Nell’aggressione russa contro l’Ucraina, la Corea del Nord non è più un fornitore secondario. Sta diventando una cobelligerante. Le ultime notizie confermano il dispiegamento di un’unità missilistica nordcoreana specializzata nella Russia occidentale, dotata di missili balistici e del personale necessario a utilizzarli.

Pyongyang sta trasferendo equipaggiamenti e uomini, acquisendo al contempo esperienza sul campo di battaglia: un’esperienza pagata da Mosca e deliberatamente coltivata per proiettare la propria forza nei confronti di Seoul.

La Corea del Sud possiede alcuni dei sistemi di difesa aerea di produzione nazionale più avanzati al mondo. Eppure, proprio nel momento in cui le scorte di intercettori dell’Ucraina sono state portate quasi a zero e né gli Stati Uniti né i loro partner europei stanno garantendo rifornimenti significativi, Seoul continua a negare i sistemi richiesti da Kyiv.

Questa posizione non è più sostenibile. Ogni missile nordcoreano che colpisce con successo le città ucraine, ogni lezione appresa dagli equipaggi nordcoreani in condizioni di combattimento reale, rafforza la minaccia che la Corea del Sud dovrà prima o poi affrontare.

Finora, il bilancio per Pyongyang è rimasto positivo: esperienza sul campo di battaglia, valuta pregiata e prestigio politico, compensati soltanto da perdite umane che una società totalitaria è in grado di gestire. La Corea del Sud possiede sia le capacità sia l’interesse strategico per modificare questo calcolo.

Fornendo sistemi e munizioni per la difesa aerea all’Ucraina, Seoul non assisterebbe semplicemente un partner lontano. Aumenterebbe il costo dell’avventura nordcoreana, ridurrebbe il valore operativo dell’esperienza che Pyongyang sta acquisendo e manderebbe un segnale chiaro: un’ulteriore escalation non sarà priva di conseguenze. Più a lungo Seoul rimanderà, più la guerra diventerà preziosa per il suo avversario più immediato. È ora di riconsiderare la situazione.

Per l’Unione europea, la Corea del Sud rimane un partner strategico di grande valore. Proprio in virtù di questa partnership, Bruxelles e le capitali degli Stati membri dovrebbero ora esercitare una pressione discreta ma decisa su Seoul affinché faccia un passo avanti e sostenga l’Ucraina finché c’è ancora tempo. Sappiamo che agosto è un mese di vacanze per Bruxelles, ma questa volta c’è urgenza.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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