Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto per la prima volta pubblicamente la proposta dell’ex ministro della Difesa Mychajlo Fedorov di organizzare nuove elezioni in Ucraina mentre è in corso la guerra con la Russia. In una conferenza stampa svoltasi ieri (23 agosto) alla viglia della Giornata dell’Indipendenza dell’Ucraina, Zelensky ha sostenuto che, nelle condizioni attuali, le elezioni rischierebbero di provocare una frattura irreparabile nel Paese.
“Se vogliamo distruggere il Paese, allora, durante una guerra come questa, possiamo procedere verso le elezioni”, ha dichiarato il presidente, che ha definito il voto “uno tsunami per lo Stato che spaccherebbe l’Ucraina”. Zelensky ha ribadito che la sua priorità è “portare il Paese alla fine della guerra e preservare uno Stato indipendente e sovrano”.
Le ultime elezioni presidenziali ucraine si sono svolte nel 2019 e furono stravinte da Zelensky – sostenuto dal nuovo partito Servitore del Popolo – contro il presidente uscente Petro Porošenko. Le successive avrebbero dovuto tenersi nel 2024, ma l’invasione russa del febbraio 2022 e l’introduzione della legge marziale hanno impedito il regolare svolgimento delle consultazioni. Secondo la Costituzione ucraina, infatti, le elezioni non possono essere organizzate durante la legge marziale, tuttora in vigore.
Fedorov, rimosso da Zelensky dall’incarico di ministro della Difesa a luglio, aveva chiesto il 18 agosto di iniziare a preparare nuove elezioni, sostenendo che fossero necessarie per ristabilire una piena competizione politica e rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni anche nel corso di una guerra prolungata.
La proposta è arrivata in un momento particolarmente delicato per gli equilibri politici e militari ucraini. Fedorov, gode di una significativa popolarità e durante il suo mandato aveva promosso una profonda modernizzazione delle forze armate, puntando in particolare sull’utilizzo di droni e nuove tecnologie. La sua rimozione aveva provocato settimane di proteste a Kyiv e in altre città ucraine, con migliaia di persone scese in piazza per chiederne il reintegro.
Secondo la ricostruzione fornita da Zelensky, tuttavia, alla base della decisione vi era soprattutto il deterioramento dei rapporti tra Fedorov e l’allora comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrskyi. Il conflitto riguardava, in particolare, la distribuzione delle competenze tra il ministero e la struttura militare. Zelensky ha raccontato di aver chiesto più volte ai due di risolvere autonomamente la disputa, senza successo. Lo stesso Syrskyi è stato successivamente rimosso dall’incarico nell’ambito del più ampio riassetto della leadership militare.
Il presidente ha inoltre criticato Fedorov per la sua proposta sulle elezioni, affermando che l’ex ministro “si sta muovendo o viene spinto verso cose sbagliate”. Secondo Zelensky, il problema non è soltanto costituzionale, ma soprattutto pratico e di sicurezza.
Milioni di cittadini ucraini vivono infatti all’estero e dovrebbero poter partecipare al voto e centinaia di migliaia di militari sono impegnati al fronte e bisognerebbe garantire loro la possibilità di votare. Allo stesso tempo, le operazioni elettorali dovrebbero svolgersi sotto la minaccia costante dei bombardamenti russi.
“Nessuno ha fornito proposte concrete” su come garantire un’elezione sicura, legittima e democratica, ha osservato Zelensky, aggiungendo che senza un cessate il fuoco tali condizioni sono attualmente impossibili.
In un’intervista rilasciata sempre il 23 agosto alla BBC, l’ex ministro Fedorov ha ribadito il suo appello affinché si tengano elezioni in Ucraina, rivelando che Zelensky sarebbe a conoscenza di potenziali episodi di corruzione all’interno della sua cerchia ristretta, ma precisando allo stesso tempo di non aver visto personalmente il presidente impegnato in alcuna attività corrotta. “Lasciate che risponda lui a questa domanda… Credo che sia pronto a rispondere a domande del genere. È sua responsabilità dirci se era a conoscenza di tutto ciò o meno… Non voglio fare supposizioni”, ha affermato Fedorov.
Il confronto politico si svolge mentre la Russia ha intensificato gli attacchi contro il territorio ucraino. La capacità di Kyiv di difendersi è stata messa ulteriormente sotto pressione dalla crescente scarsità di missili intercettori, mentre nelle ultime settimane diversi bombardamenti hanno provocato numerose vittime. Il 20 agosto un attacco russo su Kyiv ha ucciso almeno 15 persone e ne ha ferite 40, il giorno successivo un bombardamento contro un centro commerciale a Kryvyi Rih ha provocato almeno 16 morti e 130 feriti.
Tali attacchi sembrano rispondere alle recenti dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, che ha annunciato come, attaccando il colosso dell’e-commerce Wildberries e altri settori economici sensibili, l’Ucraina “ha aperto il vaso di Pandora” e avrebbe ricevuto una risposta simile ma “molto più precisa e molto più distruttiva” da parte di Mosca.
Proprio in Russia, delle elezioni sono invece alle porte, le parlamentari che si svolgeranno nel mese di settembre. Che queste non saranno libere e che premieranno ampiamente Russia Unita – il partito di Putin – è cosa risaputa. Più incerto è invece l’atteggiamento che assumerà il nuovo Parlamento nei confronti della guerra in Ucraina.
Se fino a pochi mesi fa l’ipotesi prevalente era quella di una sostanziale continuità con la legislatura uscente, negli ultimi tempi ha iniziato a farsi strada uno scenario più radicale, per cui una nuova Duma potrebbe esercitare pressioni sul Cremlino affinché proceda verso una mobilitazione totale. Un simile sviluppo aumenterebbe ulteriormente il livello di escalation del conflitto.

