Podgorica ha compiuto un passo significativo verso l’adesione all’Unione europea ponendo fine all’ingresso senza visto per i cittadini di Russia, Bielorussia, Cina, Arabia Saudita e Turchia. A partire dal 1º novembre, i cittadini di questi Paesi dovranno ottenere un visto per entrare in Montenegro, secondo quanto annunciato ufficialmente dal ministero degli Affari esteri.

La decisione segue un decreto governativo adottato il 23 luglio, che modifica il regime dei visti del Paese. Le autorità hanno descritto il provvedimento come un pieno allineamento alla politica europea in materia di visti, soddisfacendo uno dei principali criteri di chiusura del Capitolo 24 dei negoziati di adesione (Giustizia, Libertà e Sicurezza) e un impegno previsto nell’Agenda di Riforma del Montenegro. La misura consente inoltre di sbloccare circa 4 milioni di euro di finanziamenti nell’ambito del Piano di Crescita dell’Unione europea per i Balcani occidentali.

Per anni il Montenegro ha mantenuto una politica di ingresso relativamente aperta nei confronti dei cittadini russi, consentendo soggiorni fino a 30 giorni senza visto. Questo regime ha favorito un costante afflusso di visitatori verso la costa adriatica. Il turismo rappresenta circa un quarto del PIL montenegrino e costituisce il principale pilastro dell’economia, soprattutto nelle località costiere.

I turisti russi sono stati costantemente tra i principali mercati di provenienza, rappresentando spesso tra il 16% e il 20% – o anche di più – dei pernottamenti stranieri e facendo registrare negli ultimi anni circa 230.000 arrivi annui. Molti cittadini russi hanno inoltre acquistato immobili o ottenuto la residenza nel Paese, concentrando gli investimenti nei settori immobiliare, alberghiero e dei servizi lungo la costa.

Per un lungo periodo, il capitale russo ha avuto un peso particolarmente rilevante rispetto alle dimensioni dell’economia montenegrina, soprattutto nel mercato degli appartamenti di lusso, degli hotel e dei progetti immobiliari costieri. Tuttavia, le sanzioni internazionali e le tensioni geopolitiche successive al 2022 hanno già ridotto sensibilmente questi flussi di investimento: gli investimenti diretti esteri provenienti dalla Russia sono diminuiti drasticamente e il Paese è uscito dal gruppo dei principali investitori stranieri.

Nonostante ciò, la domanda turistica proveniente dalla Russia ha continuato a rappresentare una fonte importante di occupazione delle strutture ricettive e di spesa, soprattutto negli alloggi privati e durante le stagioni intermedie.

L’introduzione dell’obbligo di visto comporta quindi evidenti rischi economici. Gli operatori del settore avevano già avvertito che restrizioni più severe per alcuni importanti mercati orientali potrebbero ridurre gli arrivi e i pernottamenti, con possibili ripercussioni sull’ospitalità, sui trasporti e sull’occupazione stagionale. Alcune stime elaborate in precedenza ipotizzavano un calo di diversi punti percentuali del volume complessivo del turismo qualora i flussi provenienti dalla Russia e dagli altri Paesi interessati dovessero contrarsi.

Al tempo stesso, il governo sostiene che i benefici di lungo periodo derivanti dall’integrazione europea – maggiore accesso al mercato unico, riforme istituzionali e maggiori finanziamenti – compensino ampiamente gli effetti negativi nel breve periodo.

Per attenuare l’impatto della riforma, il ministero degli Affari esteri ha stretto una partnership con VFS Global, consentendo la presentazione delle domande di visto presso i centri già operativi in Russia e in diversi altri Paesi, con l’obiettivo di estendere successivamente la rete anche in Cina, Arabia Saudita, Bielorussia e altre località.

Le autorità hanno inoltre annunciato lo sviluppo di un moderno Sistema Informativo sui Visti, conforme agli standard dell’Unione europea e dell’area Schengen, nonché la futura introduzione di un sistema di visto elettronico (e-visa) per velocizzare le procedure e ridurre gli ostacoli per i viaggiatori legittimi.

Il Montenegro si è posto l’obiettivo di aderire all’Unione europea intorno al 2028. L’allineamento della politica dei visti rappresenta uno dei passi concreti richiesti lungo questo percorso.

Scegliendo di eliminare il precedente regime di esenzione dal visto per la Russia e per gli altri Paesi interessati, il governo montenegrino invia un chiaro segnale politico: l’integrazione europea viene considerata prioritaria rispetto alla tradizionale dipendenza dai flussi turistici e dagli investimenti provenienti dall’Est.

Resta ora da vedere se le misure di mitigazione saranno sufficienti a limitare le perdite economiche e con quale rapidità nuovi mercati turistici riusciranno a colmare l’eventuale calo degli arrivi nei prossimi anni.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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