L’ex ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, la cui rimozione dall’incarico è al centro delle proteste popolari contro il presidente Volodymyr Zelensky, ha spiegato a Ukraine Pravda come la riforma della mobilitazione da lui proposta avrebbe potuto cambiare profondamente il sistema di reclutamento e gestione del personale delle forze armate. Secondo Fedorov, il piano avrebbe prodotto risultati concreti già entro settembre, riducendo le difficoltà legate alla carenza di personale nell’esercito.
“Il nostro compito era presentarla a luglio e avviarla ad agosto, così che entro settembre non avremmo più avuto questo problema”, ha dichiarato Fedorov. L’ex ministro ha aggiunto di aver già illustrato il progetto ai parlamentari ucraini e di averne discusso pubblicamente.
Non c’era soltanto un aumento della mobilitazione nella proposta, ma una revisione più ampia delle condizioni di servizio nelle forze armate. Secondo Fedorov, il reclutamento deve essere inserito in un sistema più complesso, capace di rendere il servizio militare più attrattivo attraverso contratti con durata definita, salari adeguati e opportunità di crescita professionale.
“La mobilitazione è solo una parte del problema”, ha affermato Fedorov , sostenendo che molte persone evitano di arruolarsi principalmente per il timore di perdere la vita al fronte. Per questo motivo, ha continuato, “il governo dovrebbe chiarire che il servizio militare non coincide esclusivamente con i ruoli di combattimento, offrendo condizioni più prevedibili e garantendo maggiori tutele ai militari”.
Tra le misure previste figurava anche una maggiore apertura al reclutamento di cittadini stranieri. Fedorov ha ipotizzato che, nel lungo periodo, gli stranieri potrebbero arrivare a rappresentare fino al 50% dei militari impegnati nelle unità di prima linea o nelle truppe d’assalto. Una scelta pensata per compensare le difficoltà demografiche e di personale che l’Ucraina affronta dopo oltre due anni di guerra su larga scala contro la Russia.
Il piano prevedeva inoltre un aumento degli stipendi per fanteria e truppe d’assalto fino a 7.000 dollari mensili, la possibilità per i soldati di trasferirsi tra diversi corpi militari e l’introduzione di contratti con termini di servizio prestabiliti.
Il caso Fedorov rischia di indebolire l’Ucraina nel suo momento di massima vulnerabilità
Fedorov ha riconosciuto anche alcuni errori nella comunicazione della riforma. Secondo l’ex ministro, il governo avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente l’opinione pubblica e presentare le modifiche come un processo di discussione nazionale, evitando di trasmettere l’impressione di decisioni calate dall’alto.
Il progetto di riforma è ora nelle mani della nuova leadership del ministero della Difesa, occupata ad interim da Yevhenii Khmara. Fedorov non si espresso su di lui, ma ha dichiarato di confidare nella possibilità che Mykhailo Drapatyi, nuovo comandante in capo delle Forze Armate ucraine, continui il percorso di trasformazione avviato dal suo team.
Prima del suo allontanamento, Fedorov avrebbe dovuto firmare un ordine contenente le prime modifiche operative agli uffici di reclutamento militare. Tra queste figuravano il divieto di utilizzare passamontagna durante le attività degli uffici, nuove regole per il funzionamento delle telecamere interne e l’introduzione di strumenti digitali. L’ex ministro ha sottolineato che la sua squadra aveva seguito un piano già approvato e che una prima fase della riforma era stata comunque implementata.
Per Fedorov, la crisi della mobilitazione ucraina non può essere risolta soltanto attraverso nuovi provvedimenti amministrativi. Servirebbe, ha affermato, un “nuovo contratto sociale” tra Stato e militari, fondato su riforme strutturali, maggiore trasparenza e un trattamento più equo di chi presta servizio nelle forze armate.

