La legge contro l’antisemitismo ha diviso la sinistra italiana. Il Partito Democratico (PD | S&D), principale forza dello schieramento e primo partito di opposizione, non ha partecipato al voto in commissione parlamentare sul tema. Al centro della disputa c’è soprattutto la definizione di antisemitismo.
Il disegno di legge suscita emozioni sempre più forti in Italia. I suoi oppositori temono che l’adozione della definizione proposta possa limitare la libertà di espressione e rendere più difficile l’attività di persone e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei palestinesi.
Il progetto prevede l’inserimento nel diritto italiano della definizione di antisemitismo elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA). Tale definizione include anche alcune forme di critica nei confronti di Israele tra gli esempi di antisemitismo. È proprio questo passaggio a essere diventato uno dei principali punti di controversia.
Secondo i suoi oppositori, ciò potrebbe limitare la possibilità di muovere critiche legittime alle azioni dello Stato di Israele e favorire l’associazione tra gli ebrei e lo Stato israeliano.
Il PD chiede di modificare la disposizione. Secondo il partito, è necessario chiarire esplicitamente che la critica alle azioni del governo israeliano non può, di per sé, portare a un’accusa di antisemitismo.
Il Partito Democratico si è ritirato dal voto
Il PD non ha partecipato al voto di ieri (30 settembre) in commissione parlamentare. Una fonte del partito citata dall’agenzia Reuters ha riferito che il gruppo considera l’attuale definizione “divisiva” e ha chiesto alla coalizione di governo di destra di modificarla. Le possibilità che l’appello venga accolto, tuttavia, sembrano ridotte.
La capogruppo del PD alla Camera dei deputati, Chiara Braga, aveva già chiesto di modificare la disposizione. “Chiediamo alla maggioranza di ascoltare il nostro appello e di modificare questa definizione divisiva, indicando chiaramente che le persone che criticano le azioni del governo israeliano non possono essere accusate di antisemitismo”, ha dichiarato.
La stessa posizione non è però condivisa da tutto il partito. Durante un precedente voto al Senato, la maggioranza dei parlamentari del PD si era astenuta, ma alcuni esponenti avevano sostenuto il disegno di legge.
Tra questi c’è Emanuele Fiano, figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, che ha criticato la decisione del partito di non sostenere il progetto. “Non accetterò che la lotta contro l’antisemitismo venga presentata come un ostacolo alla possibilità di criticare il governo di Benjamin Netanyahu, l’esercito israeliano o la violenza dei coloni”, ha sottolineato.
Contrari il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra
Gli altri due elementi centrali del cosiddetto “campo largo”, ossia Movimento 5 Stelle (M5S | Left) e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS | Greens/Left) hanno votato contro la proposta di legge.
Sulla stessa guerra nella Striscia di Gaza, l’opposizione italiana si è divisa. Il PD ha condannato la violenza, ma ha mantenuto una posizione più prudente rispetto a M5S e AVS, che hanno accusato esplicitamente Israele di genocidio.
Il co-portavoce di AVS Nicola Fratoianni ha riconosciuto che, sul tema della lotta all’antisemitismo, sarebbe auspicabile che il Parlamento fosse unanime. Allo stesso tempo, ha ritenuto che l’attuale progetto debba essere modificato.
I sostenitori della legge sostengono che siano necessarie maggiori garanzie giuridiche alla luce dell’aumento dei casi di antisemitismo verificatosi dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza.
Secondo l’Osservatorio italiano sull’antisemitismo, lo scorso anno in tutto il Paese sono stati registrati 963 casi di antisemitismo. Si tratta di oltre il doppio rispetto al 2022.
Il disegno di legge dovrà ora essere sottoposto al voto finale alla Camera dei deputati.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

