I parlamentari dell’opposizione albanese hanno acceso razzi di segnalazione e fumogeni in Parlamento giovedì, bloccando l’accesso alla tribuna della presidenza e interrompendo una votazione legislativa, mentre l’ondata delle proteste antigovernative guidate dagli studenti continua a mettere sotto pressione il primo ministro Edi Rama.
I deputati del Partito Democratico hanno impedito l’accesso al podio, battuto sui banchi e mostrato fotografie di manifestanti che, secondo quanto denunciato, sarebbero rimasti feriti negli scontri con la polizia. Alcuni parlamentari hanno indossato bende sugli occhi in segno di solidarietà con i manifestanti, mentre nell’aula sono stati ripetutamente accesi razzi blu e fumogeni.
Quattro deputati dell’opposizione sono stati espulsi dalla seduta dal presidente del Parlamento, Niko Peleshi. Il premier Rama ha partecipato ai lavori e preso parte alla votazione su un disegno di legge riguardante la Banca d’Albania, prima di lasciare l’aula.
Le proteste in Parlamento sono arrivate mentre il leader dell’opposizione, Sali Berisha, accusava il governo di aver fatto ricorso a un uso eccessivo della forza contro i manifestanti, in particolare gli studenti. Durante il suo intervento, il microfono di Berisha è stato disattivato dopo che aveva dichiarato che i responsabili della risposta della polizia avrebbero meritato di subire le stesse violenze inflitte ai manifestanti.
“Questi [deputati della maggioranza] sono criminali e sono loro a meritare gas lacrimogeni, proiettili di gomma, crani spaccati e ossa rotte, non i giovani”, ha dichiarato Berisha prima che gli venisse tolta la parola.
Le proteste studentesche diventano una sfida più ampia a Rama
Giovedì ha segnato il diciassettesimo giorno consecutivo di manifestazioni studentesche e civiche contro il governo, senza che emergessero segnali di compromesso tra i manifestanti e il primo ministro.
Il movimento è nato il 13 ottobre, concentrandosi inizialmente sulle condizioni delle università, sul costo dell’istruzione, sull’insufficienza del sostegno statale e sulla corruzione nel sistema educativo.
Gli studenti hanno chiesto anche migliori condizioni abitative e maggiori opportunità di lavoro dopo la laurea. Le proteste si sono successivamente trasformate in un movimento politico più ampio, che chiede le dimissioni di Rama.
Il primo ministro ha più volte invitato gli studenti al dialogo, arrivando persino a disporre simbolicamente delle sedie all’esterno del proprio ufficio. I manifestanti hanno però respinto la formula di confronto proposta dal governo, insistendo sul fatto che la questione centrale resta l’uscita di scena del premier.
Le manifestazioni si sono estese anche oltre Tirana. Nei precedenti scontri, alcuni manifestanti hanno lanciato pietre, razzi e bombe molotov contro la polizia, mentre gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e manganelli.
Edifici governativi, banche e negozi sono stati presi di mira, mentre alcuni manifestanti hanno utilizzato come proiettili pietre divelte dalla pavimentazione stradale.
Le proteste studentesche sono arrivate dopo mesi di manifestazioni prevalentemente pacifiche contro un progetto turistico di lusso sulla costa adriatica meridionale dell’Albania, collegato a una società d’investimento fondata da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.
Da allora, il movimento si è allargato, raccogliendo il malcontento per la presunta corruzione, la disoccupazione, le carenze dei servizi pubblici e la mancanza di prospettive per i giovani.
Il governo risponde introducendo multe per i manifestanti
Rama ha rifiutato di dimettersi, sostenendo che il suo governo dispone di un mandato democratico e che il potere politico debba cambiare attraverso le elezioni, non sotto la pressione della piazza.
Il premier ha nuovamente invitato gli studenti al dialogo e annunciato misure economiche, tra cui una riduzione del costo dei carburanti e maggiori aiuti alle famiglie più povere, nel tentativo di attenuare il malcontento.
Il suo governo ha inoltre deciso di inasprire le restrizioni sulle manifestazioni. Mercoledì ha adottato provvedimenti che introducono multe fino a 500.000 lek (circa 5.500 euro) per chi rimane all’interno di una folla in cui si verificano episodi di violenza o saccheggio, anche senza prendere personalmente parte ad atti violenti.
Le misure consentono inoltre alla polizia di limitare temporaneamente gli assembramenti nei pressi di scuole, strutture sanitarie e istituzioni governative qualora vi sia un rischio di violenza, e prevedono sanzioni per l’istigazione online.
Le nuove norme sono entrate immediatamente in vigore, ma dovranno essere approvate dal Parlamento entro 45 giorni per rimanere efficaci.
I provvedimenti hanno sollevato preoccupazioni per le possibili conseguenze sul diritto di riunione pacifica, soprattutto perché le persone potrebbero essere soggette a pesanti sanzioni economiche per il semplice fatto di essere rimaste a una manifestazione durante la quale altri hanno commesso atti violenti.
Rama ha difeso le misure, sostenendo che siano necessarie per prevenire la violenza, e ha dichiarato che si ispirano a un’iniziativa legislativa francese sulla responsabilità economica per i danni causati durante le proteste.
Il premier ha inoltre accusato attori stranieri di contribuire ai disordini attraverso la diffusione di disinformazione online, continuando a insistere sulla necessità che gli studenti avviino un confronto con il governo.
Nel frattempo, l’opposizione sta cercando di trasformare le proteste in uno scontro politico più ampio con l’esecutivo. L’intervento dei suoi deputati in Parlamento giovedì ha mostrato come il movimento di piazza stia influenzando sempre di più l’agenda politica, mentre la maggioranza socialista continua a portare avanti l’attività legislativa dell’assemblea.
Questo articolo si basa anche sulle notizie pubblicate da Albanian Daily News, partner di EUalive.
Leggi qui l’articolo originale di EUAlive.
Didascalia: Fermo immagine tratto da un video pubblicato da Albanian Daily News, partner di EUalive.

