Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 23 luglio il 21° pacchetto di misure restrittive contro la Russia, il più ampio per numero di designazioni degli ultimi quattro anni. Il testo introduce 218 nuove sanzioni, 48 a carico di persone fisiche e 170 di entità, e interviene su settori bancario, energetico, militare-industriale e delle criptovalute.

L’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha dichiarato che il pacchetto “include il maggior numero di designazioni degli ultimi quattro anni” e che colpisce oltre un centinaio di banche e operatori cripto, più di quaranta navi della flotta ombra e diverse raffinerie in Russia e Bielorussia.

Il pacchetto impone il congelamento dei beni e il divieto di mettere fondi a disposizione di 94 banche e istituzioni finanziarie russe, oltre che di una figura di rilievo del sistema bancario del Paese. Il divieto di transazioni viene esteso a ulteriori 33 istituti di credito russi, a una banca kirghiza collegata al sistema di messaggistica finanziaria SPFS e ad altre tre banche non russe accusate di aggirare le sanzioni.

Sul fronte cripto, l’UE aggiunge quattro nuove designazioni legate alla rete A7, comprese le sue recenti ramificazioni verso l’Africa. Il divieto di transazioni si estende inoltre a 14 piattaforme di servizi cripto con sede in Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Per la prima volta, il pacchetto introduce la possibilità di un divieto totale nei confronti di Paesi terzi che ospitano piattaforme cripto usate dalla Russia per eludere le sanzioni, uno strumento pensato come deterrente verso i governi meno collaborativi.

La rete A7, fondata nel 2024, è controllata in maggioranza dall’oligarca israelo-moldavo Ilan Shor, già coinvolto nella frode bancaria moldava del 2014 costata un miliardo di dollari a tre istituti del Paese. Tra i soci di minoranza figura Promsvyazbank, banca statale russa che sostiene il complesso militare-industriale del Paese e già sanzionata dal Regno Unito.

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Tetto al prezzo del petrolio e stretta sulla flotta ombra

Il pacchetto congela per dodici mesi, fino al 15 luglio 2027, il meccanismo di adeguamento automatico del tetto al prezzo del petrolio russo, fissato a 44,10 dollari al barile. La sospensione evita un adeguamento al rialzo che sarebbe scattato per effetto della chiusura dello Stretto di Hormuz sui mercati energetici, ed è prevista una revisione intermedia della misura.

Sulla flotta ombra, l’UE estende i criteri di designazione anche alle navi che offrono servizi di supporto, incluso il rifornimento in mare, e aggiunge 41 nuove imbarcazioni alla lista, portando il totale a 673. Vengono inoltre designate otto entità e un individuo attivi nell’ecosistema della flotta ombra, tra cui, per la prima volta, un’agenzia di equipaggio (crewing agency) al servizio delle navi sanzionate.

Resta invece un margine di manovra per il commercio di gas naturale liquefatto (GNL). Su richiesta della Grecia, che dispone di una consistente industria armatoriale già colpita dal 19° pacchetto, l’UE ha introdotto un’esenzione che consente alle imprese europee di continuare a trasportare GNL russo verso Paesi terzi nell’ambito di contratti preesistenti, insieme a un nuovo obbligo di notifica per la vendita di petroliere GNL. Il compromesso ha permesso di sbloccare un pacchetto rinviato tre volte per le resistenze di Atene.

Raffinerie e altre fonti di reddito

Il pacchetto designa 18 entità e un individuo nel settore petrolifero, tra cui tre raffinerie russe e la raffineria bielorussa di Mozyr, sanzionata per il sostegno al regime di Aleksandr Lukashenko. Viene inoltre introdotto un divieto di transazioni, con entrata in vigore tra sei mesi, nei confronti di una raffineria georgiana che lavora greggio russo a Kulevi, e cinque operatori petroliferi vengono aggiunti alla lista per aver aggirato il divieto di acquisto di greggio e prodotti petroliferi russi.

Sul fronte delle infrastrutture critiche, l’UE designa un importante fornitore energetico transfrontaliero e una figura di rilievo delle Ferrovie russe, oltre a estendere il divieto di transazioni a due porti e quattro aeroporti russi.

Ulteriori misure riguardano l’oro e i diamanti, con sette entità designate nel settore aurifero e una tra le principali società del commercio di diamanti, oltre a diverse realtà attive nell’estrazione mineraria e nella metallurgia.

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Complesso militare-industriale e controlli all’export

Il pacchetto introduce 56 nuove designazioni legate al complesso militare-industriale russo, di cui 37 direttamente collegate alla produzione e alla catena di fornitura dei droni a lungo raggio. Altre 51 entità vengono aggiunte alla lista dei soggetti sottoposti a controlli più rigidi sull’export di beni e tecnologie a duplice uso, tra cui realtà con sede in Cina, compresa Hong Kong, India, Kazakhstan, Kirghizistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, accusate di favorire l’aggiramento delle restrizioni su microelettronica, macchine utensili a controllo numerico e attrezzature per la lavorazione dei semiconduttori.

Il pacchetto amplia inoltre il divieto di esportazione a ulteriori beni utilizzati dall’industria militare russa, tra cui polveri di nichel, leghe metalliche per rivestimenti anticorrosione di motori aeronautici, polveri di berillio e componenti specifici per droni. Vengono anche introdotte nuove restrizioni all’importazione di beni che generano un fatturato superiore a 60 milioni di euro per la Russia, tra cui minerali di rame, nichel e piombo.

Propaganda e crimini di guerra

Otto persone vengono sanzionate per la diffusione di propaganda bellica russa. Tra queste figura il ministro dello Sport russo, Mikhail Degtyarev, che nel provvedimento UE viene descritto come “soldato di Putin”, e il consigliere di Vladimir Putin, Vladimir Medinsky, già a capo della delegazione russa ai negoziati di pace del 2025, indicato come figura centrale nell’apparato propagandistico del Cremlino anche per il suo ruolo nella riabilitazione di soldati russi attraverso lo sport e nello sviluppo di infrastrutture sportive nei territori ucraini occupati.

Il commissario europeo per la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef, ha definito le designazioni “un segnale chiaro”, promettendo ulteriori iniziative del blocco comunitario.

Il pacchetto designa inoltre un maggiore generale russo per il coinvolgimento in torture, esecuzioni e oltraggio ai cadaveri di militari ucraini, compresi prigionieri di guerra, misura che si aggiunge alle designazioni adottate il 13 luglio nell’ambito del regime sanzionatorio sui diritti umani.

Il testo introduce infine la base legale per un divieto di ingresso nell’UE esteso a combattenti ed ex combattenti delle forze armate russe e dei gruppi ad esse legati, sebbene l’entrata in vigore della misura sia rimandata a una decisione successiva del Consiglio. Un funzionario UE ha riferito che la Commissione punta ad avere una proposta operativa pronta “idealmente in ottobre”.

Nessun accordo UE sul 21mo pacchetto di sanzioni alla Russia, congelato fino al 23 luglio il tetto al petrolio

Non tutte le proposte hanno superato il vaglio degli Stati membri. La Bulgaria ha bloccato l’inserimento del patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, nella lista. La proposta estone di sanzionare lo stabilimento irlandese di allumina Aughinish non è passata perché ancora oggetto di indagine. La Francia, secondo quanto riportato da Le Monde, ha giudicato prematuro sanzionare la propagandista russa Xenia Fedorova.

I lavori sul prossimo round di sanzioni sono già iniziati. Il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, ha proposto di colpire la società russa dell’energia nucleare Rosatom, mentre il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha suggerito l’inserimento di Gazprombank nella lista delle entità sanzionate. Entrambe le proposte incontrano resistenze: la Germania ha dato il via libera al coinvolgimento di Rosatom in un nuovo impianto nucleare nel nord-ovest del Paese, mentre un funzionario UE ha spiegato che Gazprombank resta necessaria per gestire “operazioni commerciali ancora legittime”.

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