Uno degli alleati politici più vicini al presidente russo Vladimir Putin ha respinto le crescenti richieste di trasformare l’intera economia russa in un’economia di guerra, sostenendo che sacrificare il settore civile finirebbe per indebolire lo sforzo bellico di Mosca.

Il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, capolista del partito di governo Russia Unita alle elezioni della Duma di Stato previste per settembre, ha avvertito che un’economia completamente militarizzata “distruggerebbe il Paese”. Le sue dichiarazioni arrivano mentre alcuni parlamentari chiedono sempre più insistentemente una “economia di mobilitazione” in risposta all’intensificarsi della campagna ucraina di attacchi con droni e al rallentamento della crescita economica russa.

Intervenendo alla televisione statale russa Rossija 24 e, in un’intervista separata, al direttore generale dell’agenzia TASS Andrej Kondrašov, Sobjanin ha definito economicamente prive di fondamento le proposte di riconvertire l’intera economia alla produzione militare.

“Sentiamo continuamente dire che tutta l’economia dovrebbe essere mobilitata e messa su un’economia di guerra”, ha dichiarato Sobjanin. “Ma un’economia moderna funziona in modo diverso. Se non esiste un’economia civile, non ci saranno tasse, non ci saranno redditi per le famiglie e la situazione politica sarà completamente diversa. In questo modo non riusciremo a vincere la guerra”.

Ha aggiunto che “distruggere la normale vita economica significa, di fatto, distruggere l’intero Paese”, definendo gli appelli a un’economia di guerra totale come argomentazioni “inutili” e “senza valore”, sostenute da persone che “non comprendono come funzionano un’economia moderna e una guerra moderna”.

Secondo Sobjanin, i conflitti contemporanei si combattono contemporaneamente sul campo di battaglia e attraverso il mantenimento di “un’economia nazionale sana e stabile”, senza la quale una vittoria militare sarebbe impossibile.

Il sindaco di Mosca è uno dei politici più influenti della Russia ed è da tempo considerato un membro fidato della cerchia ristretta di Putin. Guida la lista elettorale federale del partito Russia Unita in vista delle elezioni parlamentari di settembre e governa la capitale russa dal 2010.

Il dibattito sull’economia “di mobilitazione”

L’intervento di Sobjanin arriva dopo nuovi appelli da parte di diversi parlamentari russi affinché l’economia venga posta interamente sotto il controllo dello Stato.

Nikolaj Arefiev, primo vicepresidente della commissione della Duma per la politica economica, ha sostenuto questa settimana che la Russia avrebbe dovuto introdurre un’economia di mobilitazione già da tempo.

“Se vogliamo superare la crisi, dobbiamo introdurre un’economia di mobilitazione gestita dal governo nell’interesse dell’intero Stato, e non soltanto di singole persone”, ha dichiarato Arefiev, sostenendo che le sanzioni occidentali rimarranno in vigore anche dopo la fine dei combattimenti.

Richieste simili sono arrivate anche da Andrej Kolesnik, membro della commissione Difesa della Duma, che ha chiesto di spostare l’economia “sui binari della guerra”. Ha giustificato la proposta facendo riferimento al crescente numero di attacchi con droni ucraini all’interno del territorio russo.

Sobjanin ha riconosciuto che tali attacchi si sono intensificati significativamente negli ultimi mesi. “Complessivamente, di tutti gli attacchi condotti sul territorio russo quasi ogni giorno, circa due terzi dei droni sono diretti verso Mosca”, ha affermato.

Le sue dichiarazioni sono significative perché i vertici russi hanno generalmente cercato di trasmettere l’immagine di un’economia in grado di sostenere contemporaneamente sia le spese militari sia il livello di vita interno.

Pressioni economiche crescenti

Il dibattito si inserisce in un contesto di difficoltà economiche sempre più evidenti. Alla fine di luglio, la Banca centrale russa ha ridotto le previsioni di crescita del PIL per il 2026 a una fascia compresa tra lo 0 e l’1%, mentre il ministero dello Sviluppo economico ha comunicato che la crescita annuale dell’economia è rallentata allo 0,3% nel mese di maggio.

Anche il settore energetico russo è sottoposto a pressioni crescenti dopo i ripetuti attacchi con droni ucraini contro le raffinerie petrolifere russe. La produzione di prodotti petroliferi sarebbe diminuita del 21,8% su base annua nel mese di giugno, spingendo decine di regioni russe a introdurre restrizioni sulla vendita di benzina.

Secondo Janis Kluge dell’Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza (SWP), citato dalla testata indipendente russa The Insider, la spesa militare russa ha raggiunto il record di 5,9 trilioni di rubli (63,5 miliardi di euro) nel primo trimestre del 2026, quasi il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento contrasta con i precedenti piani di bilancio del governo, che prevedevano una riduzione delle spese per la difesa.

Anche gli analisti internazionali hanno assunto una posizione sempre più pessimista sulle prospettive economiche della Russia. A giugno, l’Istituto di Kiel per l’economia mondiale (IfW Kiel) ha concluso che l’economia russa si è indebolita dopo oltre quattro anni di guerra su vasta scala contro l’Ucraina.

Pochi giorni dopo, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, citando valutazioni dell’intelligence europea, ha riferito che l’economia russa si trova in una “situazione esplosiva”, avvertendo che un nuovo importante shock esterno – come sanzioni più dure contro le banche russe o un prolungato calo dei prezzi globali del petrolio – potrebbe innescare una crisi economica molto più profonda.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

, , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *