Il 21mo pacchetto di sanzioni contro la Russia, approvato giovedì dai Paesi UE dopo negoziati lunghi e complessi, ha suscitato una forte reazione da parte della Cina che venerdì ha annunciato l’imposizione di un divieto, con effetto immediato, all’esportazioni di articoli “dual use” verso 14 entità con sede nell’Unione europea.
In una nota, il ministero del Commercio di Pechino ha dichiarato che tale misura è volta a salvaguardare la sicurezza e gli interessi nazionali. Alle aziende esportatrici è pertanto vietato esportare i cosiddetti beni a duplice uso, ovvero beni con applicazioni sia civili che militari, verso le aziende dell’UE interessate. Inoltre, è vietato a individui o organizzazioni stranieri fornire a queste aziende tali beni originari della Repubblica Popolare Cinese.
Interrogata durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont sulla decisione di Pechino, la portavoce capo della Commissione UE, Paula Pinho, ha confermato che Bruxelles sta analizzando le misure, sottolineando che attualmente è preparazione un coordinamento con gli Stati membri e con le aziende interessate. “Chiederemo chiarimenti alle nostre controparti cinesi per comprendere meglio ciò che è in gioco”, ha affermato Pinho.
Il 21º pacchetto di sanzioni ha colpito 52 nuove entità, di cui 14 con sede nella Cina continentale o a Hong Kong, accusate di sostenere il complesso militare-industriale russo o di contribuire all’elusione dei controlli europei sulle esportazioni.
Le società sono state inserite nell’allegato IV del regime sanzionatorio, che impone restrizioni rafforzate sulla vendita di beni e tecnologie dual use, con particolare riferimento a microelettronica, macchine utensili a controllo numerico e apparecchiature per la produzione di semiconduttori. Tra le aziende indicate figurano Pixel Devices Limited, Xiefeng (HK) International Electronics, Corp-Link International Forwarding e Dalian Unimatic Trading.
Secondo il ministro del Commercio cinese, ha criticato Bruxelles per aver inserito nelle sanzioni 14 imprese della Cina continentale e di Hong Kong e ha definito la decisione europea un’azione “grave” o “odiosa”. Il ministero ha quindi presentato le restrizioni come una risposta necessaria per tutelare la sicurezza e gli interessi nazionali e adempiere agli obblighi internazionali di non proliferazione.
Nell’elenco diramato dal ministero del Commercio cinese figurano le italiane Lafert e Garnet, le tedesche Rheinmetall, Sindlhauser Materials e Antraco Chemie, le francesi Cavok UAS, III-V Lab e InPACT, le polacche Vigo Photonics e il Politecnico di Breslavia, la ceca Tatra Trucks nella Repubblica Ceca, l’olandese IHC, la bulgara Opticoelectron e la lituana Ekspla in Lituania.
Nella nota diramata da Pechino, si afferma inoltre che alle organizzazioni e agli individui stranieri è vietato trasferire o fornire articoli a duplice uso originari della Cina alle entità, mentre gli esportatori cinesi possono richiedere l’autorizzazione in casi eccezionali.
Come sottolinea Reuters, la lista di controllo delle esportazioni di Pechino ha solitamente preso di mira in questi anni soprattutto entità statunitensi e giapponesi. Tuttavia, ad aprile, la Cina ha inserito nella lista sette entità europee a causa della vendita di armi a Taiwan, in un raro caso di sanzioni mirate all’Europa e collegate alla questione di Taiwan.
