Per quanto entrambi procedano, sul piano burocratico, a ritmo sostenuto verso l’adesione all’Unione europea, Albania e Montenegro adottano modalità diverse nel comunicare questo passaggio storico alla cittadinanza, in particolare alle generazioni più giovani. Focus Europe ha raccolto le voci di studenti universitari e giovani lavoratori nei due Paesi per capire come l’Europa venga percepita, e soprattutto narrata.
“L’informazione è scarsa”, racconta una studentessa di Scutari, nel nord dell’Albania. “siccome studio giurisprudenza, ho un corso di diritto dell’Unione europea e conosco abbastanza bene istituzioni e Trattati, ma guardando ai media mi pare raccontino poco, e solo i lati positivi dell’Unione europea, senza spiegare le conseguenze o i cambiamenti necessari”. Una sua compagna di corso ribadisce il punto, citando “eventi sporadici, come la Settimana dell’Europa tenutasi due anni fa nel mese di maggio” insufficienti a coinvolgere davvero la cittadinanza, “specialmente gli anziani, che faticano a distinguere Unione europea ed Europa in generale”.
Secondo un altro ragazzo, “molti albanesi pensano che non sia ancora il momento giusto per entrare nell’Unione europea, e li si può capire, non vogliono illudersi davanti a date precise come il 2030 promosso dal governo”. D’altro canto, una collega esprime ottimismo dicendo come “i giovani siano più pronti a rischiare, quindi non banalmente a entrare nell’Unione ma a cambiare – anche mentalità – per poterlo fare”.
Il governo ha iniziato a muoversi in prima persona per rafforzare la consapevolezza pubblica sull’Unione europea. Come anticipato a Focus Europe, il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha, insieme alla ministra per la Pubblica amministrazione e l’Anticorruzione Adea Pirdeni, ha lanciato il tour “L’Europa inizia a Casa”, con l’obiettivo di informare e coinvolgere la cittadinanza sull’adesione. Le prime tappe sono state il Liceo “Naim Frashëri” e l’Università “Aleksandër Moisiu” di Durazzo.
La strategia punta dunque sui giovani, anche se – dalle testimonianze raccolte a Scutari – sono soprattutto adulti e anziani a destare preoccupazione per il loro limitato livello di conoscenza del contesto europeo. Diverso l’approccio del governo montenegrino, che ha scelto strumenti differenti, ma non per questo esenti da critiche.
“Avviene attraverso i media, e non è forzata, ma non riflette lati importanti di cosa comporterà l’adesione”, riporta a Focus Europe una ragazza di Bar, sulla costa del Montenegro, “quindi è poco utile, specialmente quando il consenso verso l’Unione europea è già diffuso e la cittadinanza, da anni, ha liberamente scelto di adottare uno stile di vita europeo”.
Dalle parole dell’intervistata emerge come i cittadini montenegrini si aspettino un aumento dei salari dall’ingresso nell’Unione europea, ma anche come l’adesione sia vista in termini valoriali: “si ritrovano molto nei valori che l’Unione propone, sono legati ai concetti di pace e democrazia, quindi vogliono vedersi pienamente parte della grande famiglia europea”.
Questo aspetto discosta molto il Montenegro dagli attuali Stati Uniti d’America. A Podgorica, la politica di Donald Trump è ampiamente criticata perché percepita come antitetica a questi valori. Inoltre, l’assenza di grandi investimenti americani in Montenegro riduce praticamente a zero il rischio – più presente in Albania – che una parte della popolazione possa guardare a Washington come alternativa all’Unione europea.
L’Europa dista dal Montenegro solo qualche chilometro di Adriatico, e da Bar ogni giorno partono nuovi traghetti verso l’Italia. “Con l’inflazione, i prezzi si sono alzati e la pratica è diminuita, ma fino a qualche tempo fa era comune per i montenegrini salpare verso Bari per la gita fuoriporta del weekend anziché guardare a posti in Montenegro. L’Italia è sempre stata vista come una vicina di casa”.
Parte del reportage dai Balcani Occidentali

