Marjana Koçeku, la più giovane deputata nel Parlamento albanese, ha abbandonato le fila del Partito socialista di Edi Rama, dichiarandosi una deputata indipendente.

Koçeku ha annunciato domenica la sua decisione di lasciare il Partito Socialista tra le cui fila era stata eletta lo scorso anno, diventando la più giovane deputata nell’Aula. Lo ha fatto con un post su Facebook, nel quale ha scritto: “Da oggi sono un parlamentare indipendente. I miei ideali e i miei valori sono quelli che ho sempre avuto ed espresso prima di essere associata a un partito. Sono questi a definire i miei limiti”.

La deputata, classe 2000, ha una lunga storia alle spalle di attivismo per l’ambiente, specialmente per la preservazione della flora e contro l’inquinamento delle aree rurali attorno a Scutari.

Le motivazioni che l’hanno portata a compiere questa scelta non sono state chiarite, tuttavia, il giorno dopo l’annuncio del suo ritiro dal PS, Koçeku ha pubblicato un post con solamente un’emoji: quella di un fenicottero, simbolo delle proteste che stanno animando l’Albania da settimane.

Da 17 giorni le proteste scuotono le piazze albanesi e che recentemente ha varcato i confini del Paese, arrivando anche in Italia.

La “Rivoluzione dei Fenicotteri” in Albania potrebbe terminare l’era Rama?

Cosa chiedono i manifestanti?

Al centro della contestazione c’è il controverso progetto di sviluppo turistico di lusso da 1,4 miliardi di euro associato a Jared Kushner – genero del presidente americano Donald Trump – e alla sua società Affinity Partners.

I piani prevedono la costruzione di hotel di alta gamma, ville e infrastrutture sull’Isola di Sazan e nella vicina zona umida di Vjosa-Narta e Zvërnec, nei pressi di Valona: un ecosistema che ospita fenicotteri, tartarughe marine, foche monache e numerose altre specie protette.

Le organizzazioni ambientaliste avvertono che il progetto potrebbe causare danni irreversibili alle zone umide, e la Commissione europea ha già segnalato possibili rischi per il percorso di adesione dell’Albania all’Unione, citando potenziali violazioni delle direttive ambientali. La procura speciale albanese SPAK ha aperto indagini sull’acquisizione dei terreni, con presunte irregolarità nei titoli di proprietà e modifiche allo status di protezione ambientale introdotte nel 2024.

Ma la protesta va ben oltre la difesa dell’ambiente.

“Ci sono molte ragioni per cui la gente protesta. La corruzione, l’ingiustizia sia sul piano legale che nella distribuzione dei beni, l’arroganza del potere”, ha detto Lizander Saraçi, ex consulente del presidente della Repubblica albanese, in un’intervista a Focus Europe Italia. Secondo Saraçi, la scintilla che ha fatto esplodere la piazza è stata la violenza inflitta da agenti di sicurezza privata nei confronti di un manifestante a Zvërnec, davanti agli occhi della polizia di stato rimasta immobile. “In quel momento, la gente ha capito che il potere è stato ceduto completamente ai più forti e che lo Stato non era nemmeno in grado di proteggerli”, ha aggiunto.

Le criticità denunciate dai manifestanti sono molteplici: corruzione diffusa, aumento del costo della vita, stagnazione della giustizia, povertà tra i pensionati, emigrazione di massa, speculazione urbanistica e ambientale.

“La protesta più grande e più bella dell’Albania democratica” dicono i manifestanti

“È una protesta di giovani che vogliono decidere del proprio futuro ed è frontale contro le due forze politiche più rappresentative del Paese”, ha detto a Focus Europe Italia l’avvocato Lulzim Alushaj, attivista per la protezione dei diritti dei professionisti, definendo quella in corso “la più grande e la più bella protesta dell’Albania democratica”.

Al cuore del malcontento c’è anche una profonda crisi di rappresentanza. “Alle ultime elezioni ha votato il 44,5% degli aventi diritto, il governo è sostenuto da un quinto dei cittadini”, ha ricordato Alushaj. Una delegittimazione silenziosa che le piazze stanno ora traducendo in rivendicazione esplicita.

Le richieste dei manifestanti sono chiare: dimissioni immediate del primo ministro Edi Rama, formazione di un governo transitorio, riforma della legge elettorale e nuove elezioni. Il tutto mantenendo la protesta rigorosamente indipendente da partiti e influenze mediatiche.

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