Con il tempo che stringe in vista di una decisione cruciale della Commissione, l’iniziativa per il diritto all’aborto My Voice My Choice sta lanciando una spinta finale per costringere l’Unione europea ad agire, mentre le linee di battaglia politiche si irrigidiscono al Parlamento europeo.

Il 2 marzo la Commissione europea dovrà decidere se dare un seguito giuridico all’iniziativa My Voice My Choice, che mira a migliorare e garantire l’accesso all’aborto in tutta l’UE.

“Se la Commissione europea rifiuterà, 20 milioni di donne resteranno senza accesso all’aborto sicuro – lasciate a morire nei letti d’ospedale invece di ricevere cure salvavita. Se diranno sì, avremo vinto. L’aborto sicuro diventerà una realtà per tutti nell’Unione”, ha dichiarato My Voice My Choice in un comunicato.

L’iniziativa dei cittadini europei (ICE), che a settembre ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme, propone di istituire un fondo europeo per aiutare le donne a recarsi in un altro Paese dell’Unione per accedere alle cure per l’aborto, senza modificare le leggi nazionali in materia.

Gli Stati membri potrebbero aderire al fondo su base volontaria; esso coprirebbe i costi di viaggio per le donne che cercano di abortire, in particolare quelle che vivono a Malta e in Polonia, dove la procedura è fortemente limitata, così come in Italia e Slovenia, dove molti medici si rifiutano di praticarla per obiezione di coscienza.

I sostenitori al Parlamento europeo hanno sollecitato la Commissione a sostenere la proposta con finanziamenti.

“La Commissione europea deve fare eco a questo appello. Deve istituire una capacità fiscale significativa per rendere efficace il meccanismo e sostenere i milioni di donne che non possono accedere all’aborto in tutta l’Unione”, ha dichiarato Mélissa Camara, eurodeputata francese dei Verdi.

“La Commissione ha il dovere di proporre una risposta che sia all’altezza delle aspettative e di sbloccare le risorse finanziarie necessarie”, ha aggiunto Manon Aubry, co-presidente del gruppo The Left.

Ma la spinta ha provocato una reazione contraria. I gruppi progressisti devono affrontare un contro-lobbying da parte di organizzazioni e rappresentanti eletti contrari all’aborto, tra cui Christine Anderson di Alternative für Deutschland, che il 10 gennaio sui social media si è scagliata contro il “culto della morte”, sostenendo che l’iniziativa aprirebbe la porta a un “turismo dell’aborto finanziato con fondi europei”.

L’estrema destra ha ripetutamente sostenuto che la politica sanitaria rientra nelle competenze degli Stati membri, cercando di bloccare un’azione della Commissione.

Interpellato sulla questione, l’esecutivo europeo ha confermato in una dichiarazione a Euractiv che “qualsiasi sostegno dovrebbe rispettare le responsabilità degli Stati membri per la definizione della loro politica sanitaria e per l’organizzazione e l’erogazione dei servizi sanitari e dell’assistenza medica”.

La pressione sull’iniziativa è arrivata anche dall’interno del Parlamento. Con una mossa del 21 gennaio, il gruppo ECR – la cui linea ideologica non sostiene l’aborto – ha interrogato la Commissione sulla possibilità di limitare i finanziamenti e il personale di My Voice My Choice e di garantire che le organizzazioni finanziate dall’Unione europea – come la Planned Parenthood Federation – non utilizzino tali fondi per promuovere l’ICE.

Abbiamo fatto un casino

Gli attivisti affermano che gli sforzi di opposizione stanno diventando sempre più aggressivi.

“Ci stanno mettendo a tacere. Siamo sottoposti a shadowban sui social media. Le organizzazioni anti-aborto stanno facendo tutto il possibile per fermarci”, ha scritto My Voice My Choice in un post sui social intitolato: “Abbiamo fatto un casino”.

“Non possiamo lasciarli vincere”, hanno aggiunto i promotori dell’iniziativa, “ma niente di quello che stiamo provando sta funzionando”.

Nonostante la pressione, le forze progressiste al Parlamento europeo hanno segnalato il loro sostegno a un’azione della Commissione il 17 dicembre, quando gli eurodeputati hanno adottato una risoluzione intitolata My Voice My Choice, a difesa delle proposte dell’iniziativa dei cittadini.

Il testo è stato adottato di stretta misura, grazie ai voti di The Left, Verdi/ALE, Renew, S&D e di una parte del gruppo PPE.

“È stato dato un mandato chiaro [alla Commissione] sia dai cittadini sia dal Parlamento europeo”, ha dichiarato Camara.

Secondo le informazioni di Euractiv, il gruppo The Left e la sua presidente, Manon Aubry, intendono rimettere la questione all’ordine del giorno e aumentare la pressione sulla Commissione in vista del 2 marzo.

I sostenitori dell’ICE traggono inoltre forza da un recente parere adottato il 21 gennaio dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), che sottolinea che “l’aborto è un diritto umano fondamentale che deve essere protetto per ogni donna” e sostiene il meccanismo europeo di solidarietà proposto.

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