Il futuro bilancio dell’Unione europea dovrà tenere insieme competitività e coesione sociale, evitando che la corsa al rafforzamento industriale e alla capacità di risposta alle crisi globali finisca per comprimere le risorse destinate ai territori, all’agricoltura e al welfare. È il messaggio emerso a Bruxelles durante l’evento “Prospettive per il bilancio dell’UE tra competitività e coesione sociale (QFP 2028–2034)”, organizzato da Legacoop e dedicato al prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea.
La giornata si è articolata in tre tavole rotonde tematiche, dedicate ai settori dell’agroalimentare, dell’industria e del welfare, con il coinvolgimento di eurodeputati, rappresentanti del mondo cooperativo e interlocutori istituzionali. I lavori sono poi confluiti in una sessione plenaria, nella quale esponenti delle istituzioni europee e del governo italiano si sono confrontati sulle prospettive del bilancio UE, sulle esigenze di competitività dei mercati e sulle risposte sociali necessarie per affrontare le grandi trasformazioni economiche e geopolitiche.
Al centro del confronto è emersa la necessità di costruire un bilancio europeo capace di muoversi su un doppio binario strategico: da un lato sostenere la competitività dell’economia europea, dall’altro preservare il modello sociale che rappresenta uno degli elementi distintivi dell’integrazione europea. Una sfida resa ancora più complessa dal contesto internazionale, segnato da tensioni geopolitiche, transizione energetica, instabilità delle catene globali del valore e crescente pressione sulla capacità produttiva e sociale dell’Europa.
“L’obiettivo della giornata è capire come nell’evoluzione del bilancio europeo possano trovare cittadinanza due elementi per noi imprescindibili delle future politiche europee: da un lato le politiche per la competitività, dall’altro il mantenimento di un modello che ha visto nella coesione sociale uno degli elementi centrali”, ha spiegato il presidente di Legacoop, Simone Gamberini.
Il nodo principale resta quello dell’allocazione delle risorse finanziarie. Nel dibattito è stata sottolineata l’esigenza di fare fronte comune per ottenere una maggiore disponibilità di fondi nel prossimo bilancio UE. Allo stesso tempo, è stata ribadita la necessità che le nuove risorse destinate alla competitività non vadano a detrimento delle dotazioni tradizionalmente riservate alla Politica agricola comune e ai fondi di coesione.
Per il mondo cooperativo, questo equilibrio rappresenta un punto politico essenziale. La costruzione di una nuova agenda europea per la competitività, infatti, non può essere separata dalla tenuta sociale dei territori, dalla tutela delle filiere agroalimentari, dal sostegno al lavoro e dalla capacità di garantire servizi e welfare di prossimità. Il rischio, emerso nel confronto, è che una lettura troppo ristretta della competitività finisca per privilegiare soltanto alcuni settori strategici, lasciando in secondo piano la dimensione sociale e territoriale dello sviluppo europeo.
Un negoziato che si preannuncia difficile
Il prossimo QFP 2028–2034 è considerato uno dei terreni decisivi su cui si misurerà la capacità dell’Unione europea di rispondere alle nuove priorità senza indebolire le politiche che hanno storicamente contribuito alla coesione tra Stati membri, regioni e comunità locali. Per Legacoop, la sfida è evitare una contrapposizione tra competitività e coesione, costruendo invece un bilancio capace di sostenere crescita, inclusione e resilienza sociale.
Intanto, il negoziato sul prossimo QFP si sta facendo serrato. Giovedì, la presidenza del Consiglio dell’Unione europea ha presentato una versione rivista del pacchetto negoziale per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) proponendo una riduzione complessiva di circa il 2% rispetto alla bozza originaria della Commissione europea.
Il pacchetto rivisto è inferiore di circa 32,8 miliardi di euro rispetto alla proposta presentata dalla Commissione nel luglio 2025. Nel complesso, rappresenterebbe circa l’1,23% del Reddito nazionale lordo dell’Unione (l’1,13%, escludendo i rimborsi del debito di NextGenerationEU).
Il settore più sensibile resta quello riguardante coesione, agricoltura e pesca. Il pacchetto ripristina parzialmente i finanziamenti per la pesca, portandoli a 2 miliardi di euro a prezzi correnti, anche se il livello rimane inferiore del 38,5% rispetto a quello attuale. Viene introdotta maggiore flessibilità per l’agricoltura e si richiama l’attenzione sul sostegno agli Stati membri a reddito più basso nell’ambito della politica di coesione.
Su competitività, difesa, sicurezza, ricerca e azione esterna viene proposta una riduzione uniforme di circa il 3,9%. Questi settori avevano registrato forti aumenti nella proposta della Commissione; le modifiche vengono presentate come una “moderazione della crescita” più che come veri e propri tagli. I finanziamenti resterebbero comunque nettamente superiori rispetto all’attuale QFP, mantenendo priorità come la prontezza della difesa e l’autonomia strategica.
Riguardo le altre rubriche, si nota nel piano della presidenza del Consiglio solo una riduzione marginale dello 0,5%, con la tutela di programmi come quelli per i territori d’oltremare e il programma Euratom.
Il quadro mantiene i Piani nazionali e regionali di partenariato al centro dell’attuazione della spesa, rafforzando al tempo stesso il ruolo delle regioni per evitare un’eccessiva centralizzazione. Prosegue inoltre il lavoro sul nuovo Fondo europeo per la competitività e sullo strumento di finanziamento esterno Global Europe.
Quanto proposto dalla presidenza del Consiglio dell’Unione europea si discosta fortemente dalla proposta negoziale presentata dal Parlamento europeo che lo scorso 28 aprile aveva adottato una posizione che portava la richiesta complessiva del prossimo QFP a circa 1.940 miliardi di euro, cioè circa 200 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione.
In una nota, i principali eurodeputati incaricati del bilancio a lungo termine dell’UE hanno respinto la proposta negoziale della presidenza cipriota, definendola “inadeguata alle realtà odierne” e osservando che fornisce un “segnale completamente sbagliato”. Secondo gli eurodeputati, riducendo del 2% la proposta complessiva della Commissione, suggerisce di fatto che le sfide dell’Europa richiedano meno interventi, non di più”.
[Video a cura di EU VIDEO NEWS]

