Rappresentanti della società civile georgiana hanno lanciato un appello alla comunità internazionale, chiedendo una risposta più ferma alle politiche di annessione che la Russia starebbe portando avanti nelle regioni occupate dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud.

La dichiarazione, indirizzata a ONU, Unione europea, missione di monitoraggio dell’Unione europea (EUMM), OSCE, NATO e ai principali partner internazionali della Georgia, condanna i passi sistematici di Mosca volti a integrare de facto i territori occupati e avverte dei crescenti rischi per la sovranità georgiana e la stabilità regionale.

Le principali preoccupazioni

Il documento parla di un processo progressivo di annessione “a fasi”. Tra gli sviluppi più rilevanti vengono indicati l’accordo del 9 maggio a Mosca, firmato tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader de facto di Tskhinvali Alan Gagloev, che rafforza la cosiddetta “cooperazione alleata”.

“L’intesa”, si legge nella dichiarazione, “consente ai cittadini russi di ricoprire incarichi chiave nell’amministrazione locale, facilita il trasferimento di proprietà e risorse verso la Russia e approfondisce l’integrazione economica e infrastrutturale del territorio”.

Inoltre, il rafforzamento del controllo diretto russo, evidenziato dalla nomina del funzionario Marat Kambolov a primo ministro de facto dell’Ossezia del Sud, viene interpretata dai cittadini georgiani come un ulteriore passo verso la sostituzione delle strutture locali con una gestione russa di fatto.

Dinamiche simili si registrano in Abkhazia, dove Mosca sta promuovendo una armonizzazione giuridica, aprendo il mercato immobiliare ai capitali russi e aumentando l’integrazione economica della regione. Secondo il documento, queste politiche sarebbero coordinate a livello del Cremlino, anche attraverso figure come Sergej Kirienko.

Rilevanti sono anche implicazioni militari, con particolare preoccupazione per “la trasformazione del porto di Ochamchire in Abkhazia in una possibile base della Flotta russa del Mar Nero e per le conseguenti minacce alla sicurezza regionale e alla capitale Tbilisi”.

Secondo la società civile, queste mosse avvengono nel contesto della guerra su larga scala in Ucraina e riflettono il tentativo di Mosca di compensare le difficoltà sul fronte ucraino rafforzando il controllo nel Caucaso meridionale.

Il documento critica inoltre la richiesta russa di un accordo di “non uso della forza” tra Tbilisi e le autorità de facto delle regioni occupate, interpretandola come un tentativo di legittimare l’occupazione evitando un confronto diretto tra Georgia e Russia.

Le richieste alla comunità internazionale

L’appello invita gli attori internazionali a riaffermare con fermezza il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale della Georgia, condannare le azioni e la retorica espansionista della Russia, valutare sanzioni mirate contro individui coinvolti nei processi di militarizzazione e annessione, mantenere la politica di non riconoscimento delle cosiddette “indipendenze” e rafforzare il sostegno alla resilienza civile e alla capacità della Georgia di contrastare le minacce ibride.

Il testo sottolinea che un’azione coordinata e tempestiva è essenziale affinché la Russia paghi un costo politico ed economico per le violazioni del diritto internazionale. I firmatari ribadiscono l’impegno per la de-occupazione, la risoluzione pacifica del conflitto e l’integrazione euro-atlantica della Georgia. L’appello, firmato da 56 rappresentanti della società civile, resta aperto ad ulteriori adesioni.

Contesto

Dopo la guerra dell’agosto 2008 tra Georgia e Russia, Mosca ha riconosciuto l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud e ha consolidato la propria presenza militare e politica nelle due regioni. La maggioranza della comunità internazionale, inclusi Unione europea, Stati Uniti e ONU, considera i territori parte integrante della Georgia sotto occupazione russa.

Tbilisi mantiene una politica di non riconoscimento e punta a una soluzione diplomatica del conflitto, mentre il dibattito politico interno resta diviso tra posizioni più critiche verso Mosca e approcci più cauti e concilianti.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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