L’elettrificazione diventa uno dei pilastri della strategia globale per affrontare la crisi climatica e le nuove fragilità geopolitiche del sistema energetico. È questo il messaggio emerso dalla decima Ministeriale on Climate Action (MoCA), ospitata a Bruxelles il 22 e 23 giugno, alla quale hanno partecipato rappresentanti di 30 governi.

L’Unione europea, insieme ai co-organizzatori Cina e Canada, ha indicato nella progressiva sostituzione dei combustibili fossili con l’elettricità prodotta da fonti pulite una delle principali risposte agli shock energetici degli ultimi anni.

Con l’aumento dei prezzi dell’energia, seguito alla guerra in Ucraina e alle più recenti tensioni in Medio Oriente, la questione è tornata a occupare un ruolo centrale nelle agende politiche di numerosi Paesi. Per Bruxelles, la transizione energetica non rappresenta più soltanto una politica ambientale, ma anche uno strumento di sicurezza economica e strategica.

Il tema sarà uno dei dossier chiave in preparazione della COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà ad Antalya a novembre sotto la presidenza congiunta di Turchia e Australia. Ankara ha già presentato il proprio programma d’azione, fissando un obiettivo globale particolarmente ambizioso: portare la quota di elettricità nei consumi energetici mondiali al 35% entro il 2035, rispetto a circa il 20% attuale.

Per elettrificazione si intende la sostituzione delle tecnologie alimentate direttamente da combustibili fossili con alternative elettriche, laddove possibile: dalle auto a combustione ai veicoli elettrici, dalle caldaie a gas alle pompe di calore negli edifici, fino all’impiego dell’elettricità nei processi industriali al posto dei combustibili tradizionali. Affinché questa trasformazione produca reali benefici climatici, è tuttavia necessario che la nuova domanda elettrica sia coperta sempre più da fonti a basse emissioni.

La Commissione europea intende accelerare proprio su questo fronte. Il commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra ha sottolineato che le discussioni sulle roadmap per l’abbandono progressivo dei combustibili fossili, previste nell’ambito della COP30, possono contribuire a mobilitare investimenti e rafforzare la cooperazione internazionale.

Per l’Unione europea l’obiettivo è aumentare rapidamente il peso dell’elettricità nei consumi finali di energia. Nel 2024 questa quota si attestava intorno al 23%, mentre un nuovo indicatore introdotto nel 2025 punta al 32% entro il 2030. Un ulteriore obiettivo dovrebbe essere annunciato con il Piano d’azione europeo per l’elettrificazione previsto per luglio.

Dietro questi numeri si nasconde però una sfida infrastrutturale enorme. Una maggiore elettrificazione richiede reti elettriche più moderne, sistemi di accumulo per compensare l’intermittenza delle rinnovabili, nuovi investimenti nella generazione energetica e procedure autorizzative più rapide. Senza questi elementi, l’aumento della domanda elettrica rischia di creare nuove pressioni sui sistemi nazionali.

Anche la Cina considera l’elettrificazione un elemento strategico per il futuro del proprio sistema energetico. Il ministro dell’Ecologia Huang Runqiu ha evidenziato come le recenti crisi energetiche abbiano rafforzato la consapevolezza del ruolo dello sviluppo verde e a basse emissioni nel garantire sicurezza energetica e stabilità economica. Per Pechino, l’accelerazione delle tecnologie pulite rappresenta anche un’opportunità industriale, consolidando la leadership nei settori delle rinnovabili, delle batterie e della mobilità elettrica.

Per quanto riguarda il Canada, la ministra dell’Ambiente e dei Cambiamenti climatici Julie Dabrusin ha definito l’azione climatica non solo un imperativo morale, ma anche una necessità economica in un mercato globale sempre più orientato alla sostenibilità e all’accesso all’energia pulita. Ottawa sottolinea in particolare il legame tra transizione energetica e competitività industriale: la disponibilità di elettricità a basse emissioni viene vista come un fattore decisivo per attrarre investimenti e sviluppare nuove filiere produttive.

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