La Conferenza delle Regioni, riunita in seduta straordinaria, ha giudicato all’unanimità insufficienti le risorse per la sanità previste dalla legge di bilancio 2027-2029 e ha chiesto un incremento del Fondo sanitario nazionale durante l’iter parlamentare. La posizione è condivisa da governatori di centrodestra e di centrosinistra, senza distinzioni di colore. Il governo respinge la lettura dei tagli e rivendica un Fondo ai livelli più alti di sempre.
La riunione è stata convocata su richiesta delle Regioni guidate dal centrosinistra, dopo che il 1° novembre sei presidenti (Giani, Decaro, de Pascale, Fico, Proietti e Todde) avevano scritto al presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga, per sollecitare un confronto urgente sulle risorse e sul voucher per gli over 75.
La posizione delle Regioni
La Conferenza chiede di indirizzare ogni risorsa finanziaria disponibile all’ulteriore incremento del Fondo sanitario nazionale. Riconosce la dotazione che nel 2027 porta il Fondo a 146,3 miliardi di euro, con una crescita di oltre 3,5 miliardi, ma ritiene che l’aumento non basti a coprire la spesa effettiva, che cresce per effetto dell’inflazione. Secondo le Regioni la richiesta iniziale era di 18 miliardi in tre anni, di cui 7,5 solo nel 2027.
Fedriga, della Lega, ha dichiarato che nessuno intende disconoscere la realtà dei fondi cresciuti con il governo Meloni, ma che la spesa corre più del finanziamento e che con la manovra rischia di non essere più garantita la copertura dei Livelli essenziali di assistenza. Ha parlato di uno “scenario a debito” per i territori e ha precisato che non si tratta di una partita tra Stato e Regioni. Ha anche detto che la Conferenza rappresenterà alla premier Giorgia Meloni e al governo una situazione di seria difficoltà.
Il governatore della Toscana Eugenio Giani ha contestato la consistenza delle risorse effettivamente disponibili, sostenendo che nel Fondo ci sono solo 2,4 miliardi, oltre a quanto già previsto dalla manovra dello scorso anno. Dalla legge di bilancio risultano circa 7,1 miliardi aggiuntivi nel triennio, che portano il Fondo a 146,3 miliardi nel 2027, 147,1 nel 2028 e 148,2 nel 2029.
La replica del governo
Il ministro della Salute Orazio Schillaci, rispondendo al question time alla Camera, ha affermato che nella manovra non c’è la parola “tagli”, che il Fondo è al livello più alto e continua a crescere, con 146 miliardi nel 2027 e più di 20 miliardi in più dal 2022. Ha ammesso che per la sanità i fondi non bastano mai, ma ha aggiunto che c’è consapevolezza della congiuntura.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha sostenuto che la sanità non è stata tagliata ma aumentata e ha invitato a confrontare le risorse dei governi precedenti con quelle dell’attuale. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, negando che si tratti di tagli, ha detto che le risorse non sono infinite. Meloni aveva difeso nei giorni precedenti l’impegno del governo per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, citando risorse cresciute fino a un livello mai raggiunto. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha definito “ingeneroso” parlare di tagli.
Le critiche nel centrodestra
Le riserve non vengono solo dai governatori di opposizione. L’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso aveva parlato di tagli “insostenibili” per tutte le Regioni, compresa la sua. Il malcontento coinvolge anche Marche e Abruzzo, guidate da Francesco Acquaroli e Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.
Sul fronte della maggioranza, Forza Italia ha chiesto a porte chiuse che la manovra venga migliorata e che il ministero dell’Economia faccia la sua parte nel reperire le coperture. Al Mef i margini disponibili restano indicati in 26 miliardi. Ciriani ha ricordato che il Parlamento e le commissioni esistono per correggere il testo.
La Consulta e il voucher
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha dichiarato che, se la manovra non cambierà, le Regioni dovranno portare il governo davanti alla Corte costituzionale. Si è richiamato a una sentenza della Consulta uscita lo stesso giorno, su un ricorso della sua Regione relativo ai Lep per i servizi alle persone con disabilità. Secondo de Pascale il principio affermato è che il governo non può fissare i livelli essenziali, definanziare il sistema e scaricare la responsabilità sulle Regioni.
Tra i punti più contestati c’è anche il voucher fino a 300 euro per gli anziani over 75, che i governatori chiedono di eliminare. Per de Pascale, se la richiesta è finanziare la sanità privata, non servono più le Regioni. Schillaci ha difeso la misura come un segnale che va dove serve, agli anziani.
I prossimi passaggi
L’esame della manovra alla Camera comincia con le audizioni, in programma da lunedì 9 novembre, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sarà in commissione giovedì 12. Ciriani ha annunciato che il confronto con le opposizioni inizierà la settimana prossima.
Anche il mondo sanitario si mobilita. L’Intersindacale dei medici, dei dirigenti sanitari e dei veterinari ha registrato una prima convergenza su una mobilitazione nazionale ai primi di dicembre contro una manovra che, dicono, non li convince.

