Il ministro dei trasporti spagnolo, Oscar Puente, ha annunciato le sue dimissioni al termine di un’audizione durata quattro ore alla Deputazione Permanente del Congresso dei deputati spagnolo avente come oggetto l’incidente ferroviario avvenuto il 28 ottobre a Urda, in provincia di Toledo, che ha causato la morte di 69 persone.
“Voglio annunciarvi che mi dimetto non solo dall’incarico di ministro dei trasporti, ma anche da quello di capolista socialista per Valladolid alle elezioni generali del 29 novembre”, ha dichiarato al termine dell’audizione, aggiungendo poi, in risposta ai portavoce delle forze politiche che avevano sollecitato le sue dimissioni in blocco, che “la decisione sul mio futuro l’avevo presa nei primi minuti dopo la tragedia. Un ministro dei trasporti di un Paese come la Spagna non può continuare a occupare il suo incarico dopo due incidenti in meno di un anno”.
Esponente del Psoe e ministro dei trasporti dal 2023, Puente ha difeso il proprio operato, tra le pesanti accuse da parte delle opposizioni, fornendo spiegazioni circa gli interventi realizzati sulla linea ferroviaria Madrid-Siviglia, le misure approvate dal governo per migliorare la sicurezza ferroviaria e il potenziamento dei protocolli di sicurezza con l’introduzione di una doppia validazione umana delle decisioni assunte dai centri di controllo nei casi in cui il sistema di controllo dovesse venire meno. Nell’illustrare le misure ha poi promesso che “lavoreremo senza sosta per recuperare la fiducia dei cittadini”.
Scontro tra due treni ad alta velocità a Toledo, almeno 30 morti e 50 feriti gravi
Parole queste non sufficienti a placare le critiche nei suoi confronti. Durissimo il Partito popolare il quale, per mezzo della portavoce Ester Munoz, ha accusato Puente di anteporre la comunicazione alla gestione, incalzandolo che “le riesce benissimo spiegare perché la gente muore e malissimo evitare che muoia”. A rincarare la dose ci ha pensato invece Pepa Millan, portavoce del partito Vox, la quale ha chiesto al ministro come riuscisse a dormire con ben 116 morti sulla coscienza, riferendosi alle vittime di questo e del precedente incidente ferroviario, e chiedendo responsabilità anche giudiziarie.
Nel difendere il proprio operato, Puente ha sollevato interrogativi sulla decisione della sala di controllo di Adif, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria spagnola, di autorizzare il treno ad alta velocità coinvolto nell’incidente a riprendere la normale circolazione, scelta che a quanto emerge sarebbe stata presa nonostante il guasto al sistema di sicurezza e la presenza, sulla stessa tratta, di un treno Iryo fermo.
Dopo l’incidente ferroviario di Urda, il premier Pedro Sanchez lo aveva difeso senza esitazione, seppur sottolineando che “un Paese come la Spagna non può registrare due incidenti di questa gravità in meno di un anno”. In vista delle elezioni anticipate del 29 novembre, tuttavia, questa difesa è divenuta progressivamente più insostenibile.
Definitive quindi le dimissioni del ministro dei trasporti Fuente, il quale ha aggiunto che “un ministro dei trasporti di un Paese come la Spagna non può restare in carica, indipendentemente dal fatto che io abbia o meno una responsabilità diretta. È una questione di dignità politica, coerenza ed empatia verso le vittime”, suscitando applausi tra i deputati socialisti e di Sumar.

