“Sebbene possa essere difficile accedere alle notizie a Mosca in questo momento a causa delle frequenti interruzioni di internet, possono comunque sentire che stanno perdendo ogni giorno”. Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha descritto l’andamento del conflitto, giunto ormai oltre il quarto anno.
Secondo Kyiv, il progressivo logoramento della macchina militare russa – tra sanzioni occidentali, difficoltà logistiche e pressione costante delle forze ucraine – spiegherebbe la proposta di tregua avanzata dal presidente russo Vladimir Putin per l’8 e 9 maggio, in concomitanza con la Giornata della Vittoria, che commemora la sconfitta della Germania nazista nel 1945 e rappresenta uno dei momenti simbolici più rilevanti per la narrativa patriottica del Cremlino.
“La Russia potrebbe cessare il fuoco in qualsiasi momento e questo metterebbe fine alla guerra e alle nostre risposte. C’è bisogno di pace e sono necessari passi concreti per raggiungerla. L’Ucraina agirà di conseguenza”, ha aggiunto Zelensky, denunciando nella stessa giornata di oggi circa 30 attacchi russi lungo la linea del fronte.
Accusando Mosca di aver compiuto anche 1820 violazioni del regime di silenzio, tra bombardamenti, tentativi d’assalto, attacchi aerei e impiego di droni, il presidente ucraino ha messo in dubbio ogni reale volontà del Cremlino di aprire a una de-escalation.
A rafforzare le valutazioni ucraine contribuisce anche un rapporto di un’agenzia di intelligence europea, citato da CNN, che descrive un clima di crescente tensione all’interno del Cremlino. Il documento delinea un sistema di potere sempre più segnato da diffidenza e competizione tra apparati, in cui aumenterebbero i timori legati alla sicurezza personale di Putin e alla stabilità dell’élite politico-militare.
Secondo il dossier, il presidente russo avrebbe intensificato i controlli sul proprio entourage, ampliando le misure di sorveglianza e limitando i contatti diretti, in risposta a un contesto percepito come più instabile rispetto al passato. A incidere su questo clima sarebbe stata anche l’uccisione, avvenuta a fine 2025, del generale Fanil Sarvarov, episodio che avrebbe innescato nuove frizioni tra i vertici dei servizi di sicurezza.
Il documento menziona inoltre possibili frizioni interne che coinvolgerebbero figure di primo piano, tra cui Sergei Shoigu, oggi segretario del Consiglio di sicurezza ed ex ministro della Difesa, indicato come uno degli attori ancora influenti negli equilibri dell’apparato militare. Tuttavia, il rapporto non fornisce prove concrete di tentativi di destabilizzazione, e resta da valutare quanto tali ricostruzioni riflettano anche dinamiche di guerra informativa.
Sul piano simbolico, emergono segnali ambivalenti anche in vista del 9 maggio. Il Cremlino avrebbe ridimensionato le celebrazioni per la Giornata della Vittoria, con limitazioni alla tradizionale parata militare e una minore esposizione pubblica dello stesso Putin. Kyiv interpreta queste scelte come un possibile segnale di vulnerabilità, mentre Mosca le giustifica con esigenze di sicurezza legate al rischio di attacchi.

