comuni, ma lasciando liberi gli Stati membri di perseguirli nei modi e nei tempi che preferiscono. Perciò è contrario a una difesa o a un esercito europeo, e favorevole soltanto all’inter-operabilità. Coerentemente con questo, sostiene la regola dell’unanimità nel meccanismo decisionale dell’UE, in nome della difesa degli interessi nazionali.
Monti ha ricordato come i governi invochino ufficialmente “l’interesse nazionale” per ogni sciocchezza. Poi in privato si dicano felici che la Commissione non autorizzi certe misure che sarebbero un mero sperpero di soldi. Ma comunque in pubblico attacchino la Commissione per la decisione, perché la loro priorità sono sempre le prossime imminenti elezioni (nazionali o amministrative che siano, c’è sempre un’elezione incombente). Ha ricordato che l’inutile difesa dell’italianità di Alitalia è inutilmente costata moltissimo ai contribuenti italiani, mentre la fusione con AirFrance e KLM avrebbe creato una grande compagnia europea in grado di stare sul mercato.
C’è di più. In realtà il Consiglio dell’UE – in cui siedono i governi degli Stati membri – decide quasi sempre per consenso, anche quando potrebbe decidere a maggioranza qualificata. Il punto è che quando si può votare, tutti negoziano per trovare un accordo, un compromesso accettabile, e non rimanere tagliati fuori. Quando invece vige l’unanimità ognuno resta fermo sulla propria posizione, perché può bloccare tutti e non ha alcun incentivo al compromesso. E abbiamo la paralisi.
Vannacci ha inoltre sostenuto implicitamente che l’UE violerebbe la Costituzione, che ha dato prova di non conoscere, come gli ha ricordato poi Monti. Infatti, secondo lui l’art. 11 consente limitazioni di sovranità su un piano di parità, mentre nell’UE gli Stati membri sarebbero sottoposti alle decisioni dell’UE. Peccato che l’art. 11 parli espressamente della costruzione di un “ordinamento che assicuri la pace”, e della promozione che è proprio ciò che fa l’Unione. E che le decisioni nell’UE richiedano sempre il coinvolgimento degli Stati membri nel Consiglio.
Nel suo intervento Monti con pacatezza e ironia ha smontato pezzo per pezzo le tesi di Vannacci. Ha ricordato che non è vero che i poteri dell’UE crescono sempre, e che quando accade è solo rispetto a competenze su cui tutti gli Stati hanno ritenuto più utile agire a livello europeo. ad esempio nel campo della concorrenza rispetto alle grandi piattaforme digitali americane.
Richiamando i rimandi alla storia romana del programma di Futuro Nazionale, Monti ha sottolineato che Trump e Putin applicano il “divide et impera” all’Europa, cercando di dividerla dall’esterno, mentre i sovranisti lo fanno dall’interno. E poco importa se alcuni siano spinti da Trump e altri da Putin. Comunque questi populisti o nazionalisti vanno in realtà contro l’interesse del popolo e della nazione di cui fanno parte. Ha poi ricordato le affermazioni di Camus “amo troppo il mio Paese per essere nazionalista” e Mitterrand “il nazionalismo è la guerra”, per spiegare il suo rifiuto del nazionalismo e l’importanza dell’integrazione europea per garantire la pace.
Monti ha poi sarcasticamente osservato che la “Base ideologica e programmatica” di Futuro Nazionale è stata scritta dal prof. Lorenzo Gasperini, che nel 2021 si era schierato contro i vaccini per il Covid, sostenendo che un giovane che decidesse di vaccinarsi mostrava di non avere carattere, vari altri epiteti e meritava di essere bandito dalla vita sessuale. Monti ha chiesto in quale modo pensava di comminare tale sanzione, e se fosse in virtù di tali posizioni che era stato incaricato di redigere il programma.
Infine Monti ha citato le indagini in corso e sostenuto di non essere in grado di valutare se Futuro Nazionale sia una ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Ma per lui gli interventi di Vannacci e il suo programma siano già un aspetto pericoloso del fascismo in atto, cioè la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo, come superiorità italiana sugli altri, unita al “complesso di Calimero” per cui gli altri non ci rispettano abbastanza e dobbiamo fargliela vedere noi. Per Monti è una ricostituzione psicologica di una visione di “Italietta”, tipica dei partiti che vogliono il voto, non il benessere, dei cittadini, e quindi ne solleticano l’identità, invece di affrontarne i problemi concreti.


[…] A Cernobbio Monti demolisce Vannacci sull’Europa […]