La Libia vanta un settore agroalimentare dalle potenzialità ancora in parte inesplorate, con imprese private che hanno investito nella trasformazione industriale e nell’adozione di standard internazionali, ma che devono confrontarsi con la forte dipendenza del Paese dalle importazioni e con le difficoltà di accesso ai mercati esteri. Un comparto che potrebbe beneficiare della collaborazione con l’Italia non solo sul piano commerciale, ma anche attraverso il trasferimento di tecnologie, competenze e sistemi di controllo di sicurezza alimentare.
In questo contesto si inserisce il Memorandum d’intesa tra la Camera di Commercio Italo-Libica e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche “Togo Rosati”, con sede a Perugia, per rafforzare la cooperazione in materia di sanità animale, sicurezza alimentare, formazione veterinaria e trasferimento tecnologico. L’intesa è stata sottoscritta a Misurata il 2 novembre dal presidente della Camera di commercio italo-libica, Nicola Colicchi, e da Stefano Petrini, delegato della direzione generale dell’Istituto zooprofilattico, inviato dal direttore generale Vincenzo Caputo. Il Memorandum è stato successivamente completato a Tripoli, alla presenza dell’ambasciatore italiano in Libia, Gianluca Alberini, il 3 novembre.
L’intesa rappresenta uno dei risultati della missione imprenditoriale italiana organizzata dalla Camera di Commercio Italo-Libica, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e Unioncamere, con il sostegno della Misurata Free Zone. La missione, svoltasi dal 31 ottobre al 4 novembre, ha coinvolto circa 60 imprese italiane e circa 200 aziende libiche, con incontri bilaterali, visite agli stabilimenti produttivi e appuntamenti istituzionali.

Cosa prevede il Memorandum d’Intesa
Nello specifico, l’intesa tra la Camera di Commercio Italo-Libica e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche “Togo Rosati” individua diversi ambiti di cooperazione, dalla prevenzione delle malattie del bestiame al rafforzamento dei laboratori veterinari, fino alla sicurezza degli alimenti, alla formazione del personale e allo sviluppo di nuove opportunità imprenditoriali.
Uno degli obiettivi principali riguarda la sorveglianza epidemiologica e la diagnostica delle malattie infettive degli animali da allevamento. L’accordo prevede attività formative e supporto tecnico per la prevenzione e il controllo di patologie come l’afta epizootica, la dermatite nodulare contagiosa, la peste dei piccoli ruminanti e la febbre catarrale degli ovini. Sono inoltre previsti lo scambio di informazioni epidemiologiche, lo sviluppo di protocolli diagnostici e il sostegno alla predisposizione di piani di biosicurezza e controllo delle epidemie.
Un secondo ambito riguarda il potenziamento dei laboratori veterinari libici, attraverso la formazione del personale e il trasferimento di competenze nelle tecniche di diagnostica molecolare, tra cui PCR, Real Time PCR e sequenziamento di nuova generazione (NGS), e sierologica. Il Memorandum contempla anche la cooperazione nella produzione di vaccini autogeni e reagenti diagnostici, nella validazione dei metodi di analisi e nell’organizzazione dei laboratori secondo standard internazionali. È prevista inoltre la possibilità di collaborare all’acquisizione di apparecchiature, reagenti e materiali diagnostici.
L’intesa riserva inoltre particolare attenzione alla sicurezza alimentare, con attività di controllo microbiologico e chimico sugli alimenti di origine animale e sui prodotti della pesca, al monitoraggio dei residui di farmaci veterinari e dei contaminanti e al miglioramento delle condizioni igieniche nella produzione e trasformazione di latte, carne e derivati.
La cooperazione si estende alla tracciabilità dei prodotti, ai sistemi di autocontrollo e alla gestione dei rischi alimentari. Sono inoltre contemplati studi sulle malattie infettive di dromedari, bovini, ovini e caprini, con l’obiettivo di migliorare la qualità igienico-sanitaria delle produzioni locali e sostenere la sostenibilità degli allevamenti.
Sul piano della formazione, il MoU prevede corsi rivolti a veterinari, tecnici di laboratorio e responsabili sanitari, oltre a stage e visite scientifiche presso l’Istituto Zooprofilattico e altre istituzioni italiane, scambi di esperti, seminari e conferenze bilaterali.
Il Memorandum, che avrà una durata di cinque anni a decorrere dall’ultima firma, apre anche prospettive di collaborazione economica. Secondo il documento, le parti intendono promuovere incontri tra imprese italiane e operatori libici, missioni imprenditoriali e visite tecniche nei due Paesi, individuando possibili investimenti e progetti congiunti. I settori interessati comprendono la diagnostica veterinaria, le apparecchiature di laboratorio, la biosicurezza, le tecnologie per gli allevamenti e gli impianti destinati alla produzione, trasformazione e commercializzazione degli alimenti di origine animale.
È previsto inoltre il sostegno alla ricerca di partner e alla partecipazione a bandi nazionali e internazionali, nonché l’esame di possibili iniziative di trasferimento tecnologico e produzione locale di strumenti diagnostici e prodotti veterinari.
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Superare le criticità nella produzione agricola e nelle infrastrutture di controllo
L’accordo con l’Istituto Zooprofilattico assume particolare rilievo per un Paese che, pur avendo sviluppato importanti capacità industriali nella trasformazione alimentare, presenta ancora significative criticità sul piano della produzione agricola e delle infrastrutture di controllo sanitario.
Secondo le previsioni diffuse nel luglio 2026 dalla FAO, la produzione cerealicola libica dovrebbe attestarsi quest’anno intorno alle 150 mila tonnellate, quasi il 20% al di sotto della media quinquennale. Il fabbisogno di importazioni di cereali per la campagna 2026-2027 è invece stimato in 3,3 milioni di tonnellate, a conferma della forte dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento alimentare.
Alla luce di queste criticità, il potenziamento delle filiere produttive nazionali e dei controlli sulla sicurezza degli alimenti costituisce una questione economica, oltre che sanitaria. Secondo le informazioni diffuse in occasione della firma, il Memorandum, di durata quinquennale, individua fra gli ambiti di collaborazione la sorveglianza epidemiologica, il rafforzamento dei laboratori veterinari libici, il trasferimento tecnologico e il controllo degli alimenti di origine animale.
Particolare attenzione è rivolta alla prevenzione delle malattie infettive del bestiame, allo sviluppo delle capacità diagnostiche e alla formazione del personale tecnico. La cooperazione potrebbe inoltre favorire nuove opportunità per le imprese italiane specializzate in apparecchiature di laboratorio, diagnostica veterinaria, biosicurezza, tecnologie per gli allevamenti e trasformazione alimentare.
Il coinvolgimento di un istituto pubblico italiano specializzato nella sanità animale e nella sicurezza degli alimenti offre così la possibilità di affiancare alla collaborazione tra imprese un percorso di rafforzamento delle competenze scientifiche e tecniche. Un elemento che risulta particolarmente importante per sviluppare filiere più affidabili e migliorare le condizioni di accesso ai mercati internazionali.
Misurata, un polo industriale per l’agroalimentare libico
Le potenzialità del settore sono emerse anche durante le visite agli stabilimenti produttivi di Misurata effettuate il 2 novembre dalla delegazione imprenditoriale italiana, che ha incontrato i rappresentanti di alcune delle principali aziende manifatturiere della città.
Fra queste figurano la Al Naseem Food Industries e la Aljaied Food Industries, due realtà che testimoniano lo sviluppo dell’industria alimentare privata libica e il crescente interesse per i sistemi internazionali di gestione della qualità e della sicurezza dei prodotti.

Fondata nel 1994, Al Naseem Food Industries è uno dei maggiori produttori lattiero-caseari del Paese, attivo nella lavorazione di latte, yogurt, formaggi, gelati e altri prodotti alimentari. L’azienda conta circa 2 mila dipendenti e dispone di una rete distributiva che raggiunge diverse aree del territorio nazionale. Secondo quanto riferito dall’impresa durante la visita, la sua attività industriale comprende la lavorazione di importanti quantitativi di latte, mentre una parte della produzione di gelati viene esportata in Tunisia. Gli stabilimenti utilizzano anche tecnologie e forniture europee, comprese apparecchiature italiane per la produzione di formaggi e sistemi olandesi per il confezionamento.
Sul piano degli standard internazionali, Al Naseem dichiara di aver adottato le certificazioni ISO 9001, relativa ai sistemi di gestione della qualità, e ISO 22000, dedicata alla gestione della sicurezza alimentare.
Un’altra realtà significativa è Aljaied Food Industries, azienda di Misurata attiva dal 2017, specializzata nella produzione di latte, bevande e alimenti confezionati. L’impresa presenta un sistema di certificazioni articolato, che comprende, secondo le informazioni pubblicate sul proprio sito, ISO 9001:2015 e ISO 22000:2018, oltre a ISO 14001:2015 per la gestione ambientale e ISO 45001:2018 per la salute e la sicurezza sul lavoro.
L’azienda dichiara inoltre il possesso di certificazioni Halal e di marchi di qualità libici per alcune categorie di prodotti. Nell’ottobre scorso ha partecipato al SIAL di Parigi, una delle principali manifestazioni internazionali del settore alimentare, presentando alcune delle proprie produzioni.
Entrambe le realtà cercano una maggiore visibilità anche su altri mercati ostacolata però dall’assenza di un accordo di associazione e di un accordo commerciale preferenziale con l’Unione europea oltre all’assenza della Libia dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), oltre che le difficoltà nel rispettare gli sanitari richiesti dalle normative europee. Seppur impiegate da imprese che operano nelle catene di approvvigionamento internazionali, le certificazioni ISO 9001 e ISO 22000 non comportano automaticamente la possibilità di esportare prodotti alimentari nell’Unione europea.
Per gli alimenti di origine animale, come latte e formaggi, la normativa europea richiede specifiche garanzie sanitarie, che coinvolgono non soltanto gli stabilimenti produttivi, ma anche il sistema nazionale dei controlli veterinari e le autorità competenti del Paese esportatore. Ed è proprio su questo terreno che la collaborazione avviata con l’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche potrebbe assumere un significato più ampio. Infatti, il rafforzamento dei laboratori, della sorveglianza epidemiologica e dei controlli sulle produzioni animali può contribuire a migliorare le garanzie sanitarie delle filiere libiche, creando alcune delle condizioni necessarie per una maggiore integrazione con i mercati internazionali.
Didascalia: un’immagine scattata all’interno della Aljaied Food Industries. Misurata, 4 novembre 2026. Foto di Simone Cantarini.

