Mentre leader provenienti da tutta Europa convergono su Erevan per l’ottavo vertice della Comunità Politica Europea (CPE) di oggi, l’Armenia sta mettendo in scena una dimostrazione ad alto profilo della propria svolta verso occidente.
Co-presieduto dal presidente del Consiglio europeo António Costa e dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan, l’incontro – sotto il motto “Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa” – riunisce 48 capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri dell’Unione europea, del Regno Unito, dell’Ucraina, della Turchia, dell’Azerbaigian, della Georgia, dei Balcani occidentali e persino il primo ministro canadese Mark Carney come primo ospite non europeo.
L’evento è immediatamente seguito dal primo vertice bilaterale in assoluto tra Unione e Armenia, il 5 maggio, con la partecipazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen accanto a Pashinyan. Per un Paese a lungo ancorato all’orbita russa, ospitare questo forum nel Caucaso meridionale è più che simbolico: segna uno spostamento deliberato e accelerato lontano dall’influenza di Mosca.
Il contrasto non potrebbe essere più netto rispetto agli eventi che si svolgeranno pochi giorni dopo a Mosca. Il 9 maggio – Giorno della Vittoria, la più solenne ricorrenza laica russa che commemora la vittoria sovietica sulla Germania nazista – la tradizionale parata sulla Piazza Rossa sarà sorprendentemente contenuta. Per la prima volta in quasi due decenni, nessun carro armato, veicolo blindato, missile o altro equipaggiamento militare pesante sfilerà sulla piazza. Anche i cadetti delle accademie militari e delle istituzioni giovanili saranno assenti. Le autorità russe citano la “situazione operativa attuale” e la minaccia di attacchi di droni ucraini come motivo, con misure di sicurezza rafforzate – comprese difese anti-drone – ormai divenute la norma attorno alla capitale.
Anche la partecipazione straniera è indicativa. Solo pochi leader hanno confermato la presenza: il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, due leader di Paesi dell’Asia centrale e il primo ministro slovacco Robert Fico. Un gruppo limitato di figure provenienti da regioni separatiste (Abkhazia, Ossezia del Sud) e dalla Republika Srpska della Bosnia, tra cui Milorad Dodik, completa l’elenco – ben lontano dalle decine di partecipanti degli anni precedenti, inclusi ospiti di alto profilo come Xi Jinping durante l’80° anniversario del 2025.
Il riallineamento strategico dell’Armenia
L’ospitalità del vertice CPE è l’ultima tappa di un progressivo allontanamento dalla Russia. A lungo dipendente da Mosca per la sicurezza attraverso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e per i legami economici tramite l’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), Yerevan si è sentita abbandonata quando la Russia non è intervenuta durante l’offensiva dell’Azerbaigian del 2023 che ha posto fine al controllo armeno sul Nagorno-Karabakh. Pashinyan ha definito la dipendenza esclusiva dalla Russia un “errore strategico”.
Da allora, l’Armenia ha congelato la partecipazione alla CSTO, accolto una missione civile di monitoraggio dell’Unione europea ai propri confini, partecipato a esercitazioni NATO e firmato una storica Carta di partenariato strategico con gli Stati Uniti. Ha inoltre iniziato a esplorare percorsi di adesione all’Unione – mentre Vladimir Putin ha esplicitamente avvertito nell’aprile 2026 che Yerevan non può restare contemporaneamente nelle strutture europee e in quelle doganali guidate dalla Russia. Funzionari armeni hanno lasciato intendere un possibile ritiro completo da CSTO ed EAEU qualora Mosca aumentasse i prezzi dell’energia o intensificasse le pressioni.
Il vertice CPE amplifica questo messaggio. Gli inviti rivolti al presidente azero Ilham Aliyev e al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan – o ai loro rappresentanti – sottolineano la volontà di Yerevan di normalizzare i rapporti regionali su basi europee. Pashinyan ha presentato l’evento come una piattaforma per promuovere “fiducia, coesione e connettività in tutta Europa”, posizionando l’Armenia come ponte piuttosto che come avamposto russo.
L’anniversario isolato della Russia
Il Giorno della Vittoria è da tempo la vetrina di Vladimir Putin per mostrare potenza militare e rilevanza globale. Il formato ridotto di quest’anno – truppe in marcia, veterani e forse un sorvolo aereo – riflette le difficoltà della guerra in corso in Ucraina: perdite di equipaggiamento, carenze di personale e persistenti attacchi a lungo raggio ucraini che hanno costretto la Russia a concentrare le difese aeree verso l’interno. L’alta rappresentante europea Kaja Kallas ha sottolineato l’ironia della situazione, collegando l’assenza di mezzi militari alle difficoltà sul campo.
La tempistica – CPE il 4 maggio e Giorno della Vittoria il 9 maggio – è quasi simbolica. L’Armenia, un tempo partner affidabile di Mosca, punta ora su integrazione europea, diversificazione delle alleanze di sicurezza e normalizzazione dei rapporti con i vicini. La Russia, invece, celebra il suo trionfo storico più emblematico in una postura difensiva: meno armi in mostra, meno amici sugli spalti e misure di sicurezza eccezionali per proteggere la capitale dal conflitto che essa stessa ha avviato.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

