Mentre i risultati parziali affluivano nella tarda serata di domenica, Budapest si è trasformata in un mare di bandiere ungheresi, torce accese e folle festanti. Lungo le rive del Danubio e nei pressi del Parlamento, decine di migliaia di sostenitori di Tisza si sono radunati fino alle prime ore del mattino, ballando, cantando e celebrando la fine del lungo dominio di Viktor Orbán. L’atmosfera era elettrica: un misto di sollievo, euforia e incredulità dopo anni di frustrazione dell’opposizione.

Péter Magyar, ex insider di Fidesz diventato leader dell’opposizione, si è rivolto alla folla con un messaggio di rinnovamento. “Insieme abbiamo liberato l’Ungheria, abbiamo riconquistato il nostro Paese”, ha dichiarato tra gli applausi fragorosi. I sostenitori sventolavano bandiere e accendevano torce mentre attraversava la folla, con molti giovani che scandivano “due terzi!”, un chiaro riferimento alla supermaggioranza che Tisza sembrava destinata a ottenere nell’Assemblea nazionale di 199 seggi. Anche dopo la conclusione del discorso di Magyar, i festeggiamenti si sono riversati nelle strade, con persone rimaste fino a dopo l’una di notte, riempiendo lungofiumi e piazze in quella che sembrava una festa spontanea all’aperto.

La notte ha coronato una giornata di affluenza record — quasi l’80%, la più alta nella storia post-comunista dell’Ungheria — trainata soprattutto dai giovani elettori desiderosi di cambiamento. Con oltre il 98% dei voti scrutinati, le proiezioni indicavano Tisza a circa 138 seggi, ben oltre i 133 necessari per una maggioranza dei due terzi. Fidesz-KDNP sarebbe scesa a circa 55 seggi, mentre l’estrema destra di Mi Hazánk si fermerebbe a soli sei. Orbán ha riconosciuto la sconfitta, definendo il risultato “doloroso” e telefonando personalmente a Magyar per congratularsi. Quest’ultimo ha poi confermato la chiamata su X, segnalando una transizione relativamente dignitosa.

“Russi, tornate a casa”

L’umore nelle strade rifletteva una profonda stanchezza per la corruzione, il deterioramento dei servizi pubblici e la deriva isolazionista dell’Ungheria. Molti partecipanti ai festeggiamenti hanno descritto la vittoria come un’occasione per “tornare a vivere” come un Paese europeo. Gli slogan riecheggiavano l’energia dei giorni precedenti al voto – dal grande concerto di venerdì a Piazza degli Eroi, dove la folla aveva già intonato “Mocskos Fidesz!” (“Fidesz sporco!”) e “Ruszkik haza!” (“Russi, tornate a casa!”) durante le esibizioni di artisti popolari. Ma la notte di domenica è sembrata diversa: catartica e proiettata al futuro, più che semplicemente di protesta.

I leader europei hanno rapidamente inviato le loro congratulazioni, con telefonate – secondo quanto riportato —– da parte di figure come Emmanuel Macron, Ursula von der Leyen e il segretario generale della NATO Mark Rutte. La supermaggioranza apre la strada a riforme costituzionali, al possibile sblocco dei fondi europei congelati e a un riavvicinamento a Bruxelles – cambiamenti a lungo attesi da molti tra la folla in festa.

Dalle rive del Danubio a Piazza del Parlamento, la notte è appartenuta a una generazione che ha partecipato in massa. Dopo 16 anni di dominio di un solo partito, le strade di Budapest vibravano del suono di un Paese che ritrovava la propria direzione. Resta da vedere se questo slancio porterà a cambiamenti rapidi, ma per una notte storica l’Ungheria è sembrata inconfondibilmente viva di possibilità.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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