La Commissione europea esorta gli Stati membri dell’UE ad accelerare l’utilizzo dell’app per la verifica dell’età sviluppata dall’esecutivo europeo, con l’obiettivo di renderla disponibile entro la fine dell’anno. In una comunicazione diramata mercoledì 29 aprile, Bruxelles definisce l’app UE per la verifica dell’età la cui messa a punto era stata annunciata lo scorso 15 aprile “un passo fondamentale” per proteggere i minori da contenuti online “dannosi e inappropriati”, in un contesto in cui diversi governi nazionali stanno discutendo limiti più rigorosi per l’accesso dei minori ai social media e ad altri servizi digitali.
Presentando le linee guida in conferenza stampa a Strasburgo, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla sovranità tecnologica, alla sicurezza e alla democrazia, Henna Virkkunen, ha difeso la necessità di una soluzione europea comune. “Una verifica dell’età efficace e rispettosa della privacy è il prossimo tassello del puzzle che stiamo per completare, mentre lavoriamo per uno spazio online in cui i nostri figli siano al sicuro e in grado di utilizzarlo in modo positivo e responsabile, senza limitare i diritti degli adulti”, ha affermato.
UE, pronta l’app per verificare l’età e proteggere i minori online
Il punto centrale, per Bruxelles, è evitare che il mercato digitale europeo si frammenti in una molteplicità di sistemi nazionali non interoperabili. “Molti Stati membri hanno testato diverse soluzioni, inclusa la nostra. Poiché è fondamentale per noi creare un mercato digitale unico, vogliamo assicurarci di avere soluzioni interoperabili, non 27 sistemi diversi”, ha spiegato Virkkunen. Secondo la vicepresidente, il modello europeo potrà essere personalizzato dagli Stati membri, anche alla luce del fatto che in diversi Paesi “sono in corso attività per stabilire un’età minima per impedire ai minori di 14, 15 o 16 anni di accedere a determinati servizi”.
Gli Stati membri, spiega l’esecutivo comunitario, possono rendere disponibile l’app UE per la verifica dell’età come applicazione autonoma oppure integrarla nel portafoglio europeo di identità digitale. La raccomandazione specifica anche le azioni che i governi dovrebbero intraprendere per garantire la rapida disponibilità e l’interoperabilità della soluzione europea, in modo da assicurare che tutti i cittadini dell’UE abbiano accesso a un sistema di verifica dell’età efficace e rispettoso della privacy entro il 31 dicembre 2026.
Bruxelles delinea quattro principali azioni che possono essere portate avanti dagli Stati membri. La prima riguarda lo sfruttamento del modello UE, che può essere personalizzato in base alle esigenze di ciascun Paese e integrato con i portafogli europei di identità digitale. La seconda riguarda l’elaborazione di piani di implementazione per garantire una rapida adozione delle soluzioni di verifica dell’età. La terza azione consigliata da Bruxelles riguarda la collaborazione con i rispettivi coordinatori dei servizi digitali, gli altri Stati membri, la Commissione, i ricercatori e la società civile per l’implementazione delle soluzioni nazionali. Infine, l’esecutivo UE chiede che venga garantita la conformità a tutti gli standard di sicurezza informatica pertinenti attraverso una verifica indipendente da parte di terzi.
Virkkunen ha insistito in particolare sulla protezione dei dati personali e sulla sicurezza dello strumento. “È molto importante che l’app per la verifica dell’età protegga la privacy dei cittadini” ed “è molto importante anche l’aspetto della sicurezza”, ha dichiarato. Proprio per questo, ha spiegato, “l’app è stata rilasciata come open source. Chiunque può testarla. Il modello che abbiamo non è ancora il modello finale. È ancora in fase di sviluppo, ma quando verrà adottato dagli Stati membri, sarà completamente sicuro”.
La vicepresidente ha però riconosciuto che nessuna soluzione tecnologica può essere considerata del tutto inattaccabile o impossibile da aggirare, ad esempio attraverso l’uso di una Vpn. “Naturalmente è difficile avere soluzioni tecnologiche” che non siano aggirabili, ha ammesso Virkkunen, sottolineando tuttavia che finora non esisteva una soluzione di verifica dell’età utilizzabile in modo uniforme nell’intera Unione europea.
La raccomandazione si inserisce anche nel confronto tra Bruxelles e gli Stati membri sulle possibili restrizioni all’accesso dei minori ai social media. “Dal punto di vista dell’Unione europea è importante che tutte le proposte che gli Stati membri stanno avanzando e tutte le leggi che stanno adottando” siano in linea con il Digital Services Act, ha affermato Virkkunen. Allo stesso tempo, ha ricordato che “è anche competenza degli Stati membri stabilire limiti di età diversi per i propri cittadini”. Proprio per questo, secondo la vicepresidente, “sarebbe meglio avere un approccio europeo”.
La Commissione istituirà inoltre un sistema UE di verifica dell’età, con requisiti che i fornitori di attestazioni di età e soluzioni di verifica dell’età dovranno rispettare, specificando anche come i servizi che necessitano di verificare l’età delle persone potranno accertare l’affidabilità di tali fornitori. Bruxelles metterà anche a disposizione un elenco delle soluzioni di verifica dell’età che soddisfano standard di privacy e sicurezza equivalenti al modello UE e alle altre normative pertinenti.
Nella raccomandazione, Bruxelles precisa che verrà creato un elenco di fornitori affidabili di attestazioni di prova dell’età. Questi fornitori potranno verificare l’età dell’utente tramite uno dei meccanismi di onboarding supportati, come documenti di identità elettronici, passaporti o carte d’identità.
Bruxelles accusa Meta: minori sotto i 13 anni non adeguatamente protetti su Instagram e Facebook
Il dossier chiama direttamente in causa anche le grandi piattaforme digitali. Nell’Unione europea, ha osservato Virkkunen, i colossi del web “stanno facendo grossi affari”, ma “ci sono dei limiti su come fare affari a spese del benessere delle persone”. La vicepresidente ha citato in particolare TikTok, sostenendo che la piattaforma “ha un design che dà dipendenza, pensato per trattenere i minori online”. Secondo Virkkunen, “è vero che diverse compagnie forniscono degli strumenti” per verificare l’età degli utenti, “ma non sono molto efficaci”.
Per Bruxelles, la protezione dei minori online non può essere affidata soltanto alle famiglie. “Spesso, quando si tratta di tutela dei minori, si tende a scaricare la responsabilità su altri. Non si possono scaricare le proprie responsabilità addossandole solo ai genitori: tutti devono svolgere un ruolo in questo”, ha affermato Virkkunen.
La Commissione richiama infine il quadro del Digital Services Act anche nel caso di Meta. Sull’indagine che ha portato Bruxelles a rilevare una violazione del DSA per l’accesso a Instagram e Facebook da parte di minori di 13 anni, Virkkunen ha affermato che l’esecutivo europeo si aspetta “miglioramenti e un cambiamento nelle loro pratiche, per garantire la protezione dei minori, come previsto dal Digital Services Act”. “Quando i minori utilizzano servizi online, deve essere assicurato un livello molto elevato di privacy, sicurezza e protezione. Inoltre, secondo i termini e le condizioni di Meta, i minori sotto i 13 anni non dovrebbero avere accesso ai loro servizi”, ha aggiunto.
[a cura di Simone Cantarini]

