In un’operazione internazionale coordinata nei minimi dettagli, gruppi di passeggeri e membri dell’equipaggio della nave da crociera battente bandiera olandese MV Hondius hanno iniziato domenica a sbarcare nelle Isole Canarie, a Tenerife, per essere rapidamente trasferiti tramite piccole imbarcazioni e autobus militari all’aeroporto dell’isola, da dove sono partiti voli di evacuazione verso i rispettivi Paesi d’origine.
Cittadini spagnoli, francesi, britannici, olandesi, statunitensi, canadesi, turchi, irlandesi e di altre nazionalità sono stati trasportati con aerei governativi e militari verso le capitali, dove dovranno affrontare test obbligatori, osservazione ospedaliera o quarantena di 42 giorni secondo rigidi protocolli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Durante l’operazione non sono stati segnalati nuovi casi sintomatici tra coloro che erano ancora a bordo, e la nave stessa, con 30 membri dell’equipaggio rimasti, è ora diretta verso i Paesi Bassi per la disinfezione.
L’evacuazione rappresenta l’ultimo capitolo del primo focolaio di hantavirus mai registrato su una nave da crociera, che finora ha causato tre morti e infettato almeno otto persone tra i circa 146 passeggeri e membri dell’equipaggio provenienti da oltre 20 Paesi. Le autorità sanitarie hanno sottolineato che il rischio per il pubblico rimane basso, con i passeggeri scortati in equipaggiamento protettivo completo e senza contatti con la popolazione. Le autorità spagnole, in stretto coordinamento con l’OMS e l’Unione europea, hanno dichiarato che il processo sta procedendo normalmente, mentre una passeggera francese avrebbe sviluppato sintomi durante il volo, ma si troverebbe ora in condizioni stabili.
La storia del focolaio
La MV Hondius, nave da spedizione operata da Oceanwide Expeditions, era partita da Ushuaia, in Argentina, intorno al 1° aprile per una crociera di 33 giorni nell’Atlantico meridionale e in Antartide. I primi segnali di problemi sono emersi settimane dopo. Il 2 maggio le autorità sanitarie britanniche hanno notificato all’OMS un cluster di gravi malattie respiratorie acute a bordo della nave, comprendente due morti e un passeggero in condizioni critiche. Entro il 6 maggio l’OMS aveva confermato sette casi (due infezioni da hantavirus confermate in laboratorio e cinque sospette), poi saliti a otto passeggeri malati (sei confermati) con tre decessi: una coppia olandese e un cittadino tedesco.
Diversi passeggeri erano sbarcati in precedenza in porti tra cui Sant’Elena ed erano stati trasportati in aereo per cure in Sudafrica, nei Paesi Bassi e in Svizzera. La nave ha poi proseguito da Capo Verde verso Tenerife dopo che OMS e UE avevano chiesto alla Spagna di gestire lo sbarco finale e il rimpatrio. A bordo non sono stati trovati roditori, escludendo quindi una trasmissione zoonotica avvenuta direttamente sulla nave.
Identificato il paziente zero
Gli investigatori hanno individuato nel settantenne ornitologo olandese Leo Schilperoord il paziente zero. Esperto birdwatcher in viaggio con la moglie Mirjam, 69 anni, Schilperoord avrebbe contratto il ceppo andino dell’hantavirus durante una visita a una discarica nei pressi di Ushuaia, in Argentina, poco prima dell’imbarco. La coppia aveva trascorso mesi esplorando Argentina, Cile e Uruguay.
Schilperoord si ammalò entro pochi giorni dall’inizio del viaggio, manifestando febbre alta, mal di testa e diarrea; morì a bordo l’11 aprile. La moglie è deceduta alcuni giorni dopo, dopo essere stata evacuata in Sudafrica. Le ricostruzioni genetiche ed epidemiologiche, comprese la storia dei loro viaggi prima dell’imbarco e le attività di birdwatching che probabilmente li hanno esposti a escrementi o urine di roditori, supportano l’ipotesi che si tratti del caso indice. Ulteriori indagini in Argentina e Cile sono ancora in corso.
Quanto è pericoloso l’hantavirus secondo l’OMS?
Gli hantavirus sono una famiglia di virus trasmessi dai roditori che possono causare due principali sindromi gravi: la febbre emorragica con sindrome renale (più comune in Asia ed Europa) e la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS) nelle Americhe. Il virus delle Ande coinvolto in questo caso appartiene a quest’ultimo gruppo.
Secondo la scheda informativa dell’OMS, l’infezione avviene principalmente tramite il contatto con urine, escrementi o saliva di roditori infetti, oppure con superfici contaminate. I sintomi compaiono tipicamente da una a otto settimane dopo l’esposizione (con un’incubazione fino a sei settimane) e possono evolvere rapidamente in febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi di HCPS, insufficienza polmonare e cardiaca potenzialmente letale.
I tassi di mortalità variano: dall’1 al 15% in Asia ed Europa, ma fino al 50% per la HCPS nelle Americhe. Il trattamento è di supporto (non esiste un antivirale specifico), anche se cure intensive precoci migliorano le probabilità di sopravvivenza. L’OMS sottolinea che, pur essendo grave e potenzialmente mortale, l’incidenza globale resta relativamente bassa (10.000-100.000 casi annui, soprattutto in Asia ed Europa), e che la trasmissione da uomo a uomo è rara e limitata – documentata solo con alcuni ceppi, come il virus delle Ande, e generalmente richiede contatti stretti e prolungati.
Potrebbe diventare una nuova pandemia come il COVID-19?
Le autorità sanitarie sono state categoriche: no. La direttrice OMS per la gestione delle epidemie e delle pandemie, Maria Van Kerkhove, e altri esperti hanno ripetutamente dichiarato che “non è il COVID” e che non dovrebbe essere trattato come tale. A differenza del SARS-CoV-2, che si diffonde efficacemente tramite aerosol anche prima della comparsa dei sintomi, la trasmissione dell’hantavirus tra esseri umani è inefficiente.
Il ceppo delle Ande è l’unico hantavirus per il quale sia stata documentata una trasmissione interumana (comunque limitata), ma non ha mai sostenuto una diffusione comunitaria su scala globale.
Esperti, inclusi epidemiologi della Harvard T.H. Chan School of Public Health, osservano che il virus dovrebbe subire molteplici cambiamenti evolutivi per acquisire capacità pandemiche. L’attuale focolaio è confinato a una singola nave con contatti tracciabili; la quarantena di 42 giorni tiene conto del lungo periodo di incubazione ed è progettata per interrompere precocemente eventuali catene di trasmissione.
Le autorità sanitarie spagnole e il direttore ad interim dei CDC statunitensi hanno minimizzato il rischio più ampio, invitando alla calma pur riconoscendo l’ansia pubblica alimentata dall’esperienza del COVID-19. L’OMS valuta il rischio complessivo per la salute pubblica come basso, senza prove di una diffusione comunitaria più ampia. Il tracciamento dei contatti per gli sbarchi precedenti è in corso in diversi Paesi, ma le autorità ritengono che il focolaio rimarrà un episodio circoscritto piuttosto che trasformarsi in una nuova minaccia globale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

