Un rafforzamento della difesa europea, una cooperazione sempre più stretta tra Unione europea e NATO e un aumento del sostegno militare all’Ucraina. È questa la risposta che Bruxelles e l’Alleanza atlantica intendono dare alla crescente minaccia rappresentata dalla Russia dopo che martedì la Germania ha attribuito a Mosca il tentato attacco del 4 agosto contro un aereo cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia-Halle.

A delineare la postura euro-atlantica sono stati la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della NATO Mark Rutte, al termine del loro incontro a Bruxelles, avvenuto il giorno dopo l’attribuzione formale dell’operazione alla Russia da parte del governo tedesco.

“Lipsia segna una nuova escalation sul territorio dell’Unione europea direttamente attribuita alla Russia”, ha affermato von der Leyen. Se l’attacco fosse riuscito, ha sottolineato la presidente della Commissione, avrebbe potuto provocare “danni enormi” e persino vittime. Secondo Bruxelles, non si tratta però di un episodio isolato, ma di una componente di una più ampia campagna russa che comprende incursioni nello spazio aereo europeo, droni capaci di paralizzare gli aeroporti e interferenze contro le infrastrutture critiche.

“Questa è la nuova normalità e dobbiamo fare di più”, ha avvertito von der Leyen. Per la presidente della Commissione, la conseguenza è che l’Europa deve ormai considerare le proprie infrastrutture civili quotidiane come potenziali “obiettivi di prima linea” e proteggerle di conseguenza. Come sottolineato dalla responsabile dell’esecutivo comunitario, l’UE dispone già di squadre di risposta rapida utilizzabili contro questo genere di minacce, anche al di fuori del territorio dell’Unione, ma Bruxelles punta ad aumentare capacità di prevenzione e velocità di risposta.

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Sanzioni più rapide contro le operazioni russe

Accanto al rafforzamento della sicurezza interna, la Commissione punta a rendere più immediata anche la risposta economica. Von der Leyen ha sostenuto che l’UE deve essere pronta a imporre ulteriori sanzioni non appena operazioni pericolose attribuibili alla Russia vengano individuate, chiudendo contemporaneamente le falle utilizzate da Mosca per aggirare le misure già in vigore.

Al momento l’UE sta preparando il 22mo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Mercoledì i ministri degli Esteri europei, riuniti a Wicklow, in Irlanda, hanno discusso dei nuovi inserimenti nelle liste, mentre la Commissione sta valutando ulteriori strumenti per colpire le risorse utilizzate dal Cremlino per finanziare la guerra. “Ogni scappatoia che la Russia sfrutta è una scappatoia che dobbiamo chiudere”, ha affermato von der Leyen.

L’obiettivo dichiarato è anche impedire che le operazioni ibride russe producano l’effetto politico ricercato da Mosca. “Se l’intenzione era farci riflettere due volte sul sostegno all’Ucraina, posso dire che ha soltanto rafforzato la nostra determinazione”, ha assicurato la presidente della Commissione. “L’intimidazione non funzionerà”, ha aggiunto.

Accelerare il rafforzamento della difesa europea

La risposta concreta ai tentativi di Mosca di testare l’Europa passa soprattutto attraverso un’accelerazione degli investimenti nella difesa. Von der Leyen ha richiamato il piano europeo da 800 miliardi di euro e i 150 miliardi messi a disposizione attraverso lo strumento Security Action for Europe (SAFE) per aumentare gli investimenti congiunti e rafforzare la base industriale europea.

Una delle priorità è la difesa aerea. Secondo la presidente della Commissione, l’Europa ha bisogno di un sistema di allerta più rapido e maggiormente integrato e deve essere in grado di intercettare più velocemente le minacce. Parallelamente Bruxelles sta lavorando con Kyiv al progetto Freya per sviluppare capacità europee di difesa contro i missili balistici. “Siamo in una nuova era della sicurezza europea”, ha affermato von der Leyen, secondo cui gli investimenti europei nella difesa “rafforzano la NATO” e contemporaneamente rilanciano la base industriale del continente.

Parlando al fianco di von der Leyen, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha insistito sul rafforzamento della cooperazione tra Alleanza atlantica e Unione europea. L’ex premier olandese che in questi mesi si è battuto per spingere i Paesi dell’Alleanza atlantica ad ottemperare alle richieste degli Stati Uniti e destinare fino al 5% del PIL al settore della Difesa, ha sottolineato come le due organizzazioni stiano aumentando la cooperazione per assicurarsi le capacità necessarie a rispondere alle nuove minacce. Rutte ha infatti richiamato l’incremento della spesa militare deciso dagli alleati.

Secondo i dati citati da Rutte, nel 2025 gli alleati europei e il Canada hanno speso per la difesa oltre 139 miliardi di dollari in più rispetto all’anno precedente. Una crescita che, secondo il segretario generale, deve ora tradursi in capacità militari concrete e in un aumento della produzione industriale. Per Rutte non si tratta soltanto di costruire nuove fabbriche o aprire ulteriori linee produttive. È necessario rendere più semplice la cooperazione tra le industrie della difesa sia all’interno dell’Europa sia nell’intera Alleanza, aumentando contemporaneamente produzione, occupazione e sicurezza.

Sui fatti di Lipsia Rutte ha ricordato l’aumento dei droni e dei missili che penetrano nello spazio aereo lungo il fianco orientale dell’Alleanza e le attività ostili condotte direttamente sul territorio degli alleati, compresi incendi contro stabilimenti che producono materiale militare destinato all’Ucraina.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli atti di sabotaggio e le operazioni ibride attribuite alla Russia. A metà luglio, il presidente lettone Edgars Rinkēvičs ha affermato che le informazioni raccolte dagli Stati NATO, comprese Lettonia e Lituania, mostrano che Mosca avrebbe tentato diverse operazioni di sabotaggio. Parallelamente, Vilnius ha rafforzato la protezione delle infrastrutture energetiche e di trasporto dopo informazioni di intelligence secondo cui la Russia starebbe valutando operazioni sotto falsa bandiera, anche utilizzando droni ucraini catturati per attribuire a Kyiv eventuali attacchi sul territorio NATO. Questa minaccia ha spinto Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia ad aumentare durante l’estate la protezione di centrali elettriche, dighe, impianti del gas e altre infrastrutture critiche.

“Se la Russia pensa che saremo divisi dalle minacce o che saremo dissuasi dal sostenere l’Ucraina, si sbaglia”, ha affermato Rutte.

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Ucraina, resta il nodo dei Patriot

Il terzo pilastro della risposta resta il sostegno militare a Kyiv e, in particolare, il rafforzamento della sua difesa aerea. Nel suo discorso von der Leyen ha annunciato che l’UE ha ricevuto dall’Ucraina una nuova richiesta di finanziamento da diversi miliardi di euro che dovrebbe servire anche all’acquisto di sistemi avanzati PAC-3 per i Patriot. Gli Stati membri stanno esaminando la richiesta e, secondo la presidente della Commissione, il dossier “sta andando nella giusta direzione”.

La nuova richiesta si aggiunge al prestito europeo da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina. Von der Leyen ha ricordato che da giugno sono già stati mobilitati 8,5 miliardi per droni e missili e che le risorse possono essere utilizzate anche per acquistare aerei da combattimento dall’industria europea.

Sul fronte dei Patriot disponibili nei Paesi europei, tuttavia, non si registrano ancora passi avanti concreti. Alla riunione informale dei ministri della Difesa dell’UE del primo settembre, l’Alta rappresentante Kaja Kallas aveva chiesto ai governi di riesaminare le proprie scorte, indicando in particolare la possibilità di trasferire a Kyiv intercettori prossimi alla scadenza. Le pressioni di UE e NATO si sono concentrate soprattutto su Spagna e Grecia, che dispongono di importanti scorte di intercettori Patriot. Il vertice si è però concluso senza nuovi impegni.

Rutte ha comunque ribadito che la difesa aerea ucraina resta una delle priorità dell’Alleanza. Al vertice NATO di Ankara, ha ricordato, gli alleati si sono impegnati a fornire almeno 70 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina quest’anno e altrettanti nel 2027.

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