Tre nuovi allarmi bomba hanno interessato nella mattinata di giovedì 5 novembre altrettanti voli in partenza o diretti in Italia, a due giorni da una serie di episodi analoghi che aveva coinvolto sette collegamenti aerei in diversi Paesi europei. In base alle prime informazioni disponibili, un volo Finnair proveniente da Helsinki è atterrato a Roma Fiumicino scortato da caccia dell’Aeronautica Militare, mentre un aereo Aer Lingus diretto da Dublino alla capitale italiana è stato dirottato su una base militare francese.
Un terzo velivolo, della compagnia Wizz Air, partito da Milano Malpensa e diretto a Varsavia, è stato invece costretto ad atterrare a Vienna. La successione delle minacce, che ha coinvolto compagnie e aeroporti di diversi Stati membri, ha portato anche la Commissione europea a seguire gli sviluppi della situazione, pur mantenendo cautela sull’eventuale esistenza di collegamenti tra gli episodi.
Tre nuovi allarmi nella mattinata del 5 novembre
Il primo episodio ha interessato un Airbus A320 della compagnia irlandese Aer Lingus, in volo da Dublino a Roma Fiumicino. Dopo aver ricevuto una segnalazione relativa alla possibile presenza di un ordigno a bordo, l’aereo è stato dirottato verso la base aerea militare di Évreux, in Normandia, dove è atterrato in sicurezza. A bordo si trovavano 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio.
Le autorità francesi hanno disposto le verifiche del caso, mentre l’ufficio del primo ministro Sébastien Lecornu ha confermato di seguire la situazione. Secondo le informazioni diffuse dall’Associated Press, gli artificieri militari francesi sono intervenuti per ispezionare l’aeromobile.
Un secondo allarme è scattato per un volo Finnair proveniente da Helsinki e diretto a Roma Fiumicino. L’aereo è atterrato regolarmente nello scalo romano intorno alle 9:30, dopo essere stato scortato da caccia dell’Aeronautica Militare italiana.
Le segnalazioni anonime relative alla presunta presenza di esplosivi hanno fatto scattare le procedure di sicurezza, con l’intervento degli artificieri della Polizia per le operazioni di bonifica. Secondo quanto riferito da fonti aeroportuali all’ANSA, le verifiche si sono svolte regolarmente e senza ripercussioni sull’operatività dello scalo.
Il terzo caso ha riguardato un Airbus A321 della compagnia Wizz Air, decollato alle 7 da Milano Malpensa e diretto a Varsavia. Durante il volo è stata ricevuta una minaccia bomba che ha indotto il comandante a modificare la rotta e ad atterrare all’aeroporto di Vienna, come confermato dalla compagnia aerea.
La Commissione europea: “Monitoriamo la situazione, coinvolta anche EASA”
La successione degli allarmi ha richiamato l’attenzione della Commissione europea, che sta seguendo gli sviluppi in coordinamento con gli Stati membri interessati e con l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea (EASA).
“Qualsiasi minaccia contro i civili è inaccettabile. Garantire la sicurezza dei cittadini rimane una priorità”, ha dichiarato a Focus Europe Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea per i Trasporti.
“Stiamo monitorando attentamente la situazione e siamo in contatto con gli Stati membri interessati. Anche l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) è coinvolta”, ha aggiunto la portavoce, confermando il monitoraggio a livello europeo.
Bruxelles ha tuttavia ricordato che la gestione operativa delle minacce e le relative indagini rimangono principalmente di competenza degli Stati membri. “La responsabilità di valutare le minacce alla sicurezza, indagare sugli incidenti e attuare le opportune misure di sicurezza aerea spetta principalmente alle autorità nazionali competenti, in collaborazione con i gestori aeroportuali, le compagnie aeree e le forze dell’ordine”, ha precisato Itkonen.
Quanto all’eventualità che la ripetizione degli allarmi possa essere riconducibile a un’azione coordinata, la Commissione mantiene una posizione prudente. “È prematuro trarre conclusioni sull’eventuale collegamento tra gli episodi segnalati”, ha sottolineato la portavoce, ricordando che le indagini nazionali sono tuttora in corso.
I sette allarmi del 3 novembre e le indagini in Italia
Gli episodi di giovedì seguono quelli registrati martedì 3 novembre, quando almeno sette voli erano stati interessati da segnalazioni relative alla possibile presenza di esplosivi a bordo. Tutti gli allarmi si erano rivelati falsi, ma avevano determinato l’attivazione delle procedure di emergenza in diversi aeroporti europei.
In Italia, due voli Ryanair provenienti rispettivamente da Lisbona e Dublino erano stati sottoposti a controlli dopo l’invio di una mail anonima alla società Aeroporti di Roma, nella quale veniva segnalata la presenza di ordigni sui due velivoli. Per il collegamento da Dublino erano decollati anche due Eurofighter dell’Aeronautica Militare, che avevano scortato l’aereo fino all’atterraggio a Fiumicino.
Le successive operazioni di bonifica su aeromobili, bagagli e passeggeri avevano dato esito negativo. Sull’origine della segnalazione sono stati avviati accertamenti da parte della Polizia di frontiera aerea e della Polizia postale.
Nella stessa giornata erano stati coinvolti anche due voli diretti a Varsavia, operati da LOT Polish Airlines e SAS Scandinavian Airlines, un collegamento Ryanair tra Manchester e Murcia, in Spagna, e due voli diretti a Sofia, in Bulgaria, provenienti rispettivamente da Bergamo e Dublino.
Le verifiche effettuate dalle autorità competenti non avevano individuato ordigni. Un episodio analogo si era già verificato il 2 novembre, quando un volo Wizz Air da Londra Luton a Sofia era stato dirottato a Budapest dopo una minaccia bomba.
L’ipotesi di una campagna coordinata
La concentrazione degli allarmi nell’arco di pochi giorni, con segnalazioni rivolte a compagnie aeree e collegamenti differenti, ha sollevato interrogativi sull’eventuale esistenza di una campagna coordinata finalizzata a perturbare il traffico aereo europeo.
Secondo le analisi di esperti di sicurezza riportate dal Financial Times, la ripetizione delle minacce potrebbe avere l’obiettivo di provocare disagi alle compagnie aeree e agli aeroporti, costringendo le autorità ad attivare procedure straordinarie anche in assenza di un pericolo effettivo.
Si tratta tuttavia di una possibilità ancora priva di conferme investigative. Le autorità non hanno finora attribuito le segnalazioni a organizzazioni specifiche o ad attori statali, né sono stati resi pubblici elementi sufficienti per ricondurre la serie di episodi a un’unica operazione.
Didascalia: immagine illustrativa. [Tuan Vy via Pexels]

