Tutto è pronto a Bruxelles per il cruciale incontro tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e il ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, in programma lunedì 29 giugno a Bruxelles in quella che si prospetta una giornata di intense discussioni sugli equilibri commerciali tra UE e Cina.
Da tempo l’UE e i suoi Paesi membri denunciano la minaccia rappresentata dalla concorrenza sleale di Pechino in molteplici settori chiave, dall’automotive all’acciaio, fino al retail che ha portato il deficit commerciale a 360 miliardi di euro nel 2025, interessando, per la prima volta tutti i 27.
La visita di Wang giunge a meno di due settimane da quando i leader dell’UE hanno incaricato la Commissione europea di affrontare la questione attraverso colloqui con Pechino, preparando al contempo misure di difesa rafforzate per proteggere i settori chiave.
Lo scontro riguarda il sostegno statale da parte di Pechino alle proprie aziende. Tra il 2005 e il 2024, le aziende cinesi hanno ricevuto un sostegno governativo da tre a otto volte superiore rispetto alle imprese dei Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), secondo l’OCSE, che ha definito tale dato “una stima prudente”.
L’Unione europea dispone di un arsenale di strumenti di difesa commerciale che può utilizzare per affrontare il problema. Tra gli strumenti anche l’imposizione di dazi più elevati qualora le indagini dimostrino che le aziende vendono merci a prezzi ingiustamente bassi o se vi è un sostegno statale che conferisce un vantaggio ingiusto ai produttori. Bruxelles potrebbe anche imporre restrizioni, note come misure di salvaguardia, tra cui le quote, qualora si verificasse un improvviso aumento delle importazioni.
L’UE sta valutando anche nuove misure. Intervenendo nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo del 18-19 giugno, la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, aveva confermato la preparazione di una risposta più strutturata agli squilibri commerciali con la Cina, nel tentativo di rafforzare la propria capacità di difesa economica senza arrivare a una rottura con Pechino. Secondo von der Leyen, il rischio non riguarda soltanto l’arrivo sul mercato europeo di “esportazioni a basso costo”, ma le conseguenze più profonde di questa dinamica, in particolare l’“erosione della nostra produzione manifatturiera”.
La presidente della Commissione aveva precisato che le misure allo studio sarebbero state “agnostiche rispetto ai Paesi”, cioè concepite non come strumenti diretti esclusivamente contro Pechino, ma come meccanismi generali per aiutare l’Ue e gli Stati membri a ridurre più rapidamente i rischi. L’obiettivo, aveva spiegato, sarebbe quello di “sostenere i Paesi per ridurre più rapidamente i rischi”, perché in passato “le reazioni ai rischi non sono state abbastanza rapide”.
La Commissione europea, l’UE spera ancora di evitare una guerra commerciale con il suo secondo partner commerciale per quanto riguarda le merci, dato che la Cina ha chiarito che reagirà a qualsiasi azione che consideri sleale.
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Pechino irrigidisce la sua posizione
A rendere ancora più teso il confronto tra Bruxelles e Pechino è anche il progressivo irrigidimento della retorica cinese sul commercio. Secondo quanto riportato dal Financial Times, media statali vicini alla leadership di Pechino hanno avvertito che la Cina sarebbe pronta a fronteggiare un ulteriore deterioramento delle relazioni economiche e commerciali con l’Unione europea, fino a un possibile “congelamento” dei rapporti.
La formula è stata utilizzata dall’account Yuyuantantian, collegato alla televisione di Stato CCTV, secondo cui Pechino non auspica una rottura ma non sarebbe intimidita dalla prospettiva di un’escalation.
Il ministro Wang Wentao dovrebbe contestare in particolare il rafforzamento degli strumenti europei di difesa commerciale e le nuove misure allo studio della Commissione. Tra queste, figura in particolare l’Industrial Accelerator Act, che potrebbe limitare l’accesso di alcuni prodotti cinesi agli appalti pubblici europei e porre maggiori ostacoli alle acquisizioni di imprese dell’UE da parte di gruppi cinesi.
Bruxelles ha inoltre avviato nuove indagini di difesa commerciale e valuta restrizioni in settori considerati strategici, dall’automotive alle tecnologie per l’energia solare, mentre cresce la preoccupazione per l’impatto delle importazioni a basso costo sulla base manifatturiera europea.
Pechino, dal canto suo, chiede all’UE di allentare i controlli sulle esportazioni di tecnologie avanzate, compresi i macchinari per la litografia prodotti dall’olandese ASML e indispensabili per la produzione dei semiconduttori più sofisticati.
Secondo il quotidiano britannico, la Cina sostiene di essere disponibile ad aumentare le importazioni dall’Europa per contribuire a riequilibrare gli scambi, ma ritiene che ciò debba accompagnarsi alla rimozione di quelli che considera ostacoli europei all’export tecnologico e alla fine della “strumentalizzazione” delle relazioni economiche. Il nodo, dunque, non riguarda soltanto il volume del deficit commerciale, ma due visioni opposte su sicurezza economica, accesso al mercato e controllo delle filiere industriali strategiche.

