Parte dell’industria europea del petrolio e del gas torna a fare pressione sulla Commissione per allentare i tempi della nuova regolamentazione sulle emissioni di metano. Undici operatori del settore, tra cui FuelsEurope ed Eurogas, hanno chiesto di rinviare al 1° gennaio 2027 l’applicazione dei requisiti di equivalenza previsti per le importazioni energetiche.
In un documento congiunto, le aziende ribadiscono il sostegno agli obiettivi climatici dell’UE e alla riduzione delle emissioni di metano, ma avvertono che le nuove norme rischiano di creare “complessità contrattuali” e “rischi di conformità” significativi per gli importatori europei di gas naturale, GNL e petrolio greggio.
Secondo il settore, l’impatto potrebbe estendersi all’intero funzionamento dei mercati energetici, con possibili effetti anche sui rapporti con i paesi fornitori.
Il nodo dell’equivalenza
Al centro della richiesta c’è il meccanismo di equivalenza previsto dal regolamento europeo sulle emissioni di metano, formalmente Regulation (EU) 2024/1787.
A partire dal 2027, gli importatori dovranno dimostrare che i paesi esportatori rispettano standard di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) comparabili a quelli europei.
Un passaggio che, secondo le imprese, rischia di rivelarsi impraticabile nei tempi stabiliti.
Molti produttori nei paesi terzi, sostengono, non sarebbero in grado di adeguarsi rapidamente ai requisiti tecnici richiesti, esponendo gli operatori europei a incertezze legali e operative.
Le preoccupazioni dell’industria si inseriscono in un dibattito più ampio già emerso a livello politico.
Già nei mesi scorsi, diversi Stati membri avevano sollevato dubbi sull’applicazione delle nuove regole, chiedendo maggiore flessibilità nell’implementazione.
Il confronto ora si sposta nuovamente su Bruxelles, dove la Commissione è chiamata a bilanciare l’ambizione climatica con la tenuta dei mercati energetici e delle relazioni commerciali.

