L’Ucraina ha colpito ieri (15 ottobre) una raffineria di petrolio russa, dopo che il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Kyiv avrebbe rinunciato alla tregua sugli impianti energetici annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, criticando inoltre la disponibilità di Trump a stringere accordi con Mosca.

Allontanandosi di fatto dalla richiesta di Trump che l’Ucraina cessasse gli attacchi alle raffinerie russe e criticando apertamente il presidente americano, Zelensky rischia di aggravare la più grave frattura tra Kyiv e Washington dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.

L’ultimo obiettivo dell’Ucraina è stata una raffineria nella regione di Rjazan, a sud-est di Mosca, di proprietà del colosso petrolifero statale Rosneft. L’impianto rappresenta quasi il 5% della capacità di raffinazione russa e contribuisce a rifornire la capitale.

Il governatore regionale Pavel Malkov ha dichiarato su Telegram che un massiccio attacco con droni ucraini ha provocato un incendio nella raffineria. Il presidente russo Vladimir Putin ha minimizzato l’effetto degli attacchi ucraini a lungo raggio contro le raffinerie russe, affermando che non hanno provocato “nulla di particolarmente significativo”.

Dopo l’annuncio a sorpresa di Trump di domenica (11 ottobre), secondo cui Russia e Ucraina avevano concordato di cessare gli attacchi contro gli impianti energetici, Kyiv aveva sospeso gli attacchi alle raffinerie russe. Trump accusa infatti questi attacchi di contribuire all’aumento dei prezzi del diesel sui mercati globali.

Nei giorni successivi, però, la Russia ha intensificato gli attacchi con missili e droni, colpendo anche obiettivi energetici come le centrali elettriche e lasciando centinaia di migliaia di persone senza elettricità.

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La pazienza è finita

In un’intervista al Financial Times pubblicata ieri, Zelensky ha dichiarato che la pazienza dell’Ucraina è esaurita. “Il blocco [agli attacchi alle raffinerie] è finito. Abbiamo chiuso”, ha detto al quotidiano.

Zelensky ha inoltre criticato quella che considera la disponibilità di Trump a stringere accordi con la Russia, la sua apparente ammirazione per Putin e la sua simpatia per le persone che detengono il potere o possiedono grandi ricchezze.

“Lui [Trump] lo dice apertamente e a gran voce: ama queste persone e le rispetta”, ha riferito il Financial Times citando Zelensky. “Perché per lui le persone che possono essere leader per 20, 30, 40 anni significano che possono essere molto forti”.

Nelle dichiarazioni al Financial Times, Zelensky ha inoltre affermato di ritenere che i cambiamenti apportati questa settimana alle capacità dei terminali Starlink nella versione militare di SpaceX, che hanno limitato la capacità ucraina di pilotare i propri droni, siano stati una decisione politica. “Non è stato un problema tecnico, è stata una scelta”, ha detto al Financial Times.

Il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha dichiarato giovedì che lui e il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth hanno accolto con favore il ripristino del servizio Starlink in Ucraina e hanno invitato entrambe le parti “ad andare avanti in uno spirito collettivo”.

“Abbiamo bisogno che il presidente Trump continui a impegnarsi sull’Ucraina. Lo ha fatto, e il percorso diplomatico è importante per porre fine alla guerra tanto quanto garantire che l’Ucraina disponga delle armi necessarie per respingere l’aggressione russa”, ha dichiarato a Fox News.

L’intelligence assente

In un post pubblicato durante la notte sui social media, il numero uno di SpaceX Elon Musk ha affermato che l’utilizzo della versione militare di Starlink, nota come Starshield, dipende in ultima analisi da Trump in quanto presidente degli Stati Uniti.

“I sistemi Starshield sono di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti. Qualsiasi limitazione alla velocità o all’utilizzo viene decisa dalle forze armate statunitensi e, in ultima istanza, dal presidente”, ha scritto Musk.

Sebbene Trump abbia descritto la tregua come un requisito per entrambe le parti, Mosca e Kyiv, nelle sue dichiarazioni pubbliche si è concentrato soprattutto sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe, affermando nel fine settimana che “farebbero dannatamente meglio a fermarsi”.

Gli ucraini temono che la frattura possa avere gravi conseguenze sul campo di battaglia, dove le forze armate ucraine dipendono ancora dalla tecnologia fornita da Washington.

Funzionari ucraini affermano che, da diversi giorni, non ricevono più dai partner occidentali i consueti avvertimenti sull’arrivo di missili russi, che si basano sui sistemi satellitari statunitensi. Trump ha negato di aver interrotto la condivisione di informazioni di intelligence.

Contemporaneamente, i terminali Starlink di tipo militare hanno smesso di funzionare in Ucraina quando venivano montati su oggetti in rapido movimento, compromettendo le prestazioni dei droni ucraini che li utilizzano per i sistemi di guida a bordo sul territorio ucraino.

Una fonte del ministero della Difesa ucraino ha dichiarato ieri che i terminali hanno ripreso a funzionare durante il movimento, ma soltanto a velocità fino a 100 miglia orarie (160 km/h). Secondo i funzionari ucraini, si tratta di una velocità troppo bassa per le missioni d’attacco a medio raggio e per i droni intercettori impiegati per difendersi dai droni russi.

Nel frattempo, esperti della difesa e un’analisi di Reuters basata su immagini satellitari hanno mostrato che la Russia ha quasi completato, nell’arco di appena sei settimane, la costruzione di una grande base nel sud del Paese destinata al lancio di droni a propulsione a reazione.

Negli ultimi mesi l’Ucraina ha utilizzato i propri droni a lungo raggio per colpire raffinerie e infrastrutture logistiche russe, sostenendo che si tratti dell’unica risposta possibile a quasi cinque anni di incessanti bombardamenti russi. Gli attacchi hanno provocato carenze di carburante in Russia.

I bisogni di Trump

Trump è sotto pressione per ridurre i prezzi dei carburanti, mentre mancano meno di tre settimane alle elezioni di metà mandato che vedranno i repubblicani impegnati a difendere le proprie posizioni. I prezzi del diesel hanno raggiunto livelli record da quando Trump ha avviato una guerra contro l’Iran a febbraio, anche se Trump sostiene che siano gli attacchi ucraini a far aumentare i prezzi globali.

Nel Mar Nero, i soccorritori hanno cercato sette marinai dispersi dopo che alcuni droni hanno colpito due petroliere chimiche nei pressi della costa rumena del Mar Nero, incendiandole. Si tratta dell’ultimo attacco contro il traffico marittimo lungo una rotta vitale utilizzata dall’Ucraina.

Il Cremlino ha dichiarato ieri che gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe sono in contrasto con gli sforzi di pace degli Stati Uniti. All’inizio della settimana aveva affermato che l’estensione della tregua energetica non era mai stata definita e che erano ancora in corso discussioni al riguardo.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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