La Bulgaria ha proposto ieri (7 ottobre) negoziati tra i sei Paesi che si affacciano sul Mar Nero – Russia, Ucraina, Bulgaria, Romania, Georgia e Turchia – con l’obiettivo di raggiungere una moratoria sulle ostilità e trasformare il mare in una “zona di sicurezza condivisa”.
La proposta, adottata dopo una riunione di cinque ore del Consiglio consultivo per la sicurezza nazionale della Bulgaria (CCNS), va oltre gli appelli a rafforzare la sorveglianza e la protezione militare delle coste bulgare. Prevede che Sofia contribuisca a mediare un accordo che includerebbe la Russia, in un momento in cui la guerra di Mosca contro l’Ucraina si intensifica e il Mar Nero è diventato un ambiente di sicurezza sempre più conteso.
La dichiarazione e le proposte adottate al termine della riunione del CCNS, dedicata agli “attuali rischi e minacce alla sicurezza marittima e alle infrastrutture critiche della Bulgaria nel contesto della guerra in Ucraina”, sono state annunciate dalla presidente Iliana Iotova.
“La Bulgaria dovrebbe assumere un ruolo attivo nei negoziati e nella ricerca di un consenso tra i Paesi che si affacciano sul Mar Nero – Russia, Ucraina, Bulgaria, Romania, Georgia e Turchia – per una moratoria sulle ostilità nel Mar Nero e per trasformarlo in una zona di sicurezza condivisa”, ha dichiarato Iotova. Ha aggiunto che “la questione del Mar Nero, i rischi, le minacce e le soluzioni in materia di sicurezza dovrebbero essere presentati in tutti i formati europei ai quali partecipa la Bulgaria, soprattutto in occasione del prossimo vertice del Consiglio europeo del 16 ottobre”.
L’iniziativa solleva interrogativi sulla possibilità che sia stata coordinata con i partner della Bulgaria nell’Unione europea e nella NATO e su come si inserisca nel loro approccio alla guerra e a eventuali negoziati di pace. Il linguaggio utilizzato sembra inoltre adattarsi alla posizione del Cremlino: un canale negoziale separato che coinvolga la Russia come una delle parti principali.
La proposta assume particolare rilievo in un momento in cui la NATO sta rafforzando il proprio dispositivo di sicurezza nel Mar Baltico. Se Mosca dovesse percepire una riduzione dei propri margini di manovra in quell’area, potrebbe cercare altre forme di leva strategica altrove, compreso il Mar Nero. In questo contesto, la proposta di Sofia di creare una “zona di sicurezza condivisa” attraverso negoziati potrebbe essere interpretata come un’offerta alla Russia proprio del tipo di accordo sulla sicurezza regionale che Mosca ricerca da tempo.
I droni che la Bulgaria non ha voluto identificare
La riunione del CCNS è stata convocata dopo che martedì (6 ottobre) era stata avviata un’operazione di soccorso su larga scala a seguito di attacchi coordinati con droni marittimi e aerei, diretti contro due navi commerciali a circa 70 miglia nautiche da Byala, a est di Capo Sant’Atanas. L’episodio è stato descritto come il primo attacco contro navi nella zona economica esclusiva della Bulgaria.
Durante tutta la riunione, tuttavia, l’origine dei droni è stata lasciata volutamente aperta. Il primo ministro Rumen Radev ha insistito sul fatto che la Bulgaria non potesse accusare la Russia senza prove. “Non possiamo affermare che l’attacco sia stato compiuto dalla Russia senza avere delle prove. È un’ipotesi e, quando parliamo di sicurezza nazionale, non possiamo lavorare sulla base di ipotesi”, ha dichiarato.
Radev ha inoltre respinto una dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky secondo cui i servizi ucraini e bulgari avrebbero stabilito che l’attacco era di origine russa.
Radev ha affermato che i funzionari della sicurezza bulgari avevano fornito al CCNS “rapporti molto chiari”, dai quali risultava che non vi era stata alcuna comunicazione con la parte ucraina sull’identificazione del drone. “Quello che ha detto Zelensky è una sua responsabilità”, ha aggiunto.
Il governo bulgaro cercherà il coordinamento con Romania e Turchia e il sostegno degli Stati Uniti per esaminare l’area. Sofia ha inoltre chiesto all’Agenzia europea per la sicurezza marittima di effettuare gratuitamente un’analisi dei detriti recuperati dall’imbarcazione affondata. Solo dopo tale indagine, ha affermato Radev, la Bulgaria sarà in grado di stabilire quale tipo di drone sia stato utilizzato e chi abbia condotto l’attacco.
Un dibattito sulla sicurezza diviso
La riluttanza a identificare l’autore dell’attacco è stata uno dei principali punti di disaccordo emersi durante la riunione del CCNS.
Ivaylo Mirchev, esponente del partito di opposizione Bulgaria Democratica (BD | Renew), ha dichiarato che vi erano “chiari indizi del coinvolgimento russo” nell’affondamento di una delle navi e nel danneggiamento di un’altra. Il suo gruppo parlamentare non ha sostenuto la dichiarazione finale perché non sono state accolte le proposte per inviare immediatamente una nota diplomatica alla Russia e per rinnovare l’appello bulgaro a un cessate il fuoco e a veri negoziati di pace.
Anche l’ex primo ministro Nikolay Denkov, di Continuiamo il Cambiamento (PP | Renew), ha chiesto che l’indagine venga completata, ma è sembrato escludere l’ipotesi di un attacco ucraino, sostenendo che l’Ucraina avrebbe pochi motivi per colpire navi che trasportano il proprio grano dai porti della Romania e di Odessa.
Il rappresentante del Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS | NI), Stanislav Anastassov, ha affermato che il governo dispone di informazioni sufficienti per identificare il responsabile, ma dovrebbe renderle pubbliche.
Il CCNS ha comunque raggiunto un accordo su un ampio pacchetto di misure di sicurezza, tra cui un’acquisizione più rapida di sistemi anti-drone, il rafforzamento della sorveglianza marittima, la protezione delle infrastrutture critiche e una maggiore cooperazione con NATO e Unione europea.
Il Consiglio ha inoltre chiesto un quadro europeo per garantire una navigazione libera e sicura nel Mar Nero, consultazioni con Romania e Turchia e un’analisi tecnica e giuridica da parte dell’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite.
La riunione era stata convocata dalla presidente Iotova, nonostante l’opposizione di Radev. Iotova ha affermato che gli attacchi rappresentavano un’escalation che minacciava la libertà di navigazione e la sicurezza economica e ha sottolineato che un cessate il fuoco immediato costituisce la più forte garanzia per la sicurezza della Bulgaria.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

