Francia, Germania, Italia e Regno Unito intensificheranno il coordinamento diplomatico e militare alla luce della crisi in Medio Oriente. È quanto emerge dalla conversazione in videoconferenza tenutasi venerdì tra i leader dei quattro Paesi – Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Giorgia Meloni e Keir Starmer – secondo quanto riferito in una nota diffusa dal governo britannico.

Nel comunicato di Downing Street si precisa che i leader hanno condannato “i gravi attacchi dell’Iran”, che lo scorso 2 marzo hanno colpito anche una base della Royal Air Force britannica a Cipro. Starmer, si legge nella nota, “ha aggiornato gli altri leader sulle misure difensive adottate dal Regno Unito negli ultimi giorni per proteggere e rafforzare i partner nella regione”.

Secondo il governo britannico, “i leader hanno concordato che nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno essenziali un’intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare”.

Durante la videoconferenza è stata inoltre sottolineata la necessità di uno “stretto coordinamento sulla situazione nello Stretto di Hormuz”, mentre i quattro leader hanno ribadito la loro preoccupazione per l’evoluzione della crisi in Libano.

Nel corso del confronto è stato anche accolto con favore il messaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha offerto il supporto dell’Ucraina – forte dell’esperienza maturata nel contrasto ai droni iraniani Shahed utilizzati dalla Russia nel conflitto – ai partner della regione.

Gli Stati Uniti e diversi alleati in Medio Oriente si stanno infatti rivolgendo a Kyiv per chiedere indicazioni su come contrastare questi sistemi. Lo stesso Zelensky ha dichiarato di aver discusso negli ultimi giorni di possibili forme di cooperazione con i leader di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Giordania e Kuwait.

La telefonata tra i quattro leader europei giunge mentre la campagna di raid condotta da Stati Uniti e Israele in territorio iraniano e la risposta di Teheran non accennano a diminuire.

Dal 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno avviato una campagna militare coordinata contro l’Iran caratterizzata da raid aerei e missilistici su larga scala che hanno portato all’uccisione di molti esponenti della leadership iraniana, tra tutti la guida suprema ayatollah, Alì Khamenei, portando la regione verso un potenziale conflitto senza precedenti. In base a varie fonti statunitensi e israeliane, nella prima giornata di operazioni sono stati registrati almeno 59 attacchi in 18 province iraniane, colpendo basi militari, infrastrutture missilistiche, centri di comando e installazioni legate ai Pasdaran.

Nei giorni successivi l’offensiva è proseguita con bombardamenti quotidiani, portando secondo fonti militari statunitensi a circa 200 obiettivi complessivamente colpiti nel Paese. Il 6 marzo Israele ha condotto una nuova ondata di raid nella provincia occidentale di Ilam, prendendo di mira 35 siti collegati alle forze di sicurezza iraniane e utilizzando centinaia di munizioni guidate.

La conseguente risposta militare dell’Iran ha esteso il conflitto non solo alla regione mediorientale, ma anche in territorio europeo. Secondo le stime diffuse nei primi giorni di marzo, Teheran ha lanciato oltre 380 missili balistici e circa 1.480 droni contro obiettivi nella regione, prendendo di mira almeno cinque Paesi del Golfo e diverse installazioni militari occidentali.

Gli attacchi hanno colpito in particolare basi americane e infrastrutture strategiche in Qatar, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a porti e aeroporti civili e militari in diversi Stati della penisola arabica. In alcuni casi sono stati presi di mira anche obiettivi energetici come la raffineria di Ras Tanura e infrastrutture portuali legate all’export di petrolio e gas.

La risposta di Teheran ha preso di mira anche una base britannica della Royal Air Force ad Akrotiri, a Cipro, mentre ulteriori velivoli senza pilota diretti verso l’isola sono stati intercettati nei giorni successivi. Gli attacchi iraniani hanno anche interessato lo spazio aero turco, uno dei principali Paesi NATO, facendo scattare le difese aeree dell’Alleanza atlantica.

Altri attacchi hanno raggiunto il Caucaso meridionale: droni iraniani hanno colpito l’aeroporto internazionale dell’exclave azera di Nakhchivan e un’area vicino a una scuola, causando alcuni feriti e spingendo Baku ad aumentare il livello di allerta militare.

Parallelamente, Teheran ha adottato una misura di forte impatto strategico annunciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota cruciale delle esportazioni mondiali di petrolio e gas, con l’obiettivo dichiarato di colpire le forniture energetiche globali e aumentare la pressione sui Paesi occidentali e sui loro alleati regionali.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha avvertito che il conflitto in Medio Oriente potrebbe avere gravi conseguenze sull’economia globale. In un’intervista al quotidiano britannico, Kaabi ha affermato che, se la guerra dovesse proseguire, tutti gli esportatori di energia del Golfo potrebbero essere costretti a sospendere temporaneamente la produzione nel giro di pochi giorni, facendo salire il prezzo del petrolio fino a circa 150 dollari al barile.

Il Qatar – secondo produttore mondiale di gas naturale liquefatto – ha già dichiarato lo stato di forza maggiore dopo un attacco con drone iraniano contro il grande impianto di GNL di Ras Laffan. Il ministro ha avvertito che, anche se il conflitto si fermasse immediatamente, potrebbero essere necessarie settimane o mesi per tornare a un normale ritmo di esportazioni.

Le conseguenze, ha spiegato, si farebbero sentire anche in Europa: gli acquirenti asiatici potrebbero superare quelli europei nelle offerte per il gas disponibile sul mercato, mentre diversi Paesi del Golfo rischiano di non riuscire a rispettare i propri contratti energetici. In questo scenario, ha concluso Kaabi, un conflitto prolungato potrebbe innescare un aumento generalizzato dei prezzi dell’energia e rallentare la crescita economica globale.

UE e Paesi del Golfo condannano gli attacchi iraniani

Nel frattempo, l’Unione europea e i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) stanno portando avanti uno stretto coordinamento. In una nota diramata giovedì al termine di una riunione straordinaria, i ministri degli Esteri delle due organizzazioni hanno condannato con fermezza gli attacchi lanciati dall’Iran contro diversi Stati della regione, definendoli “ingiustificabili” e pericolosi per la sicurezza regionale e globale.

L’incontro è stato guidato dal ministro degli Esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al Zayani, presidente di turno del Consiglio ministeriale del GCC, insieme al segretario generale Jassim Mohammed Al-Budaiwi e ai capi delle diplomazie dei Paesi membri. Per l’Unione europea ha presieduto la riunione l’Alta rappresentante Kaja Kallas, affiancata dalla vicepresidente della Commissione Dubravka Šuica e dai ministri degli Esteri degli Stati membri.

Nel comunicato congiunto UE e GCC hanno espresso solidarietà ai Paesi del Golfo colpiti dagli attacchi e ribadito il valore della partnership strategica tra le due organizzazioni, fondata sull’accordo di cooperazione del 1988 e rilanciata dal vertice UE-GCC di Bruxelles dell’ottobre 2024.

I ministri hanno invitato Teheran a cessare immediatamente le operazioni militari e hanno espresso nuove preoccupazioni per il programma nucleare e missilistico iraniano e per le attività considerate destabilizzanti nella regione. Allo stesso tempo, le due parti hanno riaffermato l’impegno a perseguire una soluzione diplomatica alla crisi, sottolineando in particolare il ruolo di mediazione dell’Oman.

La dichiarazione dedica ampio spazio anche alla sicurezza delle rotte marittime e delle forniture energetiche, evidenziando l’importanza di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Bab el-Mandeb, richiamando il contributo delle missioni navali europee EUNAVFOR ASPIDES e l’Operazione Atalanta nella protezione dei traffici commerciali e delle catene di approvvigionamento globali.

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