“Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora”. Con queste parole, pronunciate ai giornalisti mentre si recava in Algeria, prima e storica tappa del suo tour in Africa, Papa Leone XIV risponde agli attacchi lanciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che domenica sera sul suo social network Truth ha affermato di non ritenere che il leader della Chiesa cattolica, nato negli Stati Uniti, stia “facendo un buon lavoro”, suggerendo inoltre che il Pontefice dovrebbe “smettere di assecondare la sinistra radicale”.
Gli attacchi di Trump sono giunti il giorno dopo la veglia di preghiera per la pace in San Pietro, durante la quale Leone XIV ha denunciato “il delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo” ed esortato: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo per Algeri, il Papa ha però evitato accuratamente di trasformare la replica in un corpo a corpo politico con la Casa Bianca. “Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui (Trump)”, ha osservato. Tuttavia, Leone XIV ha contestato la strumentalizzazione del messaggio cristiano portata avanti dall’attuale amministrazione americana: “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo”. E ancora: “Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi”.
Per il Papa, infine, “troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”.
Il tentativo di Trump di zittire il Papa
A suscitare l’ira di Trump sarebbero state soprattutto le parole di Papa Leone XIV contro la guerra in Medio Oriente e l’appello, inviato martedì ai cittadini statunitensi, a contattare i membri del Congresso per manifestare il loro disappunto nei confronti di Donald Trump e della sua minaccia nei confronti dell’intera civiltà iraniana.
Parole che segnano un salto di qualità in uno scontro iniziato già diversi mesi fa. La scorsa settimana il sito The Free Press aveva per primo riportato la notizia – poi ripresa a livello internazionale – di un acceso incontro al Pentagono, lo scorso gennaio, con il nunzio apostolico, il cardinale Christophe Pierre, nel quale un funzionario Usa avrebbe evocato lo spettro del papato ad Avignone. Nonostante i successivi tentativi di smentita da parte dell’amministrazione Usa e del Vaticano rispetto alle ricostruzioni giornalistiche, lo scontro tra la Santa Sede e la Casa Bianca appare quanto mai evidente. Non solo: il sito americano aveva sottolineato nell’articolo – a firma dell’italiano Mattia Ferraresi – la decisione del Papa di declinare l’invito di Trump e del vicepresidente Usa JD Vance a partecipare al 250° anniversario dell’indipendenza, il prossimo 4 luglio, preferendo invece compiere una visita sull’isola di Lampedusa, simbolo della crisi migratoria nel Mediterraneo.
Un’ondata generale di indignazione
Le parole durissime di Trump contro il Papa hanno sollevato un’ondata di indignazione, a partire dalla stessa Chiesa cattolica americana. Monsignor Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale statunitense, si dice “rattristato” dal fatto che Trump abbia scelto di scrivere parole “così offensive sul Santo Padre” e precisa: “Papa Leone non è il suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.
Da parte sua, la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha espresso “rammarico” per le parole rivolte al Pontefice da Trump, ricordando che “il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace”. I vescovi italiani aggiungono che, “in un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali”, la sua voce rappresenta “un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità”.
Condanne sono giunte anche dalla politica. Sul fronte della maggioranza, le prese di posizione più rilevanti sono arrivate dai due vicepremier. “Se c’è una persona che si sta spendendo sul tema della pace e sulla soluzione del conflitto è Papa Leone – ha detto il vicepremier leghista Matteo Salvini a Telelombardia –. Attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare”.
Sulla stessa linea Antonio Tajani, che ha scelto di non discostarsi dal sostegno al Pontefice: “Io nutro grandissimo rispetto nei confronti del Santo Padre, un uomo forte, determinato che parla di fede e parla di pace fin dal primo giorno che è stato eletto Papa. Credo e condivido profondamente il suo pensiero, lo dico da cristiano, quando dice che la pace è un impegno che riguarda ciascuno di noi”, ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri.
Nella maggioranza sono poi intervenuti anche altri esponenti. La presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, ha espresso lo sgomento del partito di fronte agli attacchi al Pontefice, osservando che “il richiamo alla pace, all’unità e alla responsabilità condivisa, anche nei momenti in cui questi trovano difficile applicazione, resti una guida imprescindibile non solo per i credenti cattolici ma per l’umanità intera”. Il vicepresidente del Senato e senatore della Lega Gian Marco Centinaio ha invece osservato che “in un mondo attraversato da drammatici conflitti, è bene che restino sempre alte le voci che richiamano alla pace”. Da parte sua, il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha espresso “solidarietà piena e convinta” a Leone XIV dopo le “inopportune parole” di Trump.
Forte anche il richiamo delle opposizioni. Secondo la segretaria del Partito democratico (Pd), Elly Schlein, “con gli attacchi e le minacce al Papa il presidente Trump sposta oltre ogni tollerabilità il metodo di arroganza che lo ha fin qui caratterizzato”. Per Schlein, “insultare il Papa per il suo fortissimo richiamo alla pace, al dialogo e alla dignità umana è un atto gravissimo, che rivela fino in fondo la cultura della sopraffazione di chi non tollera voci libere”.
Dure anche le parole del presidente del Movimento 5 stelle (M5S), Giuseppe Conte, che in un messaggio su Facebook ha affermato che le parole di Papa Leone XIV “sono la migliore reazione agli attacchi insostenibili e inqualificabili arrivati da Trump”. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha invece parlato di un attacco “semplicemente vergognoso”, sostenendo che “difendere Leone XIV è oggi un dovere non solo per i cattolici ma anche e soprattutto per i laici”.

