La plenaria del Parlamento europeo che si terrà dal 16 al 18 dicembre si conferma come il passaggio istituzionale più rilevante dell’anno giungendo in una settimana che vedrà i leader UE impegnati nel Consiglio europeo di fine che vedrà al centro la questione ucraina, con particolare attenzione l’utilizzo degli asset russi congelati sullo sfondo della nuova sferzata contro l’UE emersa dalla nuova Strategia di sicurezza nazionale americana. Sullo sfondo, la cerimonia di consegna del Premio Sakharov per la libertà di pensiero, che martedì a mezzogiorno vedrà la presidente Roberta Metsola premiare il giornalista bielorusso Andrzej Poczobut e l’attivista georgiana Mzia Amaglobeli, due figure simbolo della repressione politica ai confini orientali dell’UE.

Il Parlamento entrerà subito nel merito delle priorità per il Consiglio europeo del 18 dicembre. Mercoledì mattina, in un dibattito con la Commissione e la presidenza danese del Consiglio, i deputati illustreranno le loro aspettative sul vertice che seguirà subito dopo alla plenaria e che affronterà il sostegno all’Ucraina, le relazioni transatlantiche, l’autonomia strategica dell’Unione, ma anche il prossimo Quadro finanziario pluriennale, l’allargamento, la gestione dei flussi migratori e il rafforzamento della competitività europea. Un confronto che assume un peso particolare nel momento in cui i Ventisette sono chiamati a decidere il destino degli asset russi immobilizzati e il loro possibile utilizzo a sostegno di Kyiv come proposto di recente dalla Commissione europea.

Sul piano energetico, la plenaria segnerà un punto di svolta con il via libera definitivo allo stop alle importazioni di gas russo. Mercoledì il Parlamento voterà la legge che prevede l’eliminazione graduale del GNL russo a partire dal 2026 e la cessazione completa delle importazioni via gasdotto entro il 30 settembre 2027. Il testo, concordato in prima lettura con il Consiglio, rappresenta la risposta legislativa più netta alla strumentalizzazione delle forniture energetiche da parte di Mosca, diventata sistematica dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. La norma introduce anche un quadro sanzionatorio per gli operatori che violeranno i divieti, rafforzando la dimensione di sicurezza dell’Unione dell’energia.

Martedì sarà anche la giornata dei voti chiave sulla controversa semplificazione normativa. L’Aula si pronuncerà in via definitiva sulle modifiche alle norme su sostenibilità e dovere di diligenza delle imprese, parte del pacchetto “Omnibus I” della Commissione. L’accordo restringe significativamente il perimetro degli obblighi di rendicontazione, limitandoli alle imprese con almeno 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato, mentre il dovere di diligenza in materia di diritti umani e ambiente resterà in capo solo ai grandi gruppi sopra i 5.000 dipendenti. Una revisione che incrocia il dibattito politico tra competitività e ambizione regolatoria dell’UE.

Sempre in materia ambientale, mercoledì è atteso il voto finale sul rinvio e sulla modifica degli obblighi del regolamento contro la deforestazione. Il Parlamento dovrebbe confermare il posticipo di un anno dell’applicazione della legge, differenziando le scadenze tra grandi operatori e piccole imprese e alleggerendo gli obblighi di trasparenza per i soggetti più piccoli, senza però rimettere in discussione l’impianto generale della normativa adottata nel 2023.

La sicurezza e la difesa saranno al centro della plenaria con il voto finale, martedì, sul piano ReArm Europe. Il Parlamento è chiamato a dare il via libera alla riallocazione di fondi europei verso l’industria della difesa, modificando programmi esistenti come STEP, Horizon Europe, il Fondo europeo per la difesa e il Meccanismo per collegare l’Europa. Una scelta che riflette il cambio di paradigma imposto dalla guerra in Ucraina e dal deterioramento del contesto geopolitico, e che si affianca al dibattito sullo “Schengen militare”.

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Come riferisce una nota del Parlamento UE, su questo dossier, i deputati discuteranno e voteranno una risoluzione che punta a facilitare la circolazione di truppe e mezzi militari nell’UE, rimuovendo ostacoli amministrativi e infrastrutturali e accelerando le autorizzazioni transfrontaliere, in particolare lungo i corridoi strategici verso l’Est.

Ampio spazio sarà inoltre riservato anche all’agricoltura e al commercio. Martedì l’Aula voterà le misure di salvaguardia per il settore agricolo nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, definendo le condizioni per sospendere temporaneamente le preferenze tariffarie in caso di danni ai produttori europei. Nella stessa giornata è previsto il voto finale sulla riforma della Politica agricola comune (PAC) che introduce maggiore flessibilità per gli agricoltori, riduce gli obblighi ambientali più controversi e istituisce un sistema di controlli semplificato con un’unica ispezione annuale.

Un dibattito molto atteso è quello riguardante il futuro dell’industria automobilistica europea, che vedrà la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, presentare le nuove proposte dell’esecutivo UE per sostenere il settore, che potrebbero includere una revisione degli standard di emissione di CO₂, misure a favore delle batterie elettriche e incentivi per la decarbonizzazione delle flotte aziendali. In parallelo, l’Aula discuterà delle reti elettriche e delle infrastrutture necessarie a sostenere la transizione energetica.

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Sul fronte internazionale, martedì pomeriggio i deputati discuteranno i recenti sviluppi in Palestina e Libano, interrogando Consiglio e Commissione sulla situazione a Gaza, in Cisgiordania e sugli attacchi israeliani contro obiettivi legati a Hezbollah, in un contesto che continua a mettere alla prova la credibilità diplomatica dell’UE. È inoltre prevista una discussione sugli attacchi ibridi attribuiti alla Bielorussia, che si inserisce nel più ampio confronto sulla sicurezza alle frontiere orientali.

La dimensione digitale e democratica sarà al centro del dibattito di giovedì sugli algoritmi dei social media e sulla disinformazione. I deputati chiederanno alla Commissione chiarimenti sull’uso dei sistemi di raccomandazione delle grandi piattaforme e sulla loro possibile influenza sui processi democratici, con un riferimento esplicito alle indagini in corso su X e al rispetto del Digital Services Act. Sempre in tema di algoritmi, martedì sera l’Aula discuterà una risoluzione per chiedere nuove norme sull’uso dei sistemi automatizzati nei luoghi di lavoro, con l’obiettivo di garantire trasparenza, supervisione umana e tutela dei diritti dei lavoratori.

Tra i temi sociali, spicca il dibattito sul piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, con un confronto diretto con la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera sulle possibili leve finanziarie, normative e industriali per affrontare la crisi abitativa. L’Aula esaminerà anche l’iniziativa dei cittadini europei “My Voice, My Choice”, che chiede un meccanismo finanziario europeo per garantire l’accesso a un aborto sicuro e legale, con una risoluzione in voto giovedì.

La settimana si chiuderà con una serie di voti politici di rilievo: dal rafforzamento della condizionalità sullo Stato di diritto nell’uso dei fondi UE, previsto per giovedì, alla risoluzione annuale su diritti umani e democrazia nel mondo, fino all’approvazione degli aiuti del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori licenziati in Svezia.

Le posizioni degli eurodeputati italiani, tema per tema

In merito agli ampi temi della plenaria dal briefing con i media organizzato dalla rappresentanza italiana del Parlamento UE sono emerse le posizioni degli eurodeputati italiani su alcuni dei voti più cruciali che caratterizzeranno la riunione della prossima settimana.

Sul cruciale voto riguardante il phase-out del gas russo, l’eurodeputato del Partito democratico (PD/S&D), Brando Benifei, ha indicato lo stop alle importazioni come uno dei voti centrali della plenaria dopo l’accordo raggiunto il 3 dicembre tra il Parlamento e il Consiglio UE e che pone fine a 57 anni di relazioni energetiche tra l’Unione e Mosca.

Durante il briefing i venerdì, l’eurodeputato della Lega (PfE) Paolo Borchia ha espresso la posizione critica della sua parte politica, sottolineando come il negoziato sia “stato condotto poco su basi tecniche e molto più su basi ideologiche”, definendo il testo scaturito dai negoziati “non entusiasmante” e richiamando l’impatto economico della misura che vedrà l’UE rinunciare a ingenti quantità di gas costringendo i Paesi a una difficile ricerca di alternative a prezzi competitivi”. Critico anche l’eurodeputato del Movimento cinque stelle (La Sinistra) Pasquale Tridico che ha collegato il dossier energetico alla dinamica del conflitto: “I segnali che si danno sia su riarmo che sul gas sia sugli asset che vengono utilizzati in modo improprio vanno nella direzione di creare una escalation ulteriore”.

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Per quanto riguarda invece i temi della sostenibilità, la due diligence e la deforestazione, l’eurodeputato del PD Benifei ha annunciato un voto contrario della delegazione italiana e del gruppo dei Socialisti e democratici chiarendo, osservando che “il risultato del trilogo è un grave allentamento da obiettivi che devono restare al centro dell’agenda UE”. Benifei ha aggiunto che “senza standard di sostenibilità sociale e ambientale adeguati questi obiettivi non possono essere raggiunti”. Una linea sostenuta anche dall’eurodeputato di Alleanza Verdi e Sinistra (Verdi), Leoluca Orlando, che ha parlato di “progressivo abbandono di quelli che erano i principi del Green Deal” e di “rinvii continui di quelli che sono le tappe previste”, citando “la devastante normativa sulla deforestazione” come esempio di arretramento.

Di segno opposto la posizione della Lega: Borchia ha definito l’Omnibus un voto che “darà una mano alle nostre imprese” e che rappresenta “un messaggio chiaro su quello che deve essere l’atteggiamento che l’UE deve affrontare a livello di approccio con il mondo delle imprese”. Tridico ha invece parlato di “regalo alle grandi aziende”, sostenendo che “è sostanzialmente una resa verso una deregolamentazione che abbasserà i diritti e porterà maggiori problemi per il ceto medio”.

Sul dossier ReArm Europe e difesa, Borchia ha ribadito le perplessità della Lega richiamando una posizione mantenuta anche a livello nazionale, esprimendo le perplessità del partito soprattutto in merito alla possibile riallocazione da fondi da progetti civili a militari. “Vista la fase particolare che il conflitto sta avendo in Ucraina non vorrei che prendessimo decisioni sbagliate”, ha osservato. Dal canto suo Tridico ha espresso una posizione nettamente contraria al progetto di riarmo europeo, sostenendo che tale approccio non “porterà maggiore pace”. Sulla stessa linea, l’eurodeputato Orlando che ha criticato l’approccio europeo parlando contestando lo spreco di risorse a causa del frazionamento per 27 Paesi, denunciando inoltre, “l’assenza di una diplomazia di pace”.

Un altro dossier caldo per gli eurodeputati italiani riguarda il dossier Mercosur e le salvaguardie agricole che vedrà l’esame di oltre 80 emendamenti. Benifei ha rivendicato il lavoro svolto insieme dalle commissioni Agricoltura e Commercio del Parlamento UE, sottolineando il cambiamento del testo originario che “aveva soglie di attivazione a tutela degli agricoltori troppo elevate” e che ha visto l’approvazione di “misure più realistiche per sostenere i settori che possono essere più sensibili”. Su questo tema, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia (Conservatori e Riformisti), Francesco Torselli ha sottolineato alcune lacune che a suo avviso caratterizzano il testo che verrà messo ai voti. Torselli ha indicato come richieste centrali della delegazione italiana di ECR “la reciprocità” e il fatto che le clausole debbano scattare in maniera automatica (in base al testo attuale decide la Commissione UE), osservando che la delegazione voterà la sua posizione finale a seconda di come andranno le discussioni “sui nostri emendamenti”.

Borchia ha confermato una posizione attendista della Lega, ammettendo che trovare un punto di caduta accettabile non sarà facile. Orlando ha ribadito che “la esigenza di tutelare i produttori agricoli italiani e UE è fondamentale”, ma che occorre verificare “come questo concretamente viene realizzato in sede di emendamenti e dibattito in aula”.

Sul settore automotive, dossier che riguarda da vicino l’Italia, l’eurodeputato Tridico ha legato il sostegno alle nuove proposte della Commissione a condizioni precise: “Se la Commissione presenterà nuovi investimenti, sostegno alle aziende, sostegno ai lavoratori e sostegno alla produzione di auto elettriche la appoggeremo. Il voto sarà contrario nel caso in cui la Commissione presentasse “la solita acqua fresca” riguardante la deregolamentazione e in sostanza la resa alle grandi aziende.

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