Cresce in Europa la preoccupazione di un’intensificazione degli attacchi ibridi da parte della Russia che nei prossimi mesi potrebbero diventare più frequenti. A riferirlo è un rapporto dell’Agenzia danese di intelligence per la difesa (Forsvarets Efterretningstjeneste, FE). Il documento giunge in concomitanza con gli allarmi di possibili attacchi con droni su Italia, Francia e Spagna lanciato dal quotidiano spagnolo El Mundo e a una settimana dal lancio di un razzo di segnalazione da parte di una fregata russa contro un elicottero danese nel Mar Baltico, al largo di Gedser.

Presentato giovedì in conferenza stampa a Kastellet, il rapporto delinea un’ampia tipologia di attacchi che vanno dai cyberattacchi di vasta portata per funzioni di importanza sociale e attacchi di sabotaggio con un elevato rischio di lesioni.

“La situazione è grave e la prendiamo sul serio”, ha dichiarato il ministro della Difesa danese, Jeppe Bruus, durante la conferenza. La valutazione dell’intelligence militare danese precisa, inoltre, che esiste un “rischio basso” ma crescente che la Russia lanci un attacco militare limitato contro uno o più paesi NATO confinanti con la Russia. “È improbabile che la Russia dia inizio a un’invasione vera e propria di un Paese NATO, ma non possiamo escluderlo”, ha affermato il direttore dell’FE, Thomas Ahrenkiel, citato dai media danesi, osservando che il fatto che l’intelligence non possa escluderlo è una novità, continua il capo di FE.

FE stima che alla Russia occorrono almeno sei mesi per prepararsi a un’effettiva invasione di un Paese NATO. Il ministro della Difesa, Bruus ha poi precisato che nella valutazione “non si parla di attacchi militari contro il Regno di Danimarca”, precisando che ciò vale anche per la Groenlandia e le Isole Faroe.

Nello specifico il rapporto rivela che la Russia potrebbe intensificare ulteriormente la propria guerra ibrida contro l’Occidente e la NATO già nei prossimi mesi, aumentando la frequenza degli attacchi e producendo conseguenze più gravi rispetto al passato. Secondo l’FE, Mosca potrebbe ricorrere in particolare ad attacchi informatici distruttivi in grado di compromettere funzioni essenziali della società e ad azioni di sabotaggio con un rischio elevato di provocare feriti.

Il cambiamento, sottolinea il rapporto, riguarda anche gli obiettivi delle operazioni russe. Se finora gli attacchi ibridi erano rivolti soprattutto a creare paura nelle società occidentali e a ridurre il consenso verso il sostegno all’Ucraina, Mosca avrebbe iniziato a puntare sempre più direttamente sulle infrastrutture che consentono agli aiuti di arrivare a Kyiv. Tra gli esempi citati figurano il sabotaggio di aziende dell’industria della difesa e delle linee ferroviarie utilizzate per trasportare materiale militare verso l’Ucraina.

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Gli scenari possibili

La novità più rilevante della valutazione danese riguarda il terreno propriamente militare. Come sottolineato L’FE considera infatti “basso, ma crescente” il rischio che la Russia possa lanciare un attacco militare limitato contro uno o più Paesi NATO confinanti con il territorio russo. Uno scenario che, secondo Copenhagen, potrebbe materializzarsi anche se la guerra in Ucraina dovesse proseguire e prima che Mosca abbia ricostituito forze sufficienti per sostenere un conflitto regionale contro l’Alleanza.

Un’azione di questo tipo viene descritta dall’intelligence come una scelta “disperata” da parte russa, ma potrebbe comunque verificarsi nell’arco dei prossimi mesi. Per l’intelligence danese, l’obiettivo sarebbe duplice, ovvero costringere i Paesi europei a spostare risorse dal sostegno militare all’Ucraina e mettere alla prova la coesione della NATO, nella speranza che gli alleati non riescano a concordare una risposta comune.

Tra gli scenari ipotizzati dal rapporto figura anche un singolo attacco con armi a lungo raggio contro infrastrutture utilizzate per sostenere l’Ucraina. In seguito, Mosca potrebbe sostenere che il missile o il drone abbia colpito territorio NATO a causa delle interferenze elettroniche ucraine. Il rapporto prende in considerazione anche una possibile operazione sotto falsa bandiera (false flag), per esempio attraverso l’impiego di droni di fabbricazione ucraina contro un Paese dell’Alleanza, così da rendere più difficile attribuire immediatamente la responsabilità dell’attacco.

Un’altra possibilità è l’utilizzo di piccoli contingenti militari russi, eventualmente privi di contrassegni nazionali, all’interno di Paesi NATO confinanti con la Russia. L’FE ritiene tuttavia probabile che una simile operazione sarebbe preceduta dal rafforzamento delle forze regolari russe nelle aree di confine, in modo da poter affrontare un’eventuale risposta dell’Alleanza. Una mobilitazione del genere richiederebbe diversi mesi e, secondo gli analisti danesi, sarebbe difficile da nascondere.

Il documento distingue però nettamente questi scenari da una vera e propria invasione di un Paese NATO, precisando di non vedere al momento segnali di preparativi russi per un’offensiva su larga scala condotta con forze regolari. Anche qualora Mosca decidesse di intraprendere un simile percorso, avrebbe comunque bisogno di almeno sei mesi per preparare e concentrare le forze necessarie. Uno scenario che viene giudicato “improbabile”, anche se non può essere completamente escluso.

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La Russia sta testando la risposta della NATO

Come già sottolineato in più di un’occasione sia dai vertici UE che dai leader dei Paesi europei, la Russia starebbe testando sempre di più le capacità NATO, in particolare la capacità e della volontà degli alleati di reagire unitariamente, con una particolare attenzione al ruolo degli Stati Uniti e del loro presidente Donald Trump. La valutazione dell’intelligence danese sottolinea il deterioramento complessivo del quadro di sicurezza europeo, come dimostrato dal costante aumento di casi di sabotaggio, cyberattacchi distruttivi e incursioni di droni, insieme a un comportamento più aggressivo delle forze russe nel Baltico. L’FE cita in particolare quello del 14 settembre 2026, quando una fregata russa al largo di Gedser avrebbe lanciato segnali luminosi verso un elicottero militare danese: secondo l’intelligence, si tratta dell’episodio più grave finora registrato contro unità danesi.

Nel rapporto viene citato anche il tentato attacco con droni contro l’aeroporto di Lipsia/Halle – il primo con esplosivi – avvenuto lo scorso 4 agosto e che, secondo le autorità tedesche, sarebbe stato pianificato in Russia per diversi mesi. L’intelligence ricorda poi anche i numerosi schianti di droni russi e, in alcuni casi, anche di missili in Paesi NATO confinanti con l’Ucraina.

L’allarme lanciato dall’intelligence danese giunge praticamente in concomitanza con le indiscrezioni rivelate nei giorni scorsi dal quotidiano spagnolo El Mundo sul rischio di attacchi con droni Gerbera lanciati da navi della flotta ombra russa di stanza nel Mediterraneo e in grado di colpire Paesi come Francia, Italia e Spagna.

Secondo El Mundo, diversi governi europei sarebbero stati informati dell’esistenza di un allarme dell’intelligence statunitense su una possibile operazione russa con droni contro un Paese NATO.

Come ricorda il quotidiano spagnolo, le informazioni avrebbero cominciato a circolare dopo il viaggio a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, il 25 agosto, durante il quale, secondo Wall Street Journal, avrebbe avvertito la Russia contro eventuali attacchi o provocazioni nei confronti dell’Alleanza Atlantica.

Fonti citate dal quotidiano spagnolo affermano che anche Spagna, Francia e Italia sarebbero state informate del rischio di una possibile operazione. Diversi analisti della difesa riferiscono inoltre di essere a conoscenza di un rapporto della CIA, circolato tra alcune cancellerie europee e considerato particolarmente credibile dalle autorità francesi. In questo contesto viene letta anche la decisione del presidente Emmanuel Macron di riunire prima il Consiglio di Difesa, il 16 settembre, e successivamente i leader dei principali partiti e i candidati alle presidenziali del 2027.

Le rassicurazioni del segretario generale della NATO

Di fronte alla minaccia sempre più concreta di sabotaggi e attacchi con droni, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha assicurato che l’Alleanza atlantica dispone delle capacità per gestire tali minacce.

Intervenendo giovedì a New York a un evento commemorativo degli attentati dell’11 settembre 2001, Rutte ha affermato di ritenere che il crescente numero di incidenti con armi ibride nei paesi della NATO dimostri che il presidente russo Vladimir Putin sta perdendo la guerra in Ucraina, giunta ormai al quinto anno, e che il modo migliore per rispondere sia quello di fornire più armi alle forze armate ucraine.

“Tutte le opzioni di risposta sono a nostra disposizione e useremo tutto ciò che sarà necessario”, ha dichiarato Rutte, il quale ha voluto rassicurare i cittadini dei 32 Paesi membri dell’Alleanza atlantica. “Putin si trova in una brutta situazione”, ha detto Rutte. “Non sta vincendo la guerra in Ucraina”.

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