L’Armenia si sta preparando ad avviare il processo per presentare formalmente la propria candidatura all’adesione all’Unione europea, ha dichiarato il primo ministro Nikol Pashinyan davanti al Parlamento, segnando un ulteriore passo nell’allontanamento di Erevan da Mosca.
Pashinyan ha affermato che l’Armenia potrebbe iniziare a preparare la propria candidatura “nel prossimo futuro”, chiarendo al contempo che il Paese non intende riprendere la propria partecipazione alle attività dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), guidata dalla Russia.
“L’Armenia deve innanzitutto presentare una candidatura ufficiale per l’adesione all’Unione europea”, ha detto Pashinyan ai parlamentari durante le discussioni sul programma di governo per il periodo 2026-2031. “Possiamo iniziare questo processo nel prossimo futuro”. Il primo ministro ha spiegato che, dopo la presentazione della candidatura, l’Armenia terrà un referendum sull’eventuale adesione.
L’annuncio arriva mentre l’Armenia, formalmente ancora alleata della Russia e membro dell’Unione economica eurasiatica (EAEU) guidata da Mosca, ha accelerato il proprio riavvicinamento a Bruxelles.
Il cambiamento è dovuto alla crescente frustrazione di Erevan per quella che le autorità armene hanno descritto come l’incapacità della Russia di fornire un adeguato sostegno alla sicurezza durante i conflitti con il vicino Azerbaigian.
La Russia mantiene una base militare in Armenia e conserva una notevole influenza nel Paese. Tuttavia, i rapporti tra i due governi sono fortemente peggiorati dopo le campagne militari dell’Azerbaigian contro la regione del Nagorno-Karabakh, abitata prevalentemente da armeni, e il successivo crollo dell’entità separatista nel 2023.
Pashinyan, arrivato al potere dopo le proteste di massa del 2018, ha sostenuto con crescente insistenza che l’Armenia debba diversificare le proprie partnership in materia di politica estera e sicurezza.
Nessun ritorno all’alleanza militare guidata dalla Russia
Pashinyan ha ribadito che l’Armenia non riattiverà la propria partecipazione alla CSTO, affermando che Erevan non considera più l’organizzazione utile ai propri interessi.
Ha spiegato ai parlamentari che la CSTO non è stata in grado di fornire risposte alle preoccupazioni dell’Armenia e che, di conseguenza, l’interesse del Paese nei confronti dell’alleanza si è esaurito.
“È chiaramente indicato nel nostro programma [elettorale] che non abbiamo intenzione di tornare nella CSTO nei prossimi cinque anni”, ha dichiarato Pashinyan. “Posso dire con certezza che non aumenteremo il nostro livello di attività nella CSTO”.
Ha aggiunto che accoglierebbe positivamente un’eventuale decisione dell’organizzazione di espellere l’Armenia, poiché ciò eliminerebbe il dilemma relativo alla possibilità che sia Erevan a decidere autonomamente di ritirarsi.
La CSTO è un’alleanza militare composta da Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’Armenia ha congelato la propria partecipazione all’organizzazione dall’inizio del 2024, accusandola di non aver rispettato i propri impegni in materia di sicurezza.
Il vertice di Erevan sancisce la svolta europea dell’Armenia e il progressivo distacco da Mosca
I rapporti Armenia-Russia attraversano un “processo naturale”
Pashinyan ha affermato che il percorso di partenariato strategico dell’Armenia con l’Unione europea sta procedendo in modo evidente, citando una legge adottata lo scorso anno che ha avviato il processo di adesione del Paese al blocco europeo.
Ha inoltre dichiarato che l’Armenia è attualmente l’unico Paese con cui Bruxelles sta conducendo negoziati attivi sulla liberalizzazione dei visti e che Erevan intende ottenere la possibilità di viaggiare senza visto nell’Unione entro il 2029.
Secondo Pashinyan, le preoccupazioni della Russia riguardo al crescente rapporto tra Armenia e Unione sono reali, ma non costituiscono la causa fondamentale del deterioramento dei rapporti bilaterali.
“A mio avviso, lo sviluppo delle nostre relazioni con l’Unione europea ha effettivamente contribuito a questo processo, ma non ne rappresenta la causa profonda”, ha affermato. “La ragione fondamentale delle preoccupazioni emerse in Russia è la trasformazione che è iniziata nelle relazioni tra Armenia e Russia”.
Pashinyan ha sostenuto che questa trasformazione sia una conseguenza naturale del cambiamento delle circostanze regionali seguito alla fine del conflitto tra Armenia e Azerbaigian.
Ha spiegato che storicamente il rapporto dell’Armenia con la Russia è stato considerato soprattutto attraverso il prisma delle questioni militari e di sicurezza, con Mosca vista come garante della sicurezza armena.
“Non ho mai dubitato dell’impegno della Russia nel ricoprire questo ruolo”, ha detto Pashinyan. “Ma gli eventi del 2021, 2022 e 2023 hanno dimostrato che, a causa dei propri problemi di sicurezza, la Federazione Russa può talvolta incontrare notevoli limitazioni nell’adempimento di tale ruolo”.
Il primo ministro ha inoltre richiamato l’attenzione sul cambiamento dell’ambiente geopolitico regionale, osservando che la pace è stata stabilita tra Armenia e Azerbaigian, mentre i rapporti tra Armenia e Turchia non sono più caratterizzati dalla stessa tensione del passato e le prospettive per il loro sviluppo sono positive.
Mosca avverte dello scontro con l’Unione economica eurasiatica
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato lunedì che l’Armenia è libera di lasciare l’organizzazione qualora non consideri più necessaria la propria appartenenza.
“Se Erevan non ha più bisogno di far parte di un’organizzazione così importante, che garantisce la sicurezza regionale e tutela i suoi interessi nazionali, allora è libera di decidere di uscirne”, ha affermato Peskov.
Ha tuttavia osservato che, finora, Mosca ha sentito rappresentanti armeni affermare che la partecipazione è stata congelata, ma che l’Armenia non intende attualmente ritirarsi. La Russia ha inoltre ripetutamente avvertito l’Armenia delle conseguenze di un’eventuale adesione all’Unione europea mentre il Paese rimane membro dell’Unione economica eurasiatica.
Bruxelles offre l’accesso senza dazi per la maggior parte delle esportazioni armene, mentre emergono segnali secondo cui la Russia ha utilizzato sempre più spesso le restrizioni commerciali come strumento di pressione nei confronti dell’Armenia, mentre Erevan cerca di diversificare la propria politica estera e le proprie partnership economiche.
Peskov ha affermato che una candidatura all’adesione all’Unione europea creerebbe “profonde contraddizioni legislative” all’interno del blocco economico guidato dalla Russia e potrebbe alla fine danneggiare la stessa Armenia.
Il portavoce del Cremlino ha inoltre indicato la lunga candidatura della Turchia all’UE come esempio a cui prestare attenzione. “Per quanto riguarda la candidatura [dell’Armenia] all’adesione all’Unione europea, consiglio sempre di ricordare l’esperienza della Turchia e di altri Paesi le cui candidature sono state presentate decenni fa e sono tuttora ferme nello stesso punto”, ha dichiarato Peskov.
La Turchia, storico rivale dell’Armenia, è candidata all’adesione all’Unione da decenni e il suo processo di adesione è sostanzialmente entrato in una fase di stallo.
Mosca ha intensificato la pressione su Erevan a causa dei suoi crescenti legami con Bruxelles, anche attraverso restrizioni sulle importazioni. A giugno, il presidente russo Vladimir Putin aveva avvertito l’Armenia che lo “scenario ucraino” era iniziato proprio con le ambizioni europee di Kyiv.
Le preoccupazioni del Cremlino non riguardano quindi soltanto la possibile adesione dell’Armenia all’Unione europea, ma anche la trasformazione più ampia e profonda dei suoi rapporti con la Russia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

