Quindici Stati membri dell’Unione europea, tra cui Italia, Francia, Germania e Polonia, chiedono alla Commissione europea un cambio di passo nella politica industriale, con una maggiore attenzione alla competitività delle imprese, una revisione degli strumenti per la decarbonizzazione e misure più incisive contro la concorrenza internazionale sleale. Le richieste sono contenute nella Dichiarazione di Varsavia 2026, adottata il 26 ottobre durante la nona conferenza ministeriale dei Friends of Industry, un gruppo informale di Paesi dell’UE che coordina le proprie posizioni sui principali dossier industriali.

Il documento, articolato in sette capitoli, è stato sottoscritto dai ministri dell’Industria di Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Alla conferenza, presieduta dal ministro polacco delle Finanze e dell’Economia Andrzej Domański, hanno partecipato rappresentanti di 21 Stati membri e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale, Stéphane Séjourné.

La dichiarazione parte dalla constatazione che l’industria europea si trova ad affrontare pressioni competitive crescenti, determinate dalle tensioni geopolitiche, dall’eccesso di capacità produttiva globale, dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento, dalle dipendenze strategiche e dagli elevati costi energetici e normativi. La risposta proposta non è quella di chiudere il mercato europeo, ma di rafforzare la resilienza economica, salvaguardando le capacità industriali esistenti e mantenendo l’apertura al commercio internazionale.

Come riferisce CE Report, Domański ha sollecitato una risposta più decisa alle pratiche commerciali sleali: “L’Europa deve porre fine alla sua ingenuità economica e difendere con fermezza gli interessi dell’industria europea”, ha dichiarato, invitando l’Unione a contrastare le sovvenzioni particolarmente aggressive utilizzate da alcuni Paesi per sostenere le proprie esportazioni.

Nel suo intervento, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Stéphane Séjourné, ha individuato tre priorità per la politica industriale europea: proteggere le imprese dalla concorrenza sleale, creare nuovi mercati attraverso l’innovazione e semplificare la regolamentazione.

“La competitività industriale è diventata una questione di sicurezza economica e sovranità per l’Europa e i suoi Stati membri”, ha affermato Séjourné, secondo quanto riportato da CE Report sulla base del comunicato del ministero polacco.

Per il vicepresidente esecutivo, la prima necessità è ripristinare condizioni di concorrenza eque nelle relazioni commerciali, mentre la seconda consiste nello sviluppo di nuovi mercati attraverso l’innovazione. La terza riguarda la semplificazione delle norme, per garantire alle imprese maggiore prevedibilità e stabilità.

ETS e CBAM, i quindici chiedono una transizione più graduale

Uno dei passaggi più significativi della dichiarazione riguarda il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) e il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), due strumenti fondamentali della politica climatica dell’Unione.

I ministri chiedono che l’ETS garantisca condizioni prevedibili per gli investimenti industriali, attraverso una traiettoria di riduzione delle emissioni più graduale e misurata per l’industria e il settore energetico, preservando al tempo stesso l’integrità ambientale del sistema e il suo contributo agli obiettivi climatici europei.

In particolare, il documento sollecita il mantenimento delle assegnazioni gratuite di quote di emissione come strumento di protezione contro il carbon leakage, ossia il rischio che le imprese trasferiscano la produzione verso Paesi con vincoli ambientali meno stringenti o perdano competitività a favore di produttori esteri.

I firmatari propongono inoltre di valutare modifiche ai parametri utilizzati per calcolare le quote gratuite e al fattore di correzione transettoriale, tenendo conto dell’effettiva capacità del CBAM di proteggere le industrie europee. La dichiarazione chiede quindi di riesaminare il ritmo della progressiva eliminazione delle quote gratuite alla luce dell’efficacia del meccanismo e delle specificità dei singoli settori industriali.

Come evidenzia Innovation Post, l’impostazione non prevede l’abbandono degli obiettivi di decarbonizzazione, ma una modifica degli strumenti e dei tempi della transizione, per evitare la perdita di capacità produttiva europea.

Tra le altre proposte figurano il prolungamento oltre il 2030 delle compensazioni per i costi indiretti dell’ETS nei settori energivori esposti alla concorrenza internazionale e il reinvestimento dei proventi del sistema attraverso strumenti europei e nazionali, tra cui l’Innovation Fund, il Modernisation Fund e la Banca per la decarbonizzazione industriale.

La dichiarazione chiede inoltre una semplificazione dei requisiti relativi ai combustibili rinnovabili di origine non biologica (RFNBO), compreso l’idrogeno rinnovabile, e maggiore flessibilità per gli Stati membri nell’attuazione della direttiva sulle energie rinnovabili RED III, pur mantenendo gli obiettivi della legislazione vigente.

L’accordo Italia-Polonia: richieste più incisive su ETS e automotive

A margine della conferenza, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro polacco Andrzej Domański hanno sottoscritto un’intesa bilaterale per rafforzare il coordinamento tra Roma e Varsavia sulle principali politiche industriali europee.

Come ricostruisce Innovation Post, l’accordo affronta in modo più esplicito alcuni dossier rispetto alla dichiarazione congiunta dei quindici Paesi, in particolare il sistema ETS, il CBAM e il futuro dell’industria automobilistica.

Italia e Polonia chiedono di sospendere la progressiva eliminazione delle quote gratuite collegata all’introduzione del CBAM fino a quando quest’ultimo non avrà dimostrato la propria efficacia nel contrastare il rischio di delocalizzazione delle emissioni e della produzione industriale.

I due governi ritengono inoltre necessario che gli obiettivi di riduzione delle emissioni siano compatibili con le effettive possibilità tecnologiche ed economiche delle imprese, senza introdurre nuove condizionalità per l’assegnazione delle quote gratuite.

Un altro capitolo dell’intesa riguarda l’automotive. Roma e Varsavia chiedono di rivedere gli obiettivi e le traiettorie di riduzione delle emissioni di CO₂, prevedendo anche il riconoscimento di una nuova categoria di veicoli alimentati con combustibili climaticamente neutri, inclusi i biocarburanti.

Queste richieste non figurano negli stessi termini nella dichiarazione comune dei quindici, che si limita a richiamare il completamento del pacchetto europeo per l’automotive tra le priorità di attuazione delle politiche industriali.

La distinzione è significativa: mentre il documento multilaterale cerca una convergenza ampia sulla competitività, l’intesa bilaterale definisce posizioni negoziali più specifiche sui principali strumenti della transizione climatica.

Energia e materie prime critiche, ridurre il divario con i concorrenti globali

La competitività energetica rappresenta un altro elemento centrale del documento. I ministri sottolineano che il divario strutturale tra i costi dell’energia sostenuti dalle imprese europee e quelli dei principali concorrenti internazionali non può essere affrontato soltanto attraverso interventi sull’offerta.

La dichiarazione invita la Commissione a intervenire anche sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità, sulle quote di emissione, sulle imposte, sugli oneri e sui costi regolamentari che incidono sulle attività produttive.

Per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, i firmatari chiedono maggiori investimenti nella generazione di energia rinnovabile e a basse emissioni, nei sistemi di accumulo e nelle reti elettriche, insieme al potenziamento delle interconnessioni transfrontaliere. Viene ribadito il principio della neutralità tecnologica, nel rispetto della facoltà degli Stati membri di determinare autonomamente il proprio mix energetico.

Un’attenzione particolare viene riservata alle materie prime critiche. La dichiarazione sollecita un’accelerazione dell’esplorazione dei giacimenti, dell’estrazione, della trasformazione e del riciclo, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze dai fornitori esterni.

Tra le proposte compare il rafforzamento delle capacità industriali europee attraverso il futuro Centro per le materie prime critiche e la valutazione di misure mirate, compatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, per preservare la disponibilità di materiali secondari strategici, inclusi i rottami metallici e la cosiddetta black mass, materiale derivante dal trattamento delle batterie esauste.

L’accordo bilaterale tra Italia e Polonia dedica inoltre particolare attenzione alla siderurgia e alla chimica, prevedendo iniziative per la modernizzazione degli impianti, il contenimento dei costi energetici e la tutela delle risorse necessarie alle filiere industriali.

Difesa commerciale e preferenza europea negli acquisti

Sul fronte commerciale, i quindici Paesi chiedono un utilizzo più rapido e strategico degli strumenti di difesa dell’Unione, comprese le misure antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia.

L’obiettivo è consentire interventi tempestivi contro pratiche commerciali sleali, eccessi di capacità produttiva e distorsioni dei mercati internazionali, prima che si verifichino perdite irreversibili delle capacità industriali europee.

La dichiarazione propone sistemi di allerta precoce basati sul monitoraggio delle importazioni, procedure più accessibili alle piccole e medie imprese e un possibile ricorso a indagini avviate d’ufficio dalla Commissione, soprattutto quando esiste il rischio di ritorsioni mirate contro le aziende europee.

Tra gli strumenti indicati figurano inoltre prezzi minimi all’importazione e contingenti tariffari, da utilizzare tenendo conto delle condizioni dei mercati, della sicurezza degli approvvigionamenti e degli effetti sulle imprese che utilizzano materie prime e prodotti intermedi importati.

Un ulteriore elemento riguarda l’introduzione di criteri proporzionati di origine europea nell’ambito dell’Industrial Accelerator Act, per sostenere la domanda di prodotti realizzati nell’Unione in settori selezionati.

Anche questo punto è stato sviluppato nell’intesa tra Italia e Polonia. I due governi sostengono un sistema di preferenza europea che valorizzi la capacità produttiva degli Stati membri, mantenendo tuttavia la possibilità di cooperare con partner internazionali affidabili sulla base di criteri di reciprocità.

Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica

Il quarto capitolo della dichiarazione è dedicato alla sovranità tecnologica e all’intelligenza artificiale industriale, considerate componenti essenziali della competitività e della sicurezza economica europea.

I ministri chiedono di rafforzare la capacità dell’Unione di sviluppare e mantenere tecnologie critiche senza dipendere eccessivamente da fornitori esterni, attraverso investimenti nelle infrastrutture digitali, nei semiconduttori, nei dati industriali e nei sistemi avanzati di intelligenza artificiale.

Come sottolinea Innovation Post, la dichiarazione individua nell’Industrial AI un’opportunità per trasformare le competenze manifatturiere, la ricerca e i dati industriali europei in capacità produttive e vantaggi competitivi.

Tra le priorità figurano lo sviluppo di modelli avanzati di IA, il rafforzamento delle capacità di calcolo, la promozione di standard aperti e delle soluzioni open source, oltre alla possibilità di cambiare fornitore di servizi digitali senza creare dipendenze difficilmente reversibili.

Il documento richiama inoltre il futuro Cloud and AI Development Act, il Chips Act II, la strategia europea per l’open source e il Quantum Act, sollecitando una maggiore integrazione tra ricerca scientifica, innovazione e applicazioni industriali.

Domański ha sottolineato la necessità per l’Europa di sviluppare autonomamente le proprie tecnologie critiche, riducendo la dipendenza dai fornitori esterni. Secondo il ministro polacco, la sovranità tecnologica sarà determinante anche per la futura competitività dell’economia europea.

L’intesa bilaterale Italia-Polonia prevede inoltre un rafforzamento della cooperazione nell’intelligenza artificiale, nel calcolo ad alte prestazioni, nelle tecnologie quantistiche, nell’aerospazio e nella difesa, anche attraverso partenariati tra imprese e distretti industriali.

Mercato unico, semplificazione e competitività come principio delle politiche UE

La dichiarazione dedica ampio spazio al completamento del mercato unico e alla riduzione degli oneri amministrativi.

Secondo i firmatari, la frammentazione normativa continua a impedire alle imprese europee di sfruttare pienamente le dimensioni del mercato interno, soprattutto nel settore dei servizi industriali.

Tra gli interventi richiesti figurano la rimozione delle dieci principali barriere individuate dalla strategia europea per il mercato unico, definite Terrible Ten, una maggiore armonizzazione nell’applicazione delle norme europee e il contrasto al cosiddetto gold-plating, la pratica con cui gli Stati membri introducono obblighi nazionali aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla legislazione UE.

Come evidenzia anche FASI, uno degli elementi centrali della dichiarazione è il principio della competitiveness by design: tutte le nuove iniziative europee che incidono sull’industria dovrebbero essere valutate sin dalle prime fasi della loro elaborazione in relazione agli effetti sui costi di produzione, sugli investimenti, sull’innovazione, sull’occupazione e sulla capacità delle imprese di competere a livello internazionale.

I ministri propongono anche una valutazione sistematica dell’impatto cumulativo delle politiche europee sui diversi settori industriali, considerando congiuntamente gli effetti dei costi normativi, energetici e della transizione climatica.

L’ultimo capitolo della dichiarazione sollecita infine un passaggio dalla produzione di nuove norme all’attuazione di quelle già approvate. La moderazione regolamentare dovrebbe diventare un principio permanente dell’azione legislativa europea, accompagnato da procedure autorizzative più rapide e da una maggiore attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese.

[A cura di Simone Cantarini]

Didascalia: foto di famiglia della riunione dei Friends of Industry a cui hanno preso parte i ministri dell’Industria di Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Varsavia, Polonia, 26 ottobre 2026. Credits: @mimit_gov/X

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