Le incursioni nello spazio aereo romeno aumentano mentre Varsavia e Vilnius lanciano nuovi avvertimenti su possibili attacchi ibridi russi. I Paesi dell’est Europa rafforzano la difesa antidrone, mentre i Baltici invitano a mantenere la calma e restano in contatto continuo con la NATO. Al momento, il rischio di escalation resta difficile da quantificare.

Gli allarmi per i droni sono diventati parte della quotidianità per gli abitanti di Isaccea, città romena affacciata sul Danubio e distante poche centinaia di metri dai porti ucraini colpiti dagli attacchi russi. Le esplosioni sull’altra sponda del fiume ricordano quanto la guerra in Ucraina sia vicina al territorio della NATO.

Secondo i dati del ministero della Difesa romeno, nel 2026 sono state registrate 27 incursioni non autorizzate di droni nello spazio aereo del Paese, contro le 9 del 2025. Nello stesso periodo, sono stati identificati o recuperati 37 droni o frammenti, rispetto ai 16 dell’anno precedente. Gli attacchi avvenuti nelle vicinanze del confine hanno inoltre raggiunto quota 73, rispetto ai 28 del 2025.

Per Bucarest, la difficoltà deriva soprattutto dalla particolare conformazione geografica della frontiera. I porti ucraini sul Danubio sono molto vicini al territorio romeno, lasciando un margine di reazione ridotto nel caso in cui un drone dovesse oltrepassare il confine.

Radu Miruță, ministro della Difesa, ha definito la situazione sul fianco orientale della NATO “altamente fluida”, sottolineando la necessità di rafforzare le capacità dell’Alleanza per rispondere alla minaccia. Bucarest ha inoltre annunciato un aumento della spesa per la difesa, che dovrebbe raggiungere il 3,7% del PIL nel 2026.

La Polonia tiene alta l’attenzione sugli attacchi “accidentali” della Russia

La questione non riguarda però soltanto la Romania. Nelle ultime ore il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito che, secondo le informazioni disponibili ai servizi di intelligence, la Russia starebbe preparando possibili “attacchi ibridi” con droni e missili contro i Paesi che sostengono l’Ucraina, tra cui la Polonia.

Tusk ha ipotizzato che eventuali incidenti potrebbero essere presentati da Mosca come eventi accidentali, con l’obiettivo di complicare la risposta degli alleati e mettere alla prova la coesione della NATO.

Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha confermato che Vilnius dispone di informazioni di intelligence analoghe a quelle degli altri Paesi della regione. Dopo aver discusso la questione con i vertici della NATO e con comandanti militari europei, Budrys ha affermato che la Lituania sta valutando anche l’ipotesi di una possibile operazione russa “sotto falsa bandiera”.

La dichiarazione ha seguito di un paio di giorni quella del presidente lituano Gitanas Nausėda in riferimento a un nuovo drone russo che ha violato lo spazio aereo del Paese. Secondo il presidente, non si sarebbe trattato di un’azione deliberata contro la Lituania, ma di un velivolo destinato verso Kyiv. Le autorità lituane stanno comunque ancora indagando sull’origine e sugli obiettivi del velivolo.

Mentre i Baltici predicano dunque cautela di fronte alla minaccia russa, l’aumento degli incidenti sta spingendo i Paesi del fianco orientale a investire maggiormente nella difesa contro i droni. La Polonia ha acquisito sistemi antidrone all’avanguardia, mentre la Romania ha definito la sua partecipazione anche al progetto NATO Drone Edge, destinato allo sviluppo di capacità di contrasto ai velivoli senza pilota.

Il nodo centrale resta tuttavia politico oltre che militare. Le incursioni non equivalgono automaticamente a un attacco armato ai sensi dell’articolo 5 del Trattato NATO, ma ogni violazione dello spazio aereo di un Paese membro pone interrogativi sulla soglia oltre la quale un incidente potrebbe trasformarsi in una crisi dell’Alleanza.

Intanto, il segretario generale della NATO Mark Rutte continua a parlare di una nuova storia per l’Alleanza in Europa: una NATO 3.0 con Europa e Canada che “spendono di più, producono di più e fanno di più per la loro sicurezza”.

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