In Polonia si apre un nuovo fronte di tensione istituzionale sulla strategia per finanziare il rafforzamento militare. Il ministro delle Finanze, Andrzej Domański, ha respinto come “un miraggio” la proposta del presidente Karol Nawrocki di vendere parte delle riserve auree della banca centrale per sostenere le spese della difesa, ribadendo invece la volontà del governo di accedere ai prestiti europei del programma SAFE.
In un’intervista al Financial Times durante una visita a Washington per le riunioni di primavera del Fondo monetario internazionale, Domański ha chiarito che Varsavia intende utilizzare il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato alla sicurezza e alla difesa, anche a costo di una minore flessibilità nell’uso delle risorse. Una scelta che si scontra con il veto presidenziale e con la linea sostenuta dal governatore della banca centrale, Adam Glapiński.
La proposta alternativa avanzata dal presidente e da Glapiński prevede la vendita di una parte delle riserve in oro della banca centrale, con l’eventuale riacquisto in futuro.
La Polonia è stata tra i principali acquirenti di oro tra le banche centrali: a fine 2025 deteneva circa 550 tonnellate, oltre un quarto delle riserve complessive, con l’obiettivo di salire a 700 tonnellate.
Ma per il ministro delle Finanze si tratta di una strategia rischiosa e incerta. I proventi della vendita, ha spiegato, dipenderebbero da variabili come l’andamento dei cambi e non sarebbero comunque disponibili nel breve periodo.
La banca centrale, inoltre, non avrà un quadro definitivo dei propri utili prima della primavera del 2027. “Abbiamo bisogno di risorse ora, non ha senso aspettare”, è la linea del governo.
Anche il primo ministro Donald Tusk si è schierato contro l’ipotesi di utilizzare l’oro, rafforzando la contrapposizione con il fronte politico legato al partito di opposizione Diritto e Giustizia, di cui Nawrocki e Glapiński sono espressione.
La via europea e le alternative
Nonostante il veto presidenziale, l’esecutivo sta negoziando con la Commissione europea per convogliare i prestiti del programma Safe in un fondo già esistente per le forze armate, aggirando così la necessità di un via libera formale del capo dello Stato.
Parallelamente, il ministero delle Finanze sta valutando anche strumenti alternativi di finanziamento internazionale. Tra questi, il cosiddetto Multilateral Defence Mechanism (MDM), promosso da Paesi come Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, che prevede l’emissione di debito garantito congiuntamente per sostenere gli acquisti militari e ridurre i costi grazie a economie di scala.
Un’opzione definita “interessante” da Domański, pur restando secondaria rispetto alla priorità immediata di accedere ai fondi europei.
Ambizioni globali
La missione a Washington è stata anche l’occasione per rilanciare la candidatura della Polonia al G20.
Gli Stati Uniti, che detengono la presidenza del gruppo, hanno invitato Varsavia come Paese ospite al vertice di dicembre a Miami, un segnale di crescente peso internazionale per un Paese sempre più centrale nelle dinamiche di sicurezza europee.
Lo scontro interno sulla strategia di finanziamento della difesa riflette così una frattura più ampia: da un lato, un governo orientato verso una maggiore integrazione europea; dall’altro, un blocco istituzionale che privilegia strumenti nazionali e mantiene una linea più scettica nei confronti di Bruxelles.
Sullo sfondo, l’urgenza condivisa di rafforzare rapidamente le capacità militari in un contesto di sicurezza sempre più instabile.

