L’Ucraina non avrebbe ricevuto alcun avvertimento preventivo dai suoi partner occidentali prima del lancio dei missili balistici russi diretti contro Kyiv. È quanto denunciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo l’attacco che nella notte tra lunedì (12 ottobre) e martedì (13 ottobre) ha colpito la capitale ucraina.

Secondo Zelensky, un missile balistico russo ha raggiunto una centrale termoelettrica della città, la CHP-4, una delle infrastrutture energetiche considerate strategiche. “Un attacco con missili balistici russi contro Kyiv. Ancora una volta, nessun preavviso da parte dei nostri partner”, ha scritto il presidente ucraino sui social.

L’attacco ha provocato almeno due vittime e circa venti feriti, secondo Vitali Klitschko, sindaco di Kyiv. Un edificio residenziale nel distretto di Desnianskyi è stato inoltre colpito durante l’offensiva. Giornalisti dell’Agence France-Presse presenti nella capitale hanno riferito di aver udito diverse esplosioni.

La questione dell’allerta preventiva assume particolare rilievo per Kyiv, che dipende in misura significativa dall’intelligence fornita dagli alleati occidentali, soprattutto dagli Stati Uniti, per individuare i movimenti delle forze russe e prepararsi agli attacchi. Zelensky ha sostenuto che i sistemi ucraini avrebbero rilevato i missili soltanto quando questi erano già prossimi alla capitale.

L’episodio rappresenta inoltre un’anomalia rispetto alla gestione abituale degli attacchi contro Kyiv. Nella notte tra lunedì e martedì, infatti, i residenti hanno riferito di aver sentito le esplosioni prima dell’attivazione delle sirene antiaeree. Secondo funzionari ucraini, il fenomeno potrebbe essere legato all’utilizzo da parte della Russia di missili particolarmente difficili da rilevare oppure a problemi tecnici nei sistemi di allerta.

“L’Ucraina ha sostenuto un cessate il fuoco energetico. La Russia sta prendendo di mira un’altra centrale elettrica e le vite del nostro popolo. E questo è assolutamente ingiusto”, ha dichiarato il presidente. “Stanno distruggendo la nostra infrastruttura energetica, e l’Ucraina non riceve nemmeno preavvisi anticipati sui lanci di missili balistici”.

L’attacco arriva infatti in un momento politicamente delicato per i rapporti tra Washington e Kyiv. Domenica (11 ottobre) il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato attraverso il suo social Truth un “cessate il fuoco energetico” tra Russia e Ucraina, sostenendo che i due Paesi avessero concordato di interrompere gli attacchi a lunga gittata contro infrastrutture energetiche, comprese centrali elettriche e raffinerie.

L’effettiva portata dell’accordo, tuttavia, è rimasta poco chiara. L’attacco contro la CHP-4 solleva nuovi interrogativi sulla sua applicazione e sulle modalità con cui dovrebbe essere verificato il rispetto della tregua.

Trump ha inoltre intensificato nelle ultime settimane le critiche nei confronti di Zelensky, accusandolo di sostenere gli attacchi contro le raffinerie russe e minacciando, in caso di nuove offensive ucraine, di ridurre la condivisione di intelligence e la fornitura di armi statunitensi. Sabato il presidente statunitense aveva persino affermato che fosse “tempo che l’Ucraina scelga un nuovo presidente”.

Secondo quanto riferisce Zelensky, gli attacchi ucraini si sono fermati per venire incontro alla proposta della Casa Bianca, mentre quelli russi sono proseguiti. E proprio mentre Kyiv sostiene di aver rispettato l’intesa, l’assenza di informazioni preventive da parte dei suoi partner occidentali rischia di alimentare la sensazione di un’Ucraina sempre più sola di fronte all’offensiva russa.

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