Il Kosovo sta entrando in una nuova fase di incertezza politica in vista delle elezioni anticipate previste per il 7 giugno, mentre la prolungata crisi istituzionale del Paese incide sempre più non solo sulla governance interna, ma anche sull’attuazione degli accordi internazionali e sull’accesso ai finanziamenti europei.
Le terze elezioni in un anno sono state indette dopo che il Parlamento non è riuscito a eleggere un nuovo presidente entro la scadenza costituzionale. Ciò ha portato a un contesto di crescente preoccupazione tra i partner internazionali del Kosovo riguardo alla stabilità e alla funzionalità delle istituzioni del Paese.
Quella che inizialmente era emersa come una disputa sul processo di elezione presidenziale si è evoluta in un più ampio stallo istituzionale che ha indebolito l’attività parlamentare, ritardato decisioni politiche chiave e complicato l’attuazione degli accordi collegati all’agenda economica e di sviluppo dell’Unione europea nei Balcani occidentali.
Besnik Tahiri, ex deputato dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), ha attribuito l’impasse al movimento di governo Vetëvendosje, sostenendo che la maggioranza al potere non sia riuscita a garantire una soluzione politica consensuale e abbia spinto il Paese verso la paralisi istituzionale.
Secondo Tahiri, i partiti di opposizione avevano sostenuto gli accordi internazionali senza condizioni politiche, mentre la responsabilità della situazione attuale ricadrebbe sulla gestione della crisi da parte del governo.
Naim Jakaj, ricercatore senior presso il Kosovo Law Institute, ha affermato che il funzionamento limitato del Parlamento nel 2025 ha causato forti ritardi nelle procedure collegate al Piano di crescita dell’Unione europea e agli aiuti finanziari europei.
Ha dichiarato Jakaj, che circa 882 milioni di euro sono rimasti di fatto bloccati a livello europeo perché l’assenza di un governo pienamente operativo e di un parlamento attivo ha impedito l’attivazione tempestiva degli accordi pertinenti.
Molti degli accordi erano già stati negoziati nel 2024, ma la loro ratifica è stata completata soltanto nel febbraio 2026, ritardando significativamente l’erogazione dei fondi e l’avvio dei progetti previsti.
Crescono inoltre le preoccupazioni sulla capacità del Kosovo di attuare gli accordi già formalmente approvati. Jakaj ha osservato che il governo ad interim opera con poteri esecutivi limitati, complicando l’attuazione degli impegni internazionali e la gestione di fondi europei di grande entità.
Ulteriori timori derivano dall’assenza di una pianificazione fiscale aggiornata per il 2026. Gli accordi internazionali richiedono strutture amministrative più solide e personale specializzato aggiuntivo, ma tali disposizioni non sono state pienamente integrate nel bilancio statale, approvato con procedure accelerate durante la crisi politica.
Il 10 aprile 2026, il Parlamento del Kosovo ha ratificato quattro importanti accordi internazionali del valore di diverse centinaia di milioni di euro.
Gli accordi comprendono la cooperazione con l’Agenzia internazionale per lo sviluppo, l’Agenzia francese per lo sviluppo e il governo tedesco, con particolare attenzione ai finanziamenti per il settore finanziario, le riforme energetiche e i progetti infrastrutturali nei trasporti collegati ai Balcani occidentali.
Il ministro delle Finanze Hekuran Murati ha dichiarato che l’accordo con l’Agenzia francese per lo sviluppo ammonta a 80 milioni di euro, mentre un livello simile di finanziamenti è stato destinato alle riforme energetiche e climatiche attraverso la cooperazione con la Germania. Allo stesso tempo, il programma “Western Balkans Trade and Transport Facilitation 2.0” prevede 35 milioni di euro in prestiti e ulteriori 12 milioni in sovvenzioni.
Nonostante la ratifica parlamentare, l’attuazione dipende ancora dalla formazione di un governo stabile e dal ripristino del pieno funzionamento delle istituzioni. Gli ambienti diplomatici ed economici europei stanno monitorando attentamente gli sviluppi, temendo che una prolungata instabilità politica possa influire sia sul ritmo delle riforme sia sulla più ampia traiettoria economica del Kosovo.
Vjosa Osmani torna nella Lega Democratica del Kosovo
Il voto del 7 giugno dovrebbe ridefinire non solo il prossimo governo, ma anche il più ampio equilibrio politico interno del Kosovo. La Commissione elettorale centrale ha annunciato che 22 partiti politici e tre coalizioni elettorali parteciperanno alle elezioni, mentre nove formazioni politiche hanno scelto di non presentarsi autonomamente, riflettendo il continuo riallineamento nel frammentato panorama politico kosovaro.
Particolare attenzione si è concentrata sul ritorno dell’ex presidente Vjosa Osmani nella Lega Democratica del Kosovo (LDK). Il Consiglio generale del partito ha approvato una proposta di Lumir Abdixhiku per una piattaforma elettorale comune, con Abdixhiku candidato primo ministro e Osmani capolista elettorale, oltre che proposta per la presidenza. La mossa è considerata uno degli sviluppi politici più significativi in vista delle elezioni.
Osmani si era allontanata dalla LDK dopo dispute interne negli anni precedenti, prima di allinearsi nel 2021 con il primo ministro Albin Kurti e Vetëvendosje. Il suo ritorno nella LDK viene ampiamente interpretato come un tentativo di consolidare il tradizionale campo politico centrista, di centrodestra e filo-europeo del Kosovo.
Abdixhiku ha presentato l’alleanza con Osmani come uno sforzo volto alla riunificazione politica e alla stabilità istituzionale, sostenendo che il Kosovo abbia bisogno di ristabilire un equilibrio politico e una governance più consensuale dopo anni di polarizzazione.
Nel frattempo, Kurti e Vetëvendosje stanno cercando di preservare il capitale politico costruito negli ultimi anni. Kurti ha affermato che il suo partito potrebbe avvicinarsi al 60% dei consensi alle elezioni, insistendo sul fatto che il sostegno pubblico al governo resti forte nonostante la crisi che ha provocato il voto anticipato. Ha accusato l’opposizione di ostruzionismo istituzionale e sostenuto che alcune forze politiche stiano tentando di sfruttare la crisi presidenziale per ridefinire gli equilibri politici del Paese.
Kurti ha inoltre lasciato aperta la possibilità di una cooperazione post-elettorale finalizzata all’elezione di un presidente apartitico esterno agli attuali schemi di partito, una posizione interpretata come un tentativo di evitare il ripetersi dell’attuale stallo istituzionale.
Allo stesso tempo, le forze di opposizione stanno cercando di rafforzare la propria posizione attraverso alleanze politiche più ampie.
Il Partito Democratico del Kosovo (PDK) sembra attirare formazioni politiche minori, poiché sia l’Iniziativa Socialdemocratica di Fatmir Limaj sia la Nuova Alleanza del Kosovo hanno espresso disponibilità a cooperare o a partecipare nelle liste elettorali del PDK.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

