Il Parlamento europeo difende con fermezza la propria posizione sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’Unione europea. Sebbene alcuni Stati membri chiedano tagli, gli eurodeputati insistono per aumentare le risorse destinate ai principali programmi dell’Unione.

I negoziati sul QFP 2028-2034 entrano nella fase decisiva. È ormai trascorso più di un anno dalla presentazione, da parte della Commissione europea, della proposta per il nuovo bilancio pluriennale e sia la Commissione sia il Parlamento europeo vogliono concludere i negoziati entro la fine dell’anno, anche se è noto che sarà difficile riuscirci.

Se la proposta della Commissione prevedeva un bilancio pluriennale di dimensioni record, nella posizione adottata ad aprile il Parlamento europeo ha chiesto di aumentarlo ulteriormente. Ciò è però in contrasto con le aspettative di alcuni Stati membri. La Germania, per esempio, ha chiesto tagli fino a un quarto rispetto alla proposta iniziale della Commissione.

Cosa ha proposto la Commissione europea?

La Commissione europea ha proposto un bilancio di circa 1.800 miliardi di euro a prezzi costanti del 2025. La cifra di circa 2.000 miliardi di euro riportata in parte dai media tiene invece conto dell’inflazione prevista fino al 2034.

L’attuale QFP ammonta a circa 1.200 miliardi di euro. Sulla carta, quindi, ci sarebbero più risorse. In rapporto alle dimensioni dell’economia dell’Unione, tuttavia, la differenza è molto più contenuta.

Un quadro più preciso emerge confrontando il bilancio con il reddito nazionale lordo (RNL) dell’UE. Nel 2020 il bilancio rappresentava circa l’1,14% del RNL dell’Unione. Nella proposta della Commissione, questa percentuale sale all’1,26%.

Una parte consistente delle risorse dovrà essere destinata al rimborso del debito contratto nell’ambito del fondo per la ripresa Next Generation EU. Secondo i dati presentati, il solo rimborso di questo debito ammonterà a 149,3 miliardi di euro, pari a circa l’8,5% dell’intera proposta.

Escludendo i costi legati al servizio di questo debito, il finanziamento effettivo dei programmi dell’UE ammonta a circa l’1,15% del RNL. In questa prospettiva, l’aumento è molto contenuto: appena 0,01 punti percentuali rispetto al livello precedente.

Uno dei motivi della grande differenza nominale tra l’attuale QFP, pari a circa 1.200 miliardi di euro, e la nuova proposta, che si aggira intorno ai 1.600 miliardi, è l’elevata inflazione registrata durante l’attuale periodo di programmazione finanziaria.

Il bilancio dell’Unione viene infatti automaticamente indicizzato ogni anno del 2% attraverso il cosiddetto deflatore. Questo meccanismo, tuttavia, non riflette il reale livello dell’inflazione. Negli ultimi sette anni l’inflazione è stata significativamente superiore al 2% e il potere d’acquisto reale del QFP è diminuito di circa il 10%. Di conseguenza, tenendo conto dell’effetto dell’inflazione, l’attuale bilancio equivale oggi a circa l’1-1,02% del RNL dell’Unione europea.

Il Parlamento europeo vuole un bilancio ancora più grande

Gli eurodeputati chiedono invece di aumentare il bilancio di circa il 10% rispetto alla proposta della Commissione. Sostengono che oggi l’Unione abbia un numero maggiore di priorità e che la loro realizzazione richieda più risorse.

Il Parlamento europeo vuole inoltre che il rimborso del debito contratto per finanziare Next Generation EU sia escluso dai massimali del QFP. L’obiettivo è fare in modo che i costi del debito comune non riducano le risorse destinate ai programmi dell’Unione.

“Innanzitutto si tratta di trasparenza nei confronti dei cittadini. Attualmente sembra che l’importo finale sia destinato interamente al finanziamento dei programmi per i cittadini, mentre in realtà una parte consistente servirà a rimborsare il debito”, spiegano fonti del Parlamento europeo.

“In secondo luogo, con l’attuale bilancio abbiamo visto che il rimborso del fondo per la ripresa – in questa fase soprattutto il pagamento degli interessi – ha assorbito enormi quantità di risorse provenienti da altri programmi. Collocarlo al di fuori dei massimali del QFP è un modo per proteggere i fondi che producono effettivi benefici per i cittadini”, aggiungono le stesse fonti.

Il Parlamento europeo sostiene inoltre la necessità di proteggere i finanziamenti destinati alle politiche tradizionali. Si tratta soprattutto della politica di coesione, della Politica agricola comune (PAC) e del Fondo sociale europeo (FSE).

Nell’attuale QFP questi tre elementi rappresentavano circa il 60% del bilancio. Ora la loro quota scenderebbe al 44%. “Abbiamo quindi un forte cambiamento delle priorità. Avevamo già assistito a uno spostamento nei due precedenti QFP, ma su una scala molto più ridotta”, osservano le fonti del Parlamento.

Nella proposta della Commissione, le risorse aggiuntive dovrebbero essere destinate soprattutto a competitività, prosperità e sicurezza. Un aumento di circa il 10% è previsto anche per Global Europe, il programma di finanziamento dell’azione esterna dell’Unione, che comprende ad esempio gli aiuti allo sviluppo e il sostegno al processo di allargamento.

Garantire le risorse per agricoltura e coesione

Il secondo punto maggiormente controverso riguarda la suddivisione del bilancio pluriennale. La Commissione europea propone di introdurre i cosiddetti Piani nazionali e regionali di partenariato (NRPP), che ammonterebbero complessivamente a 946,4 miliardi di euro e rappresenterebbero il 53,7% dell’intero bilancio.

Secondo la proposta della Commissione, la Polonia riceverebbe oltre 123 miliardi di euro da questo fondo, diventandone il principale beneficiario.

Gli NRPP comprenderebbero, tra le altre cose, risorse per la politica di coesione, le aree rurali e il turismo (404,9 miliardi di euro, pari al 44,9% del totale), la Politica agricola comune e la pesca (262,8 miliardi, pari al 27,8%), nonché il rimborso di Next Generation EU e lo strumento EU Facility, una forma di riserva di bilancio.

Altre risorse sarebbero destinate, tra l’altro, alla migrazione e alla gestione delle frontiere (30,6 miliardi di euro, pari al 3,2%) e ad altri programmi.

Secondo fonti del Parlamento europeo, gli eurodeputati chiedono soprattutto di mantenere ai livelli attuali i finanziamenti per la politica di coesione e l’agricoltura, di garantire un finanziamento separato per il Fondo sociale europeo e di collegare strettamente l’erogazione dei fondi al rispetto dello Stato di diritto da parte degli Stati membri.

Più risorse per i programmi gestiti centralmente

Ma perché il Parlamento europeo vuole aumentare il bilancio oltre il tetto previsto dalla Commissione? Qui si arriva al secondo elemento importante della proposta della Commissione: il Fondo per la competitività (ECF). La Commissione vuole destinarvi 522,2 miliardi di euro, pari al 29,6% dell’intero bilancio.

L’ECF comprenderebbe soprattutto risorse per la transizione verde dell’Unione, la sanità, le biotecnologie, la digitalizzazione e la difesa. La quota maggiore sarebbe destinata a Horizon Europe, il programma europeo per il finanziamento della ricerca scientifica e dell’innovazione: 154,9 miliardi di euro, pari al 29,7% dell’intero ECF. Altri 115,7 miliardi di euro, pari al 22,2%, sarebbero destinati alla resilienza e alla sicurezza, compresi l’industria della difesa e la politica spaziale.

Le restanti risorse andrebbero, tra l’altro, alla digitalizzazione, alle tecnologie pulite e alla decarbonizzazione, alla sanità, alle biotecnologie e alla bioeconomia, nonché al programma Connecting Europe, lo strumento dell’Unione per il finanziamento delle infrastrutture di rilevanza europea. Al programma Erasmus+ andrebbero invece 36,2 miliardi di euro, pari al 6,9%.

Si tratta comunque di cifre superiori a quelle dell’attuale bilancio: per esempio, Horizon Europe riceverebbe il 63% in più e Erasmus+ il 30% in più. Il Parlamento europeo chiede tuttavia di destinare a questi programmi risorse ancora maggiori. Secondo quanto riferito da fonti del Parlamento, una proposta dettagliata in questo senso dovrebbe essere resa nota il mese prossimo.

Cos’altro chiedono gli eurodeputati?

Il Parlamento europeo vuole che il futuro QFP sia soprattutto un bilancio per gli investimenti, destinato alla realizzazione degli obiettivi comuni dell’Unione, e non la somma di 27 distinti capitoli nazionali.

Secondo la posizione del Parlamento, le risorse dovrebbero essere destinate là dove il finanziamento comune a livello europeo produce il maggior valore aggiunto.

Allo stesso tempo, Strasburgo individua nella difesa e nella competitività due nuove priorità importanti. Ciò, tuttavia, non comporterebbe l’abbandono delle politiche tradizionali, né dovrebbe avvenire a scapito della politica di coesione e della politica agricola, che rimangono elementi importanti del bilancio europeo.

Il Parlamento sostiene inoltre la semplificazione del sistema di gestione dei fondi, ma sottolinea che la semplificazione non può avvenire a scapito della trasparenza, della responsabilità e del controllo democratico sulla spesa dei fondi europei. Le nuove soluzioni dovrebbero continuare a consentire un efficace controllo e audit sull’utilizzo delle risorse.

Un altro elemento importante riguarda le nuove fonti di entrate dell’Unione, le cosiddette Own Resources, ossia le risorse proprie. Il Parlamento vuole che vengano adottate parallelamente al nuovo QFP.

Secondo gli eurodeputati, le nuove fonti di entrata dovrebbero garantire circa 60 miliardi di euro all’anno, contribuendo a finanziare le crescenti esigenze dell’Unione e il rimborso degli obblighi comuni senza aumentare proporzionalmente i contributi versati dai bilanci nazionali.

Alcuni Stati membri chiedono tagli

Nel frattempo, tra gli Stati membri si è chiaramente delineato un gruppo favorevole a ridurre le dimensioni del futuro bilancio europeo. Una posizione comune è stata presentata da Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia.

Questi Paesi ritengono che la proposta della Commissione sia troppo elevata e debba essere ridotta di alcune centinaia di miliardi di euro. La posizione più netta è quella della Germania.

Il cancelliere Friedrich Merz sostiene che, mentre i governi nazionali stanno contemporaneamente limitando la spesa nei propri bilanci, sia difficile giustificare un aumento così consistente del bilancio dell’Unione.

La Germania chiede di ridurre la proposta della Commissione di alcune centinaia di miliardi di euro e di spostare le risorse verso competitività, sicurezza e difesa. Berlino si oppone inoltre a un ulteriore ricorso al debito comune europeo come strumento per finanziare nuove spese.

Una posizione simile è stata assunta dalla Svezia, che chiede apertamente sia una riduzione delle dimensioni del bilancio sia una diminuzione del proprio contributo all’Unione. A settembre, la ministra svedese per gli Affari europei Jessica Rosencrantz ha dichiarato che la proposta della Commissione è troppo elevata.

Stoccolma vuole allo stesso tempo spostare le risorse verso sicurezza, difesa, competitività e sostegno all’Ucraina, indicando soprattutto la possibilità di ridurre i finanziamenti alla politica di coesione e ad alcune voci della spesa agricola.

Anche i Paesi Bassi fanno parte del gruppo di Stati che spingono per una riduzione della spesa. Il governo olandese chiede di mantenere i contributi degli Stati membri a un livello sostenibile e di modernizzare la struttura del bilancio.

Risorse proprie: cosa sono e cosa propone la Commissione

Per poter aumentare il bilancio oltre i livelli attuali e, allo stesso tempo, rimborsare il prestito contratto sui mercati finanziari per il fondo Next Generation EU, l’Unione ha bisogno di nuove fonti di entrata.

La soluzione dovrebbe essere rappresentata dalle nuove risorse proprie dell’Unione europea. Si tratta di entrate che alimentano direttamente il bilancio e consentono di finanziare la spesa europea, oltre ai contributi versati dagli Stati membri. Attualmente, questi ultimi rappresentano circa due terzi delle entrate del bilancio dell’Unione.

Le risorse proprie comprendono, tra l’altro, una parte dei dazi riscossi alle frontiere dell’Unione, una quota dell’imposta sul valore aggiunto e un contributo sui rifiuti di imballaggio in plastica, introdotto nel 2021 come prima nuova risorsa propria dopo decenni.

“Sia la Commissione sia il Parlamento sostengono che i risparmi non dovrebbero derivare da tagli ai programmi. Abbiamo programmi che funzionano, vediamo i vantaggi del mercato unico e la posizione del Parlamento è che non dovrebbero essere ridotti per rimborsare il debito”, spiegano fonti di Strasburgo.

Secondo la Commissione e il Parlamento, le nuove risorse proprie avrebbero quindi tre obiettivi: garantire il finanziamento delle vecchie e delle nuove priorità dell’Unione, rimborsare Next Generation EU ed evitare un aumento dei contributi versati dagli Stati membri.

Tra le risorse proprie proposte dalla Commissione europea figurano:

  • Entrate dal sistema ETS: una parte dei ricavi derivanti dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione verrebbe destinata direttamente al QFP.
  • Contributo sui rifiuti elettronici non raccolti: la nuova risorsa propria sarebbe calcolata sulla base della quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche usate che non vengono raccolte nell’ambito dei sistemi di gestione dei rifiuti elettronici.
  • Risorsa propria basata sulle accise sul tabacco: una parte delle entrate sarebbe collegata alle aliquote minime delle accise sui prodotti del tabacco.
  • Corporate Resource for Europe (CORE): un contributo annuale forfettario a carico delle imprese diverse dalle piccole e medie imprese che operano e vendono prodotti o servizi sul mercato dell’Unione e che registrano un fatturato netto annuo di almeno 100 milioni di euro.

Secondo le stime, tutte queste proposte dovrebbero generare complessivamente circa 44 miliardi di euro all’anno nel periodo 2028-2034.

Le proposte aggiuntive degli eurodeputati

Il Parlamento europeo propone inoltre tre proprie nuove risorse:

  • un’imposta digitale (digital levy), destinata principalmente alle grandi piattaforme e alle imprese digitali attive sul mercato dell’Unione;
  • un contributo sui servizi legati ai giochi e alle scommesse online;
  • un contributo sui guadagni in conto capitale derivanti dalle attività in criptovalute.

“Sono idee nuove, un po’ più creative, che escono dagli schemi tradizionali. Il Parlamento vuole mostrare in questo modo che esistono diverse opzioni sulle quali gli Stati membri potrebbero concentrarsi”, spiegano fonti del Parlamento.

Le nuove risorse proprie non godono tuttavia di un sostegno unanime all’interno del Parlamento europeo. La destra è particolarmente contraria: una parte consistente dei suoi esponenti sostiene che l’Unione dovrebbe cercare innanzitutto di ridurre la propria spesa anziché reperire risorse dalle tasche dei cittadini o delle imprese.

“Bisogna trovare dei risparmi, ma a Bruxelles non c’è un dibattito su cosa si potrebbe tagliare. La stessa Commissione ammette di spendere troppo, solo che non c’è modo di verificare i risultati delle sue attività”, aveva dichiarato a maggio l’eurodeputato polacco Bogdan Rzońca (PiS | ECR), membro della commissione Bilanci del Parlamento europeo.

I partiti di destra, come fatto presente dal francese Jordan Bardella, presidente di Rassemblement National (RN | PfE), chiedono di “ridurre le spese superflue, diminuire la burocrazia e i costi di funzionamento dell’amministrazione, smettere di spendere all’estero denaro di cui abbiamo bisogno in casa, proteggere i nostri agricoltori garantendo loro le risorse, combattere l’immigrazione illegale invece di continuare a sostenerla e investire in ciò che costruirà realmente la futura forza degli Stati europei”.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

, , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *