La Russia sta intensificando la campagna contro il sistema energetico ucraino in vista dell’inverno, modificando tattiche e tipologia degli obiettivi rispetto agli anni precedenti. L’attacco dei ieri (14 ottobre), che – malgrado il cessate il fuoco annunciato dal presidente statunitense Donald Trump – ha colpito infrastrutture energetiche in diverse regioni e lasciato almeno 600mila persone senza elettricità, conferma una strategia orientata a compromettere l’intera rete che consente di distribuire energia a città e industrie.
Nella notte tra martedì e mercoledì Mosca ha lanciato 39 missili e 128 droni contro l’Ucraina. Le difese di Kyiv hanno intercettato quasi tutti i droni, ma la maggior parte dei missili è andata a segno, provocato danni a 26 siti energetici, oltre che a infrastrutture del settore petrolifero e del gas. Nella capitale sono state colpite tutte le centrali di cogenerazione. Ma non sono stati solo questi gli obiettivi.
Mosca non ha punta esclusivamente alle centrali, ma anche alle sottostazioni, alle linee ad alta tensione e ai tralicci che collegano le diverse parti della rete. Gli attacchi hanno interessato pure infrastrutture ferroviarie in cinque regioni, colpendo così anche le catene logistiche necessarie al funzionamento del sistema energetico. È una distinzione importante. Distruggere una centrale significa ridurre la capacità complessiva di generazione, colpire una sottostazione o una linea può invece impedire all’elettricità disponibile di arrivare ai consumatori.
Le infrastrutture di trasmissione sono inoltre più difficili da proteggere fisicamente. Le sottostazioni più importanti possono essere circondate da fortificazioni in cemento, mentre tralicci e linee elettriche rimangono necessariamente esposti. La loro distruzione può provocare interruzioni immediate, anche se in alcuni casi i danni sono più rapidamente riparabili rispetto a quelli subiti da un grande trasformatore.
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La Russia starebbe inoltre utilizzando nuove tipologie di droni a propulsione a reazione, più veloci e difficili da intercettare rispetto ai precedenti velivoli a elica. La combinazione di droni, missili balistici e munizioni circuitanti consente a Mosca di saturare le difese aeree ucraine e di attaccare contemporaneamente obiettivi differenti. Per l’Ucraina questo rappresenta un problema particolarmente serio. Le risorse di difesa aerea restano limitate e gli attacchi possono essere condotti in diverse direzioni e in momenti differenti della giornata.
Kyiv è uno degli obiettivi principali. La capitale dipende in misura significativa da centrali termoelettriche e impianti di cogenerazione, fondamentali non soltanto per l’elettricità ma anche per il riscaldamento urbano. È proprio questo legame tra elettricità e servizi essenziali a rendere particolarmente efficace una campagna contro le infrastrutture energetiche. Un attacco può infatti produrre conseguenze a cascata: interruzioni della corrente, difficoltà nel funzionamento degli impianti di riscaldamento, problemi nell’approvvigionamento idrico e nel sistema fognario.
Gli effetti sono già visibili. Dopo gli ultimi attacchi, interruzioni dell’elettricità sono state registrate a Kyiv e nelle regioni di Kharkiv, Chernihiv, Sumy, Donetsk, Dnipropetrovsk, Khmelnytskyi e Zaporizhzhia. Ukrenergo ha dovuto introdurre programmi di interruzione programmata e limitazioni ai consumi per evitare il sovraccarico delle apparecchiature danneggiate.
La prospettiva di un inverno particolarmente difficile non riguarda quindi soltanto la disponibilità di elettricità. È in gioco la capacità dello Stato ucraino di mantenere operative le infrastrutture urbane fondamentali mentre la rete viene sottoposta a ripetuti attacchi.
La questione più delicata riguarda tuttavia le centrali nucleari. L’Ucraina dispone di tre centrali operative che producono circa il 60% dell’elettricità nazionale. In caso di indisponibilità delle centrali termiche e di altri impianti, il nucleare diventa quindi ancora più importante per mantenere in equilibrio il sistema elettrico.
Il rischio non consiste necessariamente in un attacco diretto ai reattori. Un punto particolarmente vulnerabile sono le infrastrutture esterne che collegano le centrali alla rete nazionale. La perdita delle linee di trasmissione può infatti privare gli impianti dell’alimentazione esterna necessaria per le operazioni di sicurezza.
La Nuclear Energy Agency dell’OCSE ha registrato nel 2026 numerosi episodi di perdita dell’alimentazione elettrica esterna alla centrale di Zaporizhzhia, uno dei punti caldi del conflitto fin dall’inizio dell’aggressione nel 2022, con l’attivazione dei generatori diesel di emergenza.
La prospettiva di un attacco sistematico alle sottostazioni collegate alle centrali nucleari rappresenta dunque uno scenario particolarmente rischioso. Un piano russo intercettato e analizzato dai giornalisti ucraini del Kyiv Independent avrebbe individuato circa 60 obiettivi energetici, includendo nodi della rete, centrali idroelettriche e infrastrutture nucleari, con l’obiettivo di ridurre drasticamente l’accesso di grandi città a elettricità, riscaldamento e acqua.
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La nuova campagna energetica russa pone anche un problema europeo. L’Ucraina ha progressivamente integrato il proprio sistema elettrico con quello continentale e le importazioni dall’Unione europea possono contribuire a compensare parte della capacità persa. Ma questa integrazione diventa a sua volta un possibile obiettivo strategico.
Secondo le ricostruzioni relative al piano russo, tra le infrastrutture considerate prioritarie figurerebbero anche i nodi attraverso cui l’Ucraina importa elettricità dall’Europa, comprese sottostazioni e interconnessioni transfrontaliere. Più la Russia riesce a distruggere la capacità interna di generazione e trasmissione, maggiore sarà la pressione su Kyiv e, indirettamente, sulle reti e sulle capacità di esportazione degli Stati membri.
Per l’Ucraina la risposta passa da fortificazioni fisiche, sistemi di guerra elettronica, riserve di trasformatori e altre apparecchiature critiche, oltre che dal rafforzamento della difesa aerea. Kyiv sta inoltre sviluppando droni intercettori per contrastare i nuovi vettori russi, ma la produzione su larga scala richiede tempo.
Il vero test arriverà nei prossimi mesi. La Russia ha già dimostrato di poter infliggere danni significativi alla rete, ma l’Ucraina ha anche sviluppato una capacità crescente di riparazione e riconfigurazione del sistema. La battaglia energetica dell’inverno 2026-27 sarà quindi tra la capacità russa di distruggere infrastrutture e quella ucraina, sostenuta dall’Europa, di sostituirle, proteggerle e mantenere in funzione la rete.
Il rischio maggiore che corre l’Ucraina è una sequenza prolungata di attacchi capace di rendere intermittenti elettricità, acqua e riscaldamento, aumentando la pressione sulla popolazione e sulla capacità dello Stato di funzionare.

