La Commissione europea sta esaminando il rapporto trasmesso dal governo irlandese sulle esportazioni verso la Russia dell’allumina prodotta dalla raffineria Aughinish Alumina, nella contea di Limerick, secondo quanto confermato il 28 luglio da un portavoce dell’esecutivo di Bruxelles.
La vicenda riguarda il più grande impianto europeo per la raffinazione dell’allumina, controllato dal gruppo russo Rusal. Aughinish è finito al centro delle polemiche dopo un’inchiesta dell’Irish Times e dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project, secondo cui parte dell’allumina esportata in Russia sarebbe entrata in una catena industriale collegata a produttori di armamenti. Il caso sta mettendo in seria difficoltà Dublino che è anche presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea.
La scorsa settimana il governo irlandese ha condotto un’indagine per stabilire se l’allumina prodotta dalla società russa Aughinish Alumina venga utilizzata nelle catene di approvvigionamento militari di Mosca, senza però trovare, almeno per ora, prove che confermino tale ipotesi. Il rapporto è stato consegnato alla Commissione UE lo scorso 24 luglio.
Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont sulla possibilità che la Commissione svolga proprie verifiche anche entrando in contatto direttamente in contatto con l’azienda e con le autorità interessate, la portavoce dell’esecutivo comunitario per la Concorrenza, Siobhan McGarry, ha spiegato che Bruxelles sta ancora valutando il documento ricevuto da Dublino. “Il nostro lavoro non si ferma dal momento in cui abbiamo ricevuto il rapporto. Stiamo esaminando il rapporto e decideremo quindi quale seguito sia appropriato, naturalmente continuando a rimanere in contatto con il governo irlandese”, ha dichiarato la portavoce.
McGarry non ha precisato se tra le opzioni prese in considerazione figurino l’avvio di un’indagine autonoma, raccomandazioni rivolte alle autorità irlandesi o la proposta di nuove misure restrittive. Ha tuttavia ricondotto il caso alle normali attività di valutazione e applicazione delle sanzioni europee.
“Questo è un elemento fondamentale di tutto il nostro lavoro sulle sanzioni. Non c’è nulla di nuovo, nel caso di questa particolare società o di questo settore, rispetto a qualsiasi altra industria o settore che potremmo esaminare”, ha aggiunto.
Secondo quanto riporta il Financial Times, i funzionari dell’UE sarebbero esitanti a proporre provvedimenti contro Aughinish, il più grande impianto di allumina d’Europa, per timore di interrompere le forniture essenziali per l’industria europea. Il governo irlandese sarebbe, infatti, sotto pressione da parte di altre capitali dell’UE sul futuro dell’impianto, che fondamentale per le forniture alle fonderie di alluminio dell’UE, mettendo a repentaglio l’offerta destinata all’industria automobilistica e della difesa, nonché alle reti elettriche. “Se sanzionassimo l’azienda, ci taglieremmo fuori da soli”, ha affermato un funzionario dell’UE, citato dal quotidiano britannico.
Aughinish è di proprietà di Rusal, un conglomerato con sede a Mosca fondato dall’oligarca russo sanzionato Oleg Deripaska che possiede il 45% di En+, l’azionista di maggioranza di Rusal.
A lanciare l’allarme sulle forniture è lo stesso rapporto redatto dal governo irlandese, secondo cui qualora venissero imposte sanzioni e successivamente applicate misure punitive all’azienda o all’esportazione del prodotto, la sopravvivenza stessa dell’azienda sarebbe a rischio.
Nei primi cinque mesi del 2026, Aughinish ha destinato il 52% della sua produzione alla Russia e il 34% a Francia, Svezia e Paesi Bassi complessivamente, secondo quanto emerso dal rapporto. L’impianto ha inoltre incrementato le sue esportazioni verso la Russia di circa il 23% tra il 2022, anno dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, e il 2025.
Lunedì Aughinish Alumina ha dichiarato di aver collaborato con la commissione di revisione governativa e di aver sviluppato un quadro di riferimento con Rusal “per fornire una tracciabilità ulteriormente migliorata” della sua allumina.
Secondo Aughinish, lo stabilimento irlandese, situato nel sud-ovest dell’Irlanda, è responsabile del 37% dell’allumina di grado metallurgico consumata dalla base industriale europea, risultando quindi fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo dell’UE di trasformare il 40% delle materie prime critiche all’interno del blocco entro il 2030.
Venerdì il ministro irlandese per le Imprese, Peter Burke, ha dichiarato che “attualmente non sono disponibili informazioni di livello probatorio sufficiente a confermare le affermazioni secondo cui l’allumina proveniente dall’Irlanda starebbe entrando nella catena di approvvigionamento dei fornitori militari russi”.
Tuttavia, sempre secondo l’Irish Time, il rapporto del governo irlandese mostrerebbe che Aughinish Alumina sarebbe diventata sempre più dipendente dal mercato russo, mentre le vendite verso diversi Paesi europei sono diminuite sensibilmente. Il ministero ha attribuito il calo alle preoccupazioni legate alla proprietà dello stabilimento da parte del gruppo russo Rusal.
Nel 2025 soltanto l’1% delle esportazioni di Aughinish è stato destinato ai Paesi Bassi, rispetto al 17% del 2020. Nello stesso periodo, la quota delle esportazioni dirette in Francia, dove l’impianto rifornisce la grande fonderia di alluminio di Dunkerque, è scesa dal 35% al 23% del fatturato della raffineria irlandese.
Secondo il rapporto riservato, Rusal avrebbe compensato la perdita di commesse sul mercato europeo aumentando le esportazioni verso un’altra società del gruppo in Russia e aprendo nuovi sbocchi commerciali in Africa. Le spedizioni di allumina verso la Russia risultano infatti aumentate significativamente dal 2020 e in modo più marcato dal 2022.
Sebbene l’UE abbia completato nel 2026 l’eliminazione graduale delle importazioni di alluminio primario russo, dopo il divieto introdotto dal sedicesimo pacchetto di sanzioni del febbraio 2025, non ha finora vietato le esportazioni dall’Unione verso la Russia di alluminio, allumina o bauxite.
La possibile introduzione di un divieto sulle esportazioni di allumina è stata discussa nei negoziati sui successivi pacchetti di sanzioni, anche su impulso di alcuni Stati membri baltici e di altri Paesi vicini all’Ucraina, ma non ha ottenuto il consenso necessario. Infatti, né il ventesimo pacchetto, adottato il 23 aprile 2026, né il ventunesimo, approvato il 23 luglio 2026, hanno introdotto una misura specifica sull’allumina esportata dall’Unione verso la Russia.
Il ventunesimo pacchetto ha concentrato le nuove restrizioni soprattutto sull’energia, sulla flotta ombra, sul settore finanziario, sulle criptovalute e sull’esportazione di beni e tecnologie a duplice uso verso entità coinvolte nell’elusione delle sanzioni.
L’adozione di nuove misure richiede l’unanimità dei 27 Stati membri in sede di Consiglio, perché le decisioni di politica estera e di sicurezza comune sulle sanzioni sono approvate all’unanimità e vengono poi attuate mediante regolamenti direttamente applicabili nell’Unione. La necessità di conciliare la pressione sull’industria russa con la tutela degli approvvigionamenti europei ha finora impedito di raggiungere un accordo sull’allumina.

