“Quanto accaduto a Ceuta è un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna”. Queste le parole del spagnolo Pedro Sánchez, arrivato venerdì 31 luglio nell’enclave spagnola in Marocco dopo l’ingresso via terra e via mare di decine di migliaia di migranti. Parlando ai giornalisti, Sanchez ha espresso “un rimprovero e una condanna al livello più energico possibile” per gli arrivi in massa, sottolineando che tutto ciò “è deplorevole”, ha aggiunto.

Almeno 49 mila migranti sarebbero entrati a Ceuta dal Marocco nell’arco di sole 24 ore, una cifra equivalente a oltre la metà degli 85 mila abitanti dell’enclave spagnola nel Nordafrica. La stima è stata indicata da fonti del ministero dell’Interno spagnolo, ma non è stata ancora confermata ufficialmente dal dicastero. Tra le persone arrivate vi sarebbero almeno 7 mila minori, affidati alla tutela delle autorità della città autonoma. Almeno 34 persone sarebbero inoltre morte nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto.

Parlando alla stampa, Sanchez ha puntato il dito contro le “mafie”, osservando che la crisi sarebbe stata provocata da “una lettura interessata che fa chi traffica con gli esseri umani di una sentenza della Corte Suprema, mediante la quale si dice che non è possibile il rimpatrio delle persone che entrano nel nostro spazio a nuoto”. Per il premier spagnolo questa lettura si sarebbe “diffusa come la polvere da sparo attraverso le reti e ha prodotto una valanga delle caratteristiche di quella che stiamo vivendo”. In attesa di stabilire se siano necessarie modifiche legislative, il capo del governo ha assicurato che si stanno accelerando le pratiche di espulsione di quanti sono arrivati negli ultimi giorni a Ceuta.

Sánchez, in questo momento sotto forte pressione in patria per la gestione della crisi, ha ribadito che la protezione delle frontiere rappresenta uno dei principali pilastri della politica migratoria del governo. “La politica migratoria è un elemento centrale dell’azione pubblica del governo spagnolo”, ha dichiarato, sottolineando che negli ultimi otto anni l’esecutivo ha destinato risorse economiche e rafforzato la cooperazione con i Paesi di origine e di transito.

A Ceuta, ha spiegato il premier, il governo ha modernizzato e potenziato il perimetro di frontiera, sostituendone o integrandone alcune parti e aumentando gli organici della Guardia Civil e della Polizia nazionale. Un secondo asse riguarda la lotta contro le organizzazioni che trafficano esseri umani, condotta in collaborazione con i Paesi di origine e transito. “Lo stiamo facendo con il Marocco, la Mauritania e il Senegal e nella regione del Sahel, che attraversa situazioni molto difficili e complesse”, ha affermato.

Le contestazioni durante l’arrivo del premier

Sánchez è giunto intorno alle 11:40 all’eliporto di Ceuta, accompagnato dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e da un consistente dispositivo di sicurezza. Agenti della Polizia nazionale e della Guardia Civil erano stati dispiegati nei pressi dell’eliporto, dove si erano radunate decine di persone, tra cui alcuni lavoratori del luna park che protestavano contro la chiusura della Fiera di Ceuta.

Secondo quanto riferito da Europa Press, si sono verificati momenti di tensione con un gruppo di circa 40 residenti, che ha rivolto insulti al premier e al ministro dell’Interno. I manifestanti hanno accusato il governo di “aver rovinato il settore dell’ospitalità”, di “aver svenduto la Spagna” e di “non aver protetto il confine”, accompagnando le contestazioni con cori offensivi ed epiteti omofobi.

Sánchez ha incontrato le autorità locali per fare il punto sull’emergenza e sulla risposta dello Stato, mentre il centro della città è stato sottoposto a rigide misure di sicurezza.

Anche re Felipe VI sta seguendo la situazione. Secondo una nota della Casa reale, il monarca ha parlato telefonicamente sia con Sánchez sia con il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas.

Le prime avvisaglie della crisi erano emerse almeno una settimana prima degli ingressi di massa. Tra il 23 e il 24 luglio era cominciato un aumento della pressione alla frontiera e, secondo stime della Croce Rossa riportate dalla stampa spagnola, circa mille persone erano riuscite a entrare nell’enclave nell’arco di sette giorni. La situazione è poi precipitata nella notte tra il 29 e il 30 luglio, quando gli attraversamenti via mare e via terra sono proseguiti senza interruzione. Il flusso è cresciuto ulteriormente nel corso del 30 luglio, trasformandosi nell’ingresso di decine di migliaia di persone.

Gli arrivi sono continuati anche nelle prime ore del 31 luglio, sebbene il flusso abbia successivamente cominciato a diminuire. Migliaia di giovani continuano tuttavia a muoversi per le strade di Ceuta, mentre le autorità locali, le forze di sicurezza e i servizi di accoglienza restano impegnati nella gestione dell’emergenza.

La crisi si estende a Melilla

Le conseguenze si sono fatte sentire anche nell’altra enclave spagnola in territorio marocchino, Melilla. La frontiera di Beni Enzar, principale valico con il Marocco, è rimasta chiusa dopo un tentativo di ingresso di massa avvenuto sia via terra sia via mare, secondo quanto comunicato dalla Delegazione del governo spagnolo a Melilla.

Il presidente della città autonoma, Juan José Imbroda, ha dichiarato all’emittente Cope che tra 300 e 400 persone sarebbero riuscite ad attraversare il confine. Imbroda ha parlato di un possibile “effetto emulazione” provocato dalle immagini provenienti da Ceuta, precisando tuttavia che la situazione di Melilla non è paragonabile per dimensioni.

Il presidente ha inoltre sottolineato la collaborazione della gendarmeria marocchina e l’azione della Guardia Civil, della Polizia nazionale e di quella locale. La chiusura del valico ha provocato forti disagi ai viaggiatori coinvolti nell’Operazione Passaggio nello Stretto, il piano estivo concordato tra Madrid e Rabat per disciplinare gli spostamenti dei cittadini magrebini residenti in Europa e diretti verso il Marocco, oltre al transito di pendolari, turisti e residenti.

Migliaia di migranti si riversano nell’enclave spagnola di Ceuta

Madrid prepara i rimpatri

Già nella giornata di ieri, il governo spagnolo ha annunciato che applicherà gli accordi bilaterali firmati con il Marocco per il rimpatrio delle persone entrate a Ceuta. Intervistato da La Radio Canaria, il ministro della Politica territoriale e della Memoria democratica, Víctor Ángel Torres, ha ricordato che la Spagna dispone di accordi in materia migratoria anche con Mauritania e Senegal. Torres ha assicurato che Madrid garantirà “il rispetto dei diritti fondamentali” e una “risposta umanitaria” all’emergenza, ribadendo al tempo stesso che saranno avviate le procedure previste per il ritorno nei Paesi di provenienza.

Il ministro ha ricordato che le modalità sono differenti per adulti e minori e ha definito quella di Ceuta una situazione “difficile e complessa”. Secondo Torres, il governo centrale si è immediatamente coordinato con il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, attraverso i ministeri competenti in materia di immigrazione. Secondo quanto riferito sempre da Europa Press, centinaia di migranti avrebbero questa mattina iniziato a rientrare volontariamente in Marocco attraverso il passaggio della diga di confine.

L’UE offre il sostegno di Frontex

Di fronte alla crisi, la Commissione europea ha fatto sapere, attraverso un proprio portavoce, di essere in contatto con le autorità spagnole e di seguire da vicino l’evoluzione della situazione. In una nota, la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha affermato di aver incaricato i commissari Magnus Brunner (Affari interni e immigrazione) e Dubravka Suica (Mediterraneo) di “supportare il controllo della situazione”. 

Nel messaggio, von der Leyen ha confermato la linea dura contro gli ingressi irregolari, sottolineato che non è possibile “permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole. I passaggi pericolosi devono cessare immediatamente”. Le reti di contrabbando devono essere smantellate, ha affermato la politica tedesca che nel suo secondo mandato ha avviato a una stretta delle politiche migratorie. Von der Leyen ha poi aggiunto che “i rimpatri devono essere rapidi, come previsto dalle nostre regole”.

In precedenza, un portavoce dell’esecutivo comunitario aveva precisato che Bruxelles è pronta a offrire ulteriore assistenza finanziaria, tecnica e operativa, anche attraverso Frontex. Il portavoce aveva sottolineato di accogliere con favore la collaborazione tra Spagna e Marocco per contrastare i flussi e assicurare il rapido rimpatrio delle persone entrate irregolarmente, nel rispetto delle norme vigenti, definendo il Marocco un partner “chiave e affidabile” dell’Unione.

Lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna

La crisi ha provocato tensioni diplomatiche anche all’interno dell’Unione europea, in particolare tra Italia e Spagna. Roma è stata la prima capitale a invocare la sospensione dello spazio Schengen con Madrid, suscitando una durissima reazione da parte del governo spagnolo.

Giovedì sera, nel pieno della crisi migratoria, il vicepremier e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani ha diffuso un messaggio sui propri profili social, dicendosi favorevole alla sospensione del trattato di Schengen con la Spagna. Tajani ha inoltre contestato la decisione del governo Sánchez di regolarizzare oltre 500 mila immigrati irregolari, definendola “profondamente sbagliata” e un incentivo al traffico di esseri umani.

Successivamente anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i cui rapporti con Sánchez sono da tempo tesi, ha commentato la crisi, criticando i rischi di un’immigrazione “fuori controllo” e ribadendo la necessità di misure a protezione dei confini, tra cui la sospensione di Schengen.

Le dichiarazioni italiane hanno provocato l’immediata reazione di Madrid, che ha convocato l’ambasciatore italiano per chiarimenti. “Questo messaggio del ministro degli Esteri di un Paese amico e partner da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica è indegno”, ha scritto su X il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, replicando al post di Tajani.

Anche il vicepresidente del Parlamento europeo, il socialista Javi López, ha contestato la posizione italiana, definendola “indegna di un partner europeo”. Quando “la migrazione viene usata come arma, l’Europa risponde con solidarietà, non con egoismo”, ha affermato López su X, ricordando che “dopo oltre 700.000 arrivi dalla Libia, l’Italia ha ricevuto il sostegno europeo, non prediche”. La solidarietà, ha aggiunto, “non è a senso unico”.

Intanto, la Francia ha intensificato i controlli alla frontiera con la Spagna. In un messaggio, il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez ha affermato di aver ordinato il rafforzamento immediato delle verifiche e l’attivazione della Forza di intervento rapido di frontiera.

Anche la ministra dell’Interno finlandese, Mari Rantanen, ha sostenuto pubblicamente la posizione italiana sulla possibile sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. In un messaggio pubblicato su X, Rantanen ha accusato Madrid di aver fallito nella protezione del confine esterno dell’area di libera circolazione e ha invitato gli altri Paesi europei ad appoggiare la proposta italiana.

Le critiche dei socialisti europei e dell’opposizione italiana

La presidente del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo, Iratxe García Pérez, ha accusato sui social i partiti di destra di utilizzare la crisi per opportunismo politico. Secondo García, l’aumento degli ingressi sarebbe legato all’azione delle reti di trafficanti e agli effetti di una sentenza che limita i rimpatri automatici, non alla regolarizzazione decisa dal governo Sánchez.

In Italia, le dichiarazioni dell’esecutivo hanno provocato dure reazioni da parte delle opposizioni. In una nota, il responsabile delle Politiche migratorie del Partito democratico, Pierfrancesco Majorino, ha chiesto una risposta comune dell’Unione europea, accusando il governo Meloni di alimentare deliberatamente lo scontro con Madrid invece di favorire la coesione tra gli Stati membri.

Anche i capigruppo del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Politiche dell’Unione europea di Camera e Senato, Filippo Scerra e Pietro Lorefice, hanno definito la proposta di sospendere Schengen una misura propagandistica e dannosa per gli interessi italiani. Secondo i due parlamentari, la sospensione potrebbe inoltre provocare disagi ai cittadini italiani di ritorno dalla Spagna.

La deputata del Pd Laura Boldrini ha accusato il governo di diffondere informazioni scorrette, sottolineando che la misura adottata da Madrid riguarda la regolarizzazione di persone già residenti e occupate in Spagna e non il riconoscimento automatico della cittadinanza. Boldrini ha ricordato che provvedimenti simili erano stati adottati anche dai governi Berlusconi nel 2002 e nel 2009.

Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha infine accusato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di utilizzare le immagini di Ceuta per alimentare la percezione di un’invasione dell’Europa. Secondo Magi, la crisi dimostra invece la necessità di rafforzare i canali di ingresso legale, la protezione internazionale e una politica estera comune nei rapporti con i Paesi africani.

I delicati rapporti tra Madrid, Rabat e Algeri

Quella che sta affrontando la Spagna è la più grave crisi migratoria registrata a Ceuta dal 2021 e vede sullo sfondo lo storico scontro tra Rabat e Algeri sul Sahara occidentale, ex colonia spagnola da cui Madrid si ritirò nel febbraio 1976, in seguito agli accordi con Marocco e Mauritania. Poco dopo il ritiro, il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, proclamò la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi (RASD), dando avvio a una lunga guerra contro Marocco e Mauritania.

Il conflitto si arrestò sul piano militare nel 1991, con un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite che avrebbe dovuto aprire la strada a un referendum di autodeterminazione mai celebrato. Da allora la disputa resta irrisolta: il Marocco controlla la maggior parte del Sahara occidentale, mentre il Fronte Polisario amministra una fascia orientale del territorio e continua a rivendicarne l’indipendenza. Per oltre quattro decenni, dopo il ritiro del 1976, Madrid ha sostenuto la linea delle Nazioni Unite favorevole all’autodeterminazione dei sahrawi, posizione considerata più vicina alle rivendicazioni del Polisario.

La crisi del 2021 portò oltre 8 mila persone a entrare nell’enclave spagnola, dopo che il Marocco aveva allentato i controlli alla frontiera, e contribuì a determinare un cambio di passo nella politica di Madrid. L’episodio fu infatti interpretato dal governo spagnolo come una ritorsione per la decisione di ricoverare in Spagna Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, nel pieno dello scontro con Rabat sul Sahara occidentale.

Proprio dopo quella crisi maturò la svolta nei rapporti tra Madrid e Rabat. Nel marzo 2022, il governo Sánchez appoggiò il piano marocchino di ampia autonomia per il Sahara occidentale, definendolo la base più seria e credibile per una soluzione della controversia. La decisione provocò una grave crisi diplomatica con l’Algeria, principale sostenitrice del Polisario.

Secondo alcune analisi pubblicate il 31 luglio dai media spagnoli, anche l’attuale crisi potrebbe essere letta alla luce del delicato equilibrio tra Madrid, Rabat e Algeri. I primi tentativi di attraversamento dell’enclave si sono intensificati pochi giorni dopo la storica visita di Sánchez in Algeria dello scorso 20 luglio, la prima dal 2022, quando il cambio di posizione spagnolo sul Sahara occidentale aveva fatto precipitare i rapporti con Algeri.

Il processo di normalizzazione era iniziato l’anno precedente, quando l’Algeria aveva riattivato il trattato di amicizia sospeso durante la crisi diplomatica. Il recente viaggio di Sánchez ha segnato un ulteriore passo nel disgelo, soprattutto sul piano politico, energetico ed economico. Il governo spagnolo ha tuttavia escluso qualsiasi collegamento tra il riavvicinamento ad Algeri e gli arrivi a Ceuta, ribadendo che i rapporti e la cooperazione con il Marocco restano solidi.

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