L’amministrazione Trump non ha approvato il trasferimento all’Ucraina dei missili intercettori Patriot di fabbricazione statunitense provenienti dai Paesi partner, lasciando Kyiv con scorte estremamente ridotte di questi sistemi, necessari per contrastare i missili balistici russi.

Secondo quanto riportato dal Washington Post e le dichiarazioni di funzionari ucraini, almeno alcuni dei trasferimenti in corso riguardano intercettori già in possesso di Paesi alleati dell’Ucraina o finanziati attraverso il meccanismo PURL (Prioritized Ukraine Requirements List) della NATO.

Poiché i missili sono fabbricati negli Stati Uniti, i trasferimenti verso Paesi terzi o alcune consegne richiedono l’approvazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Secondo i funzionari, Hegseth non ha né respinto formalmente le richieste né completato le procedure di approvazione, nonostante un funzionario ucraino abbia dichiarato al Post che la scorsa settimana nelle scorte ucraine rimanevano soltanto un paio di intercettori.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha affermato che i partner europei dispongono di missili pronti per il trasferimento e che alcune spedizioni già pagate sono in attesa soltanto dell’autorizzazione statunitense. Ha inoltre descritto la situazione come qualcosa di più di un semplice ritardo tecnico.

Recenti impegni o trasferimenti di missili Patriot hanno coinvolto diversi Paesi europei, sebbene l’approvazione degli Stati Uniti rimanga l’ostacolo principale per molti di essi. Funzionari della NATO e dell’UE hanno fatto pressione sulla Grecia, che si stima possieda almeno 200 intercettori PAC-2 di vecchia generazione, alcuni dei quali prossimi alla fine della loro vita operativa certificata, e sulla Spagna affinché mettano a disposizione parte delle scorte più vecchie. Il ministro degli Esteri spagnolo aveva precedentemente annunciato l’intenzione di acquisire altri cinque intercettori.

La Germania è stata uno dei principali Paesi donatori di sistemi Patriot e sta finanziando acquisti e sostituzioni, compresi contratti per centinaia di intercettori aggiuntivi. Berlino partecipa anche al finanziamento del programma PURL. La Polonia ha già trasferito missili PAC-3.

Zelensky ha affermato che i Paesi europei dispongono di sufficienti missili PAC-2 e PAC-3 per coprire il fabbisogno invernale minimo dell’Ucraina, qualora i trasferimenti dovessero procedere, e che Kyiv ha raggiunto accordi con i partner sulle quantità disponibili. I tempi di produzione dei nuovi missili sono lunghi, spesso intorno ai due anni, e pertanto i trasferimenti immediati dalle scorte esistenti rappresentano l’opzione più concreta nel breve termine.

Questo intoppo fa seguito a un netto cambiamento di approccio da parte dell’amministrazione Trump dopo una telefonata di circa 90 minuti con il presidente russo Vladimir Putin, il 9 ottobre. Trump ha annunciato un accordo per la fornitura, in più fasi, di centinaia di migliaia di tonnellate di gasolio russo ai mercati statunitensi e globali, accompagnato da una licenza generale temporanea del Tesoro statunitense che allenta alcune sanzioni sul gasolio russo.

La telefonata ha riguardato anche l’Ucraina e altri argomenti. Successivamente, l’amministrazione statunitense ha fatto pressioni su Kyiv affinché interrompesse gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe, citando l’impatto sui prezzi globali, e statunitensi, dei carburanti. Secondo alcune fonti, Washington avrebbe minacciato di limitare la condivisione di informazioni di intelligence e il sostegno nell’ambito del PURL qualora gli attacchi fossero proseguiti.

Da allora, l’Ucraina ha segnalato numerosi casi in cui non ha ricevuto alcun preavviso dagli alleati prima delle ondate di attacchi missilistici balistici russi, informazioni che in precedenza venivano fornite dai sistemi statunitensi. Trump, tuttavia, ha pubblicamente negato che la condivisione di informazioni di intelligence sia stata interrotta.

Il presidente statunitense ha anche chiesto all’Ucraina di sostituire Zelensky come negoziatore, affermando che il presidente ucraino avrebbe dovuto porre fine alla guerra prima e che potrebbe essere arrivato il momento di affidare a qualcun altro i negoziati per conto di Kyiv.

“La Russia si è comportata bene nei confronti dell’Ucraina”

Il 19 ottobre, Trump ha dichiarato ai giornalisti che “la Russia, francamente, si è comportata bene con l’Ucraina. Non ha fatto granché”. Il commento è arrivato mentre la Russia conduceva attacchi su larga scala contro il territorio ucraino.

Nella notte del 19 ottobre, le autorità ucraine hanno segnalato il lancio di 16 missili balistici e oltre 200 droni, inclusi modelli a reazione, principalmente contro Kyiv e la regione circostante. Gli attacchi hanno danneggiato impianti energetici, edifici residenziali, una clinica, una scuola e una stazione della metropolitana.

Le interruzioni di corrente hanno colpito circa 550.000 famiglie in diverse regioni. Si registrano vittime a Kyiv e nell’area circostante, tra cui Irpin, dove figurano anche bambini tra i feriti, e altri civili uccisi in diverse zone del Paese. Un ulteriore attacco, avvenuto di giorno in un parco vicino a Kharkiv, ha causato almeno sei morti, tra cui due bambini.

Zelensky ha sottolineato la mancanza di allarmi tempestivi e i concomitanti ritardi nelle forniture di missili per la difesa aerea, mentre la Russia beneficia di un allentamento delle sanzioni.

Dopo la conversazione telefonica con Putin, Trump ha finito per assecondare la strategia del leader russo volta a portare l’Ucraina alla capitolazione, allentando la pressione su Mosca e intensificando invece le richieste a Kyiv.

Da parte sua, Zelensky rimane irremovibile, forse nella speranza che le elezioni di medio termine statunitensi possano rappresentare un punto di svolta.

Articolo tradotto da Simone Cantarini. Leggi qui l’originale su EUAlive.

, , , , , , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *