La Commissione europea ha deciso di chiedere il rinvio di 12 mesi dei progetti di legge nazionali che si sovrappongono alle future norme armonizzate previste dall’EU Kids Act, il regolamento europeo per la protezione dei minori online presentato lo scorso 17 settembre. La decisione, annunciata giovedì 29 ottobre durante il briefing quotidiano dell’esecutivo comunitario a Bruxelles, riguarda in primo luogo l’Austria, che aveva notificato alla Commissione UE una proposta per vietare l’accesso ai social network ai minori di 14 anni. Nello specifico, l’esecutivo comunitario intende evitare la frammentazione del mercato interno, mentre Parlamento europeo e Consiglio negoziano il nuovo quadro legislativo europeo.

“La Commissione ha deciso di rinviare di 12 mesi qualsiasi progetto di legge nazionale che si sovrapponga alle future norme armonizzate”, ha dichiarato il portavoce per il Digitale, Thomas Regnier, spiegando che la misura è necessaria per evitare una frammentazione del mercato interno e preservare il lavoro dei colegislatori. Secondo Bruxelles, regole differenti tra gli Stati membri, soprattutto in materia di età minima per l’accesso alle piattaforme, renderebbero estremamente difficile l’applicazione delle disposizioni da parte delle società tecnologiche.

Il caso austriaco e le differenze con Francia e Grecia

La decisione interviene dopo la notifica, avvenuta nel luglio scorso, del progetto di legge austriaco. Il punto determinante, secondo la Commissione, non è però la data di presentazione della proposta, bensì la scadenza del periodo di sospensione previsto dalla procedura europea di notifica, durante il quale lo Stato membro non può adottare definitivamente le misure interessate.

Nel caso dell’Austria, tale periodo si conclude dopo la presentazione dell’EU Kids Act, avvenuta il 17 settembre. Bruxelles ha quindi chiesto alle autorità nazionali di rinviare il provvedimento per altri 12 mesi, in attesa dell’avanzamento dei negoziati europei.

La vicepresidente esecutiva della Commissione e responsabile per il digitale, Henna Virkkunen, aveva già informato il governo austriaco della decisione il 28 ottobre, mentre la valutazione formale del progetto di legge è stata trasmessa alle autorità di Vienna.

La notizia è stata riportata anche dall’emittente pubblica austriaca ORF, secondo la quale la normativa nazionale non potrebbe entrare in vigore prima della fine di luglio 2027 senza il rischio di una procedura d’infrazione europea.

Diversa è invece la situazione di Francia e Grecia. Regnier ha spiegato che, in entrambi i casi, il periodo di sospensione previsto dalla procedura di notifica era terminato prima della presentazione del Kids Act. Questa circostanza determina una differenza giuridica e procedurale rispetto alla proposta austriaca.

Il quotidiano greco Kathimerini ha evidenziato come la normativa greca, che prevede restrizioni ai social network per i minori di 15 anni a partire dal gennaio 2027, non sia interessata dal medesimo rinvio. La differenza procedurale, tuttavia, non equivale a un’approvazione definitiva da parte della Commissione né esclude successive verifiche di compatibilità con il diritto europeo.

La questione coinvolge anche l’Italia. Durante il briefing, la Commissione ha confermato di aver ricevuto notifiche relative a iniziative legislative nazionali da diversi Stati membri, citando espressamente, oltre all’Austria, Slovenia, Italia, Belgio e Francia.

I portavoce UE non hanno però precisato lo stato delle singole procedure né chiarito quali proposte, oltre a quella austriaca, saranno concretamente interessate dalla richiesta di rinvio.

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Le nuove regole europee e il problema dei tempi

La proposta di EU Kids Act, presentata dalla Commissione il 17 settembre – il giorno dopo l’annuncio fatto dalla presidente Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione (SOTEU) – prevede un approccio graduale all’accesso dei minori ai servizi digitali. In particolare, introduce il divieto di accesso ai social network per i minori di 13 anni e stabilisce a 15 anni l’età minima per l’apertura autonoma di un account, accompagnando queste disposizioni con obblighi di sicurezza fin dalla progettazione dei servizi.

L’obiettivo dichiarato è garantire un livello uniforme di protezione dei minori in tutta l’Unione, evitando che le piattaforme debbano confrontarsi con 27 sistemi normativi differenti.

La scelta di rinviare le iniziative nazionali solleva però una questione sui tempi effettivi di applicazione delle nuove tutele. Durante il briefing, i giornalisti hanno chiesto se la normativa europea potrà diventare pienamente operativa soltanto nel 2028 e se, nel frattempo, il rinvio delle leggi nazionali rischi di lasciare i minori privi di nuove protezioni.

La Commissione non ha fornito una data precisa, ribadendo invece la necessità di accelerare i negoziati tra Parlamento europeo e Consiglio. Nel periodo transitorio, Bruxelles intende fare affidamento soprattutto sull’applicazione del Digital Services Act (DSA), che già impone obblighi specifici alle piattaforme online, compresi quelli relativi alla protezione dei minori.

Nello specifico, il portavoce UE Regnier ha sottolineato che il Kids Act sarà accompagnato da un’applicazione rigorosa del DSA, affinché le piattaforme siano chiamate a rispondere dei rischi connessi ai propri servizi.

[A cura di Simone Cantarini]

Didascalia: Social network [Solen Feyissa, via Wikimedia Commons]

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