Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la quarta misura di assistenza bilaterale nell’ambito del Fondo europeo di pace (European Peace Facility) mirata a rafforzare le capacità di difesa delle Forze armate libanesi (LAF). Con la nuova misura, il sostegno totale dell’UE tramite l’EPF a Libano sale a 182 milioni di euro.

L’adozione della quarta misura di assistenza giunge in concomitanza con l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, ma che è stato però rigettato dal movimento sciita Hezbollah.

“Il rinnovo del cessate il fuoco tra Israele e Libano offre una flebile possibilità di allontanare il Paese dall’orlo del baratro”, ha affermato in una nota l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, secondo cui questo nuovo pacchetto di sostegno da 100 milioni di euro, “rafforzerà significativamente il supporto dell’UE alle Forze Armate libanesi”, contribuendo a “consolidare il controllo dello Stato libanese sulle armi e a disarmare attori non statali come Hezbollah. “Il modo migliore per eliminare la minaccia di Hezbollah è rafforzare lo Stato, le istituzioni e la sovranità del Libano. I finanziamenti odierni contribuiscono a questo obiettivo”, ha aggiunto Kallas.

Come indicato dal Consiglio, la decisione odierna “sottolinea il costante impegno dell’UE nei confronti del Libano per promuovere la pace e la stabilità, nonché per sostenere la sua sovranità, l’integrità territoriale e gli sforzi di costruzione dello Stato”. L’Unione europea “sostiene inoltre gli sforzi delle autorità libanesi volti a rafforzare le Forze Armate libanesi al fine di ottenere il controllo dell’intero territorio libanese”.

Il Consiglio precisa che nell’attuale “drammatico contesto delle ostilità e del loro grave impatto sui civili, compresi sfollamenti su larga scala, sofferenze e perdite di vite umane, la nuova misura di assistenza mira a rafforzare la capacità complessiva delle Forze Armate Libanesi di monitorare, controllare e mettere in sicurezza il territorio libanese, nonché di sostenere il monopolio statale sulle armi e garantire la protezione dei civili”.

Il pacchetto di supporto EPF (non letale) è progettato per potenziare le capacità delle LAF in cinque ambiti chiave attraverso la fornitura di equipaggiamento militare e addestramento: controllo territoriale, consapevolezza multidominio, sicurezza marittima, protezione di siti militari critici e assistenza sanitaria. Le prime tre misure di assistenza bilaterale nell’ambito del Fondo europeo di pace a sostegno delle forze armate libanesi, del valore rispettivamente di 6 milioni, 16 milioni e 60 milioni di euro, sono state adottate nel dicembre 2022, nel settembre 2024 e nel gennaio 2025.

Un cessate il fuoco subordinato alla cessazione completa degli attacchi di Hezbollah

Secondo una dichiarazione congiunta rilasciata al termine dei colloqui guidati dagli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco che richiederebbe la “cessazione completa” degli attacchi da parte di Hezbollah.

I due Paesi, che non intrattengono relazioni diplomatiche formali, hanno inoltre concordato mercoledì la creazione di “zone pilota”, nelle quali le forze armate libanesi “assumeranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo qualsiasi attore non statale”.

L’intesa è stata raggiunta nonostante i continui attacchi transfrontalieri avvenuti in precedenza nella giornata, con il movimento sciita filo-iraniano che ha affermato di aver preso di mira soldati israeliani e attacchi israeliani che hanno ucciso almeno 10 persone nel Libano meridionale.

Nella serata di mercoledì, alcuni colpi di mortaio hanno preso di mira una base della missione UNIFIL a Marjayoun, nel sud del Libano, uccidendo un casco blu serbo. La dinamica e la responsabilità dell’attacco sono ora sotto indagine di Unifil che, dalla ripresa delle ostilità in Libano, ha visto la morte di sette soldati. Israele, attraverso il proprio ambasciatore in Italia, Jonathan Peled, ha addossato la responsabilità dell’attacco a Hezbollah.

Poche ore dopo l’annuncio dell’accordo, sono, inoltre, scattati allarmi antiaerei nel nord di Israele, con l’identificazione di un “obiettivo aereo sospetto”, ma, secondo quanto riportano i media libanesi, non si sono registrate vittime.

Nella dichiarazione congiunta Israele e Libano hanno affermato che il cessate il fuoco è “subordinato alla cessazione completa” degli spari da parte di Hezbollah, nonché all’allontanamento dei militanti del gruppo dal Libano meridionale.

Gli incontri a Washington hanno rappresentato il quarto ciclo di colloqui diretti tra diplomatici libanesi e israeliani da quando i combattimenti si sono intensificati il ​​2 marzo, quando Hezbollah ha ripreso gli attacchi contro Israele a sostegno dell’Iran, provocando un’intensificazione dei bombardamenti israeliani e un’invasione di terra del Libano meridionale.

Nella dichiarazione congiunta si legg che le due parti si incontreranno per ulteriori colloqui nella settimana del 22 giugno, si legge nella dichiarazione, “al fine di raggiungere un accordo globale”. Tuttavia, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato giovedì che le forze armate del Paese continueranno per il momento a svolgere operazioni in Libano e non si ritireranno, nonostante l’annuncio del nuovo cessate il fuoco.

Hezbollah respinge l’accordo

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto e denunciato l’accordo di cessate il fuoco annunciato nella notte da Washington, definendolo “una capitolazione e una sconfitta” e chiedendo un cessate il fuoco “globale” e il ritiro degli israeliani dal Libano meridionale.

In un messaggio letto sul canale del partito al-Manar in occasione dell’anniversario della morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica dell’Iran, Naim Qassem ha denunciato i negoziati diretti con Israele definendoli “assurdi, umilianti e vergognosi per il Libano”. Secondo lui, il testo adottato il giorno precedente a Washington, nel secondo giorno del quarto round di colloqui, serve al “progetto del Grande Israele”.

Intanto, secondo quanto riportato dal quotidiano libanese, L’Orient le Jour, l’esercito libanese ha riaperto l’asse Marjeyoun-Debbine-Ibl el-Saqi, a seguito della rimozione dei terrapieni precedentemente installati dall’esercito israeliano sulla strada di Debbine.

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