Il drone russo Gerbera potrebbe rappresentare una seria minaccia per Francia, Italia e Spagna, i tre principali Paesi UE del Mediterraneo che rischiano di essere vittime di attacchi condotti impiegando navi della flotta ombra russa che transitano in acque internazionali. E’ quanto riporta il quotidiano spagnolo El Mundo, citando fonti dell’intelligence statunitense e del ministero della Difesa lituano. Secondo le fonti citate dal quotidiano spagnolo, la Russia – che considera i Paesi che sostengono l’Ucraina con armi obiettivi legittimi – avrebbe agito finora con azioni di sabotaggio, senza attacchi diretti, mantenendosi al di sotto della “soglia di guerra” per evitare una reazione coordinata della NATO.
Esempi di questa tattica risalgono già allo scorso anno, quando 19 droni senza munizioni hanno sconfinato nello spazio aereo polacco, proseguendo con altri sconfinamenti nei cieli dei Paesi del fronte orientale nel corso del 2026. Tuttavia, un primo segnale di un punto di svolta sarebbe giunto con il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto che prevedeva l’impiego di droni carichi di esplosivo e che le autorità tedesche attribuiscono all’intelligence russa. Le azioni si sono poi intensificate a settembre con l’attacco del 13 settembre condotto da un drone russo contro la locomotiva del treno passeggeri Kyiv-Varsavia mentre questa si trovava nei pressi del valico di frontiera tra Polonia e Ucraina, nella regione di Volinia, e l’azione intimidatoria condotta da una nave da guerra russa contro un elicottero danese nel Mar Baltico il 15 settembre.
Secondo El Mundo, le autorità lituane sarebbero a conoscenza anche del tipo di drone che Mosca potrebbe impiegare per colpire i tre importanti Paesi del Mediterraneo: il Gerbera. Si tratta di velivolo relativamente economico – circa 9.000 euro – e più piccolo dei droni Shahed o Geran. Equipaggiato con un motore a combustione interna a pistoni che aziona un’elica in configurazione “pusher” – nella parte posteriore del drone – il Gerbera è lungo circa 2 metri, con un’apertura alare di 2,5 metri e un peso contenuto stimato sotto i 20 chilogrammi. A renderlo pericoloso non sono le sue specifiche, ma la sua semplicità dato che può essere trasportato in parti separate e montato con facilità. Le sue prestazioni variano a seconda del vento e del carico di esplosivo trasportato, ma stime del sito The War Zone parlano di una velocità di circa 160 chilometri orari e un’autonomia di 600 chilometri, il che lo rende facilmente lanciabile da una nave in acque internazionali.
La sua ridotta carica esplosiva non sarebbe sufficiente a distruggere una grande infrastruttura, ma potrebbe provocare incendi, danneggiare apparecchiature esposte o determinare la chiusura temporanea di un porto o di un aeroporto. L’obiettivo, quindi, potrebbe essere soprattutto politico ed economico, oltre che materiale.
Quanto è reale la minaccia di un attacco?
Secondo El Mundo, diversi governi europei sarebbero stati informati dell’esistenza di un allarme dell’intelligence statunitense su una possibile operazione russa con droni contro un Paese NATO.
Come ricorda il quotidiano spagnolo, le informazioni avrebbero cominciato a circolare dopo il viaggio a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, il 25 agosto, durante il quale, secondo Wall Street Journal, avrebbe avvertito la Russia contro eventuali attacchi o provocazioni nei confronti dell’Alleanza Atlantica.
Fonti citate dal quotidiano spagnolo affermano che anche Spagna, Francia e Italia sarebbero state informate del rischio di una possibile operazione. Diversi analisti della difesa riferiscono inoltre di essere a conoscenza di un rapporto della CIA, circolato tra alcune cancellerie europee e considerato particolarmente credibile dalle autorità francesi. In questo contesto viene letta anche la decisione del presidente Emmanuel Macron di riunire prima il Consiglio di Difesa, il 16 settembre, e successivamente i leader dei principali partiti e i candidati alle presidenziali del 2027.
Di fronte alle indiscrezioni di El Mundo sul rischio di potenziali attacchi russi, la Commissione europea ha affermato che “non vi è nulla di sorprendente”, osservando che vi è consapevolezza sul fatto che Mosca mette alla prova lo spazio aereo europeo “che è stato violato più volte”. “Sappiamo inoltre che sono in corso diversi attacchi ibridi che prendono di mira numerosi nostri Stati membri”, ha affermato il portavoce della Commissione per la Difesa, Thomas Regnier. “Ed è proprio per questo che abbiamo proposto anche le iniziative prioritarie sulla difesa dai droni, lo scudo aereo e lo scudo spaziale: precisamente per aumentare la resilienza dei nostri Stati membri”, ha aggiunto.
Regnier ha osservato poi che la questione resta comunque di “competenza delle autorità nazionali”, precisando: “Naturalmente abbiamo una lunga esperienza di misure di sostegno agli Stati membri in caso di necessità”.
Da parte sua, il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha preferito evitare speculazioni. In una dichiarazione, Crosetto ha affermato che l’allarme non troverebbe finora “alcuna conferma”, osservando che “non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco”.
La Polonia tiene alta l’attenzione sugli attacchi “accidentali” della Russia
La distanza geografica della Russia non è un deterrente
Secondo l’analista britannico Keir Giles, la distanza geografica dalla Russia non garantisce necessariamente maggiore sicurezza: Mosca potrebbe cercare il punto più vulnerabile dell’Europa, valutando debolezze nella difesa aerea, nella protezione civile e nella resilienza politica. Un attacco condotto con Gerbera lanciati da una nave mercantile non avrebbe quindi necessariamente l’obiettivo di provocare distruzioni estese: una carica di quattro o cinque chili potrebbe essere sufficiente a interrompere temporaneamente le attività di un aeroporto, provocare un incendio o dimostrare la capacità russa di colpire in profondità il territorio europeo.
L’ipotesi di lanci da mare non è nuova. Già nel 2025 il sito ucraino Defense Express aveva ipotizzato l’impiego di petroliere della cosiddetta “flotta ombra” per trasportare e lanciare Gerbera da acque internazionali. La Russia ha inoltre sperimentato in passato il lancio di droni da imbarcazioni. Nel febbraio 2026 una unità navale svedese ha rilevato il decollo di un drone dalla nave russa da intelligence Zhigulevsk nello stretto di Öresund, mentre il 14 settembre una nave militare russa ha sparato due razzi di segnalazione verso un elicottero danese impegnato in attività di sorveglianza nel Baltico.
Anche ambienti russi vicini al settore militare hanno evocato il Mediterraneo come possibile direttrice di pressione sull’Europa. Il 19 settembre il canale Telegram Rybar ha pubblicato una mappa che ipotizzava la fornitura di droni Geran-5 all’Algeria, indicando tra i potenziali obiettivi infrastrutture industriali, basi militari, centrali nucleari e complessi petrolchimici francesi.
Fonti d’intelligence baltiche citate da El Mundo collegano l’aumento dell’aggressività russa anche ai danni provocati dagli attacchi ucraini contro il settore energetico russo. L’obiettivo delle operazioni di sabotaggio attribuite a Mosca sarebbe ridurre il sostegno europeo a Kyiv, alimentare divisioni nella NATO e accrescere il senso di insicurezza tra le popolazioni europee.


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