Le istituzioni europee esprimono il loro sostegno alla presidente della Corte Penale internazionale (CPI), Tomoko Akane, in risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. La nuova mossa di Washington contro la Corte dell’Aia apre un ulteriore terreno di frizione nei rapporti transatlantici, con Bruxelles che ribadisce la necessità di tutelare l’indipendenza dell’istituzione giudiziaria internazionale dalle pressioni esterne.
“La presidente von der Leyen e io siamo fermamente al fianco della Corte penale internazionale, della presidente Tomoko Akane e dei funzionari che ne sostengono la missione”, ha scritto mercoledì 19 agosto su X il presidente del Consiglio europeo António Costa. “La CPI contribuisce a rendere giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili al mondo. Per svolgere questo lavoro essenziale, i suoi giudici e funzionari devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne”. La stessa posizione è stata rilanciata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Le prese di posizione arrivano dopo che martedì l’amministrazione statunitense ha annunciato nuove sanzioni contro la presidente della CPI, la giapponese Tomoko Akane, e contro Abdoulaye Seye, avvocato senior dell’ufficio del procuratore originario del Senegal. Le misure comportano il congelamento degli eventuali beni detenuti dai due negli Stati Uniti e restrizioni nell’accesso al sistema finanziario americano.
A motivare la decisione è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha accusato i due funzionari di essere direttamente coinvolti nei tentativi della Corte di indagare, arrestare, detenere o perseguire esponenti di governi che non hanno accettato la giurisdizione della CPI. Washington contesta in particolare l’azione della Corte nei confronti di Stati Uniti e Israele, entrambi non aderenti allo Statuto di Roma. La Palestina è invece membro della CPI dal 2015, circostanza sulla quale la Corte fonda la propria competenza per indagare sui presunti crimini commessi nel territorio palestinese.
Rubio ha utilizzato toni particolarmente duri nei confronti dell’istituzione dell’Aia, definendola “un tribunale sovranazionale corrotto e irrimediabilmente politicizzato che ha deliberatamente abusato della propria autorità e oltrepassato il proprio mandato”. Il segretario di Stato ha aggiunto che gli Stati Uniti non tollereranno quello che Washington considera un attacco della Corte alla sovranità degli Stati.
La decisione rappresenta un nuovo passaggio della campagna avviata dall’amministrazione americana contro la CPI. Washington ha già colpito con sanzioni numerosi esponenti della Corte, in particolare in relazione alle indagini riguardanti Israele e al mandato d’arresto emesso nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Gli Stati Uniti non sono parte dello Statuto di Roma e respingono la pretesa della Corte di esercitare la propria giurisdizione sui cittadini di Paesi che non ne riconoscono l’autorità.
La Corte penale internazionale ha reagito duramente alle nuove misure statunitensi, definendole “un attacco flagrante contro l’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale”. Secondo la CPI, le misure rivolte contro giudici, procuratori e personale della Corte “minano lo Stato di diritto”.
Dura anche la reazione della Germania. “È profondamente sconfortante che siano proprio gli Stati Uniti a lanciare un attacco frontale al diritto penale internazionale e a colpire con sanzioni esponenti di primo piano della Corte penale internazionale”, ha dichiarato la ministra federale della Giustizia Stefanie Hubig, citata dalla televisione pubblica tedesca Tagesschau. La ministra ha ricordato il ruolo svolto dagli Stati Uniti nei processi di Norimberga contro i criminali nazisti e nella successiva affermazione del principio della responsabilità penale individuale per i crimini internazionali.
Il governo tedesco ha inoltre ribadito il proprio sostegno alla CPI. Un portavoce dell’esecutivo ha sottolineato che la Corte “ha chiamato a rispondere delle proprie azioni i responsabili dei crimini più gravi” e che sta “adempiendo al proprio mandato esattamente come previsto”, secondo quanto riportato da Euronews.
Anche i Paesi Bassi, che ospitano la Corte all’Aia, hanno criticato la decisione americana. Il ministro degli Esteri Tom Berendsen ha dichiarato che il governo olandese disapprova le sanzioni, secondo quanto riportato da Euronews. Tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea aderiscono allo Statuto di Roma.
[A cura di Simone Cantarini]

