Focus Europe Italia ha intervistato a Ventotene l’on. prof.ssa Andrea Wechsler, eurodeputata tedesca del Partito Popolare Europeo, presidente di Europa Union Deutschland e membro del consiglio direttivo del Gruppo Spinelli, in occasione del seminario “Le sfide alla democrazia europea”, promosso dal Centro d’eccellenza Jean Monnet fEUture dell’Università eCampus, in collaborazione con il Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa.

Quali sono le principali sfide che l’Unione europea deve affrontare oggi?

Una delle sfide è rappresentata da una situazione geopolitica davvero difficile, ma anche da forze interne che mettono in discussione l’identità europea e puntano maggiormente sulle identità nazionali. Lo vedremo l’anno prossimo nelle elezioni che si terranno in diversi paesi europei. Queste elezioni sono molto importanti per il futuro dell’Europa, sono ben più che semplici elezioni nazionali. Il contesto geopolitico, la sicurezza e la prosperità dei cittadini: queste sono le principali sfide che l’Europa deve affrontare in questo momento.

Oggi i cittadini sono molto preoccupati per i prezzi dell’energia e per la crisi energetica legata alla crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz. C’è qualcosa che l’UE dovrebbe o potrebbe fare per cercare di affrontare questa sfida?

I cittadini sono giustamente preoccupati, e lo sono ancora di più perché sono fortemente colpiti dai prezzi dell’energia che stiamo affrontando. E sì, l’Europa deve agire. Uno dei modi principali per affrontare queste questioni è completare il mercato interno dell’energia. Questo è uno dei compiti primari, perché può far sentire nuovamente la presenza dell’Europa tra le persone, rispondendo alle loro esigenze immediate a casa loro, dove vivono e dove soffrono a causa degli alti prezzi dell’energia.

In questa legislatura si è verificata una nuova situazione in cui il Partito Popolare Europeo si è occasionalmente schierato con l’estrema destra (Conservatori, Patrioti e l’Europa delle Nazioni Sovrane) anziché affidarsi alla tradizionale coalizione filoeuropea con liberali, socialisti e verdi. Si tratta di una nuova tendenza o solo di un caso isolato verificatosi in poche occasioni?

Vorrei essere molto chiara: non ci siamo mai schierati con i partiti di destra in Parlamento. Abbiamo un chiaro “cordone sanitario” e tutti lo rispettiamo. Ma ciò che vediamo sempre più spesso è che le forze alla nostra sinistra, che si tratti dei Verdi, dei Socialdemocratici o dei Liberali, non affrontano le questioni che preoccupano i cittadini nei nostri Paesi. Se si tratta di ridurre l’onere burocratico che grava sui cittadini, non sono d’accordo. Se si tratta di rafforzare una politica comune in materia di migrazione, non sono d’accordo. E se si tratta di rafforzare il commercio europeo e di renderci meno dipendenti dalla Cina e dagli Stati Uniti attraverso l’accordo con il Mercosur, non sono d’accordo. Questa è la difficoltà che dobbiamo affrontare: ci sono molte forze che non comprendono le implicazioni del rifiuto dei programmi di semplificazione, delle politiche migratorie richieste dai cittadini europei e di una politica commerciale internazionale che ci conduca verso il futuro.

Il Gruppo Spinelli è un gruppo bipartisan di eurodeputati federalisti. Quali saranno i punti principali su cui intendete lavorare insieme?

Il Gruppo Spinelli è un nucleo importante per portare il messaggio di un’Europa federale all’interno del Parlamento europeo. Ritengo che uno dei compiti principali del Gruppo Spinelli sia ora quello di sostenere una via da seguire molto pragmatica per l’Europa: mantenere l’obiettivo della riforma dei trattati, ma anche essere molto realistici riguardo alle vie effettivamente percorribili dall’Europa e continuare a lottare affinché il Parlamento sia il vero rappresentante dei cittadini europei.

Lei ha accennato alla sfida geopolitica. Quali potrebbero essere i prossimi passi nell’integrazione europea in materia di politica estera e di difesa che potrebbero aiutare l’UE ad affrontare questa sfida?

Dobbiamo andare avanti con quei Paesi che desiderano davvero progredire verso un’unione di difesa comune. Dobbiamo avvalerci di tutte le flessibilità previste dal Trattato per giungere a vere e proprie politiche estere e di difesa comuni. La difesa è uno dei compiti principali che l’Europa deve ora svolgere.

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